ASSOCIAZIONE ARTICOLO 34 - «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI»
PERCORSO DEL PENSIERO UMANO IN FUNZIONE
DELLA DIDATTICA E DELLA SCRITTURA
Prof. Giuseppe Nibbi
Un secondo viaggio sul territorio del Romanticismo galante
7-8-9 ottobre 2026
IL TRADIZIONALE RITUALE DELLA PARTENZA
PREVEDE LA DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI
DEL PERCORSO DI STUDIO...
Ben tornate e ben tornati a Scuola! Ben tornate e ben tornati a frequentare un Percorso di Storia del Pensiero Umano in funzione della didattica della lettura e della scrittura, un’esperienza che dal 1° ottobre 1984 propone un tirocinio di Apprendistato cognitivo nell’ambito della Scuola pubblica degli Adulti e, quindi, questo è il 43° anno di attività.
E qualsiasi viaggio, reale o metaforico che sia, ha inizio come sapete con la partenza, e la partenza per un viaggio [la sua preparazione e il momento stesso del partire] corrisponde sempre a “un rito” e il nostro tradizionale “rituale della partenza” -che si ripete ogni anno, ma, per loro natura, i rituali sono ripetitivi - potrebbe risultare noioso se non fosse insostituibile perché la sua celebrazione è un atto necessario per conoscere la “natura didattica” e gli “obiettivi formativi” del Percorso che stiamo per intraprendere.
Il compito primario della Scuola è quello di promuovere “la coltura” in quanto il termine “cultura”, che deriva dal verbo “coltivare”, definisce prima di tutto il manifestarsi del fenomeno “dell’imparare a imparare”, e la Scuola si frequenta a ogni età, per tutto l’arco della vita, principalmente per questo motivo; siamo persone vitali fino a quando coltiviamo la volontà di imparare e, di conseguenza, prima di partire per un viaggio di studio ci dobbiamo sempre domandare: come si sviluppa il processo di Apprendimento per poterlo gestire in modo autonomo? Molte e molti di voi sanno già rispondere a questo interrogativo ma, in primis, le cose ripetute giovano all’Apprendimento - «repetita iuvant», dicevano i Latini - e poi i rituali sono ripetitivi e la partenza è un rito, un rito che invita alla riflessione.
L’Apprendimento [l’attività dell’imparare] si sviluppa attraverso sei azioni privilegiate - conoscere, capire, applicare, analizzare, sintetizzare, valutare - che non agiscono in ordinata successione come, in modo funzionale, le abbiamo ora elencate, ma operano insieme alla memoria attraverso una serie di rapporti simultanei condizionati da vari fattori. Alle dipendenze di queste “sei azioni cognitive principali” ce ne sono [per corroborarne l’efficienza] altre quaranta, le cosiddette azioni cognitive sussidiarie che ora non elenchiamo. Ebbene, una persona è capace a investire in intelligenza quando sa utilizzare al meglio le azioni cognitive [soprattutto le sei azioni principali] e, di conseguenza, nel corso di ogni itinerario, di ogni Lezione, ci eserciteremo come stiamo già facendo ad attivare queste azioni: quindi, si viene a Scuola per imparare a conoscere, a capire, ad applicare, ad analizzare, a sintetizzare e a valutare. Quindi, quando si entra nel sistema [nell’Officina] dell’Apprendimento permanente, piuttosto che farsi interrogare, ci si deve domandare: che cosa è utile “conoscere”, che cosa è necessario “capire”, come ci si deve “applicare” e che cosa significa sul piano dell’apprendistato cognitivo “analizzare”, “sintetizzare” e “valutare” per poter “investire in intelligenza” per dedicarsi allo studio, visto che “studium e cura”, in latino, sono sinonimi? E allora procediamo con ordine.
* Per investire in intelligenza è necessario “conoscere” il significato delle parole-chiave della Storia del Pensiero Umano, e nel corso di questi anni abbiamo conosciuto un ampio catalogo di parole-chiave: le parole-chiave danno forma ai paesaggi intellettuali rendendoli osservabili e intelligibili perché la parola crea.
* Per investire in intelligenza è necessario “capire” il significato delle idee-cardine della Storia del Pensiero Umano, e in questi anni abbiamo compreso, come idea di fondo, che “la condizione umana”, la qualità della vita degli umani, è stata influenzata negativamente dal mancato riconoscimento del diritto-dovere delle persone all’Apprendimento permanente, come se “apprendere” non fosse un diritto ma un lusso.
* Per investire in intelligenza è necessario “applicarsi” costantemente nell’esercizio della lettura quattro pagine al giorno per dieci minuti al giorno; e il termine latino LEGERE MULTUM significa: leggere poco per volta ma con cadenza regolare, usando la massima attenzione: l’acquisizione di questa buona abitudine quotidiana garantisce la possibilità di LEGERE MULTA, molte pagine nel giro di poco tempo; inoltre, è necessario anche “applicarsi” costantemente nell’esercizio della scrittura, quattro righe al giorno: si legge e si scrive per dare fluidità al processo di apprendimento. Ancora una volta, ma i rituali sono ripetitivi, ricordiamo che cosa scrive in proposito l’eminente studiosa dei meccanismi cerebrali Rita Levi Montalcini: «La lettura giornaliera di almeno quattro pagine di buona Letteratura e la scrittura di almeno quattro righe contenenti un pensiero autobiografico sono esercizi che preservano l’elasticità dei neuroni, le cellule del cervello, contribuendo al mantenimento della salute della persona». “Leggere e scrivere” sono, come sappiamo dall’attività di ricerca degli Osservatori preposti, due attività fortemente trascurate dalla stragrande maggioranza delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese: le persone che nella fascia tra i 18 e i 65 anni - la fascia “attiva” della popolazione - si dedicano costantemente a leggere sono il 13% e a scrivere sono l’11% e questo dipende soprattutto dal fatto che l’81% delle persone adulte non possiedono gli strumenti necessari per dedicarsi all’esercizio della lettura e della scrittura.
* Per investire in intelligenza è necessario “analizzare”, e questa azione consiste nel catalogare, nel mettere in ordine i pensieri che si formano ininterrottamente nella nostra mente: la mente di ogni persona produce pensieri a ciclo continuo e bisogna, oggi più che mai, evitare la confusione mentale imparando a gestire l’ordine mentale altrimenti la persona si ritrova ad avere “una testa ingorgata”, scrive Montaigne nei suoi Saggi.
* Per investire in intelligenza è necessario “sintetizzare”, un’azione che consiste nella scelta di uno dei pensieri - quello che ci sembra più significativo - che abbiamo catalogato nella nostra mente facendo l’analisi e scrivendolo in forma concisa, in modo essenziale: un pensiero contenuto in quattro righe scritte [per raccontare, per descrivere, per informare, per esprimere, per interpretare, per argomentare] dà forma a un oggetto concreto, “il testo”, in cui si manifesta la nostra attività intellettuale.
* Per investire in intelligenza infine è necessario “valutare”, e valutare significa essere consapevoli di sovrintendere all’iter del nostro percorso di apprendimento. Ciascuna e ciascuno di noi, itinerario dopo itinerario, deve domandarsi: «Quante parole-chiave ho conosciuto, quante idee-significative ho capito, ho letto quotidianamente alcune pagine con attenzione, quanti pensieri ha catalogato la mia mente, e di quale pensiero ho fatto la sintesi scrivendolo?».
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
In quale ordine di importanza - secondo le vostre esigenze di oggi - elenchereste questi obiettivi: conoscere le parole-chiave, capire le idee significative, applicarsi nella lettura, analizzare i propri pensieri, sintetizzare un pensiero scrivendolo, valutare il proprio apprendimento?... Non rinunciate a scrivere il vostro parere in proposito perché esercitarsi a scegliere serve per tenere il passo sull’itinerario dell’apprendimento...
Avete in mano e sotto gli occhi un fascicolo intitolato REPERTORIO E TRAMA ... che è lo strumento che ci consente di orientarci meglio sul nostro cammino per favorire l’azione di conoscere e di capire e, inoltre, ci propone un compito per sostenere l’azione dell’applicarci nell’uso dell’analisi, della sintesi e della valutazione.
A questo proposito [anche in relazione a questo oggetto cartaceo che deve essere stampato], l’Associazione Articolo 34, che ci permette di avere uno status giuridico, deve sostenere qualche spesa. Riceverete circa 150 pagine di REPERTORIO E TRAMA ... e questo materiale viene fotocopiato presso la Scuola “Francesco Redi” di Bagno a Ripoli e perciò è necessario versare un contributo a questo Istituto: lo scorso anno, così come l’anno precedente, il contributo versato alla Scuola è stato di 700 €. a fronte di una produzione di circa 28.000 pagine! Inoltre prevediamo di versare all’Associazione Il cuore si scioglie della Coop. un contributo di 1000 €.; poi prevediamo di donare un contributo all’Associazione AISLA [per la ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica], e di donare un contributo anche alla Cooperativa delle Donne dell’Associazione Mexiquemos. Inoltre l’Associazione Articolo 34 deve obbligatoriamente e ha già stipulato un’Assicurazione con un costo di 700 €. In questi anni per la copertura di queste spese, con l’approvazione dei gruppi scolastici, è stato versato un contributo volontario di 15 €. Sebbene sia necessario è comunque - come prevede la Statuto dell’Associazione - un contributo volontario, e dalla prossima settimana lo potete versare in questo contenitore sotto l’occhio vigile di Giuseppe Verdi. Inoltre, per incrementare la raccolta e per raggiungere gli obiettivi programmati ogni settimana, volendo, potete mettete “uno spicciolo” in questo altro apposito contenitore [blu, il colore delle energie intellettuali]: con questi gesti abbiamo sempre prodotto il materiale necessario e nel nostro piccolo abbiamo coltivato la solidarietà: ed è proprio sulla scia del verbo “coltivare” che continua la celebrazione del rituale della partenza.
Negli ultimi due anni abbiamo attraversato un’ampia parte del territorio del Romanticismo a cavallo tra il ‘700 e l’‘800, cogliendo due anni fa i tratti salienti che si sono sviluppati nell’area cosiddetta del “Romanticismo titanico” e lo scorso anno in quella definita del “Romanticismo galante”, un’area piuttosto vasta sulla quale stiamo per intraprendere un secondo viaggio. Nei due viaggi che abbiamo attuato siamo venute e venuti a contatto con tante opere di carattere letterario e filosofico, frutto della riflessione di molte autrici e autori, una riflessione dalla quale sono scaturite significative parole-chiave [portatrici di idee-cardine] che ancora condizionano la cultura contemporanea e queste parole-chiave, delle quali abbiamo studiato i significati, hanno dato forma al tradizionale Questionario di fine anno.
Il Questionario che abbiamo compilato al termine del Percorso dello scorso anno [al quale hanno risposto 116 persone] riportava tredici parole-chiave legate ad altrettante idee-significative che la coltura del Romanticismo ci ha lasciato in eredità e delle quali abbiamo studiato il significato e la loro valenza sul piano intellettuale: la parola “museo”, la parola “fascino”, la parola “naturalezza”, la parola “ritratto”, la parola “seduzione”, la parola “artificio”, la parola “incisione”, la parola “apprendistato”, la parola “catalogo”, la parola “realismo”, la parola “stampa”, la parola “opposizione” e la parola “corrispondenza”. Naturalmente queste parole, che riassumono ciò che abbiamo imparato durante il viaggio dello scorso anno, hanno assunto il ruolo di “categorie” direbbe Kant, che ci ha insegnato a utilizzare le categorie dell’intelletto per imparare ad apprendere; queste parole sono senza dubbio dei termini che propongono “un’azione educativa a vasto raggio” e siccome il pensiero e il linguaggio vanno di pari passo queste parole hanno assunto, e continuano ad avere, un ruolo di grande importanza. Quali sono i risultati delle nostre scelte? Leggete le parole.
il museo il fascino
la naturalezza la stampa il ritratto il catalogo la seduzione
la corrispondenza il realismo l’opposizione l’artificio
l’incisione
l'apprendistato
La parola che ha ottenuto più consensi è “museo”, seguita con un alto numero di consensi dalla parola “fascino” e questa scelta sembra essere un omaggio a Vivant Denon che ci ha accompagnato durante il viaggio scorso. Anche la parola“naturalezza” ha ottenuto un buon numero di consensi insieme alle parole “stampa, ritratto, catalogo, seduzione”, mentre le parole “corrispondenza, realismo, opposizione e artificio” sono state scelte un po’ meno e la parola “incisione” è stata scelta poco e, infine, la meno scelta è stata la parola “apprendistato”.
Su questi termini dobbiamo continuare a riflettere investendo in intelligenza e ragionando sulla potenzialità che hanno le Parole. Si sa che il diritto-dovere all’Apprendimento permanente è strettamente legato al tema della Parola [«In principio è la Parola»], e al fatto che l’uso delle parole deve essere ben insegnato: le parole sono preziose perché, come tante volte abbiamo detto, “la parola crea”, ed è attraverso la parola che si sviluppa il pensiero, ed è il linguaggio che rende fecondo ogni investimento in intelligenza.
La considerazione che possiamo fare guardando questo quadro riguarda ancora la figura di Vivant Denon perché se è vero che le due parole più scelte - il museo e il fascino - possono risultare un omaggio nei confronti di questo personaggio è lecito pensare che le due parole meno scelte - l’incisione e l’apprendistato - sono quelle su cui avrebbe maggiormente puntato l’attenzione. Vivant Denon è stato, come sapete, un grande incisore e per lui l’incisione non è solo una tecnica per creare riproduzioni della realtà ma è soprattutto un concetto: praticare “l’incisione” significa lasciare un’impronta, un segno, una traccia, un’orma, un tratto utile per favorire “l’apprendistato” intellettuale per esercitare il tirocinio necessario per imparare l’arte e metterla da parte.
Di conseguenza è d’obbligo in partenza riflettere sulla parola“apprendistato” in relazione all’esperienza di ciascuna e di ciascuno di noi.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Nella vita abbiamo avuto a che fare con tanti e diversi “apprendistati”... Quale tipo di apprendistato tra quelli che avete fatto volete ricordare?...
Scrivete quattro righe in proposito...
E ora, dopo aver celebrato brevemente la prima parte del tradizionale rituale della partenza, necessario per chiarire la natura e gli obiettivi del nostro Percorso, dobbiamo metterci in cammino: dove ci troviamo, come si configura il nostro punto di partenza e quale direzione dobbiamo prendere?
Il nostro viaggio precedente [come ricorderete] si è concluso a maggio in “una zona d’ombra” [e con queste estati sempre più calde stare all’ambra fa piacere]e abbiamo anche imparato che la parola-chiave “ombra” ha, nell’ambito della Storia del Pensiero Umano e della Letteratura, un’ampia gamma di significati: semioscurità, frescura, spettro, fantasma, spirito, simulacro, segreto, mistero, immagine vaga e figura indistinta, apparenza, velo, difesa, protezione, riparo. Il tema dell’ombra, in età romantica ma non solo, si presenta legato al tema della bellezza [sul quale abbiamo riflettuto e sul quale continueremo a riflettere, un tema complesso che è stato sempre al centro dell’attenzione in questi ultimi 2500 anni] al quale ora ci riallacciamo perché questo argomento si configura come il nostro punto di partenza, dal quale dobbiamo prendere il passo.
Johann Wolfgang Goethe [1749-1832], nostro compagno di viaggio in questi ultimi anni, ha utilizzato come ricorderete il tema dell’ombra in relazione al tema della bellezza in due opere delle quali abbiamo studiato la forma e il contenuto: il romanzo Le affinità elettive e il celebre poema del 1808 intitolato Faust. Una tragedia. Poi nell’ultimo itinerario del viaggio scorso abbiamo incontrato Adelbert von Chamisso autore del romanzo intitolato Storia straordinaria di Peter Schlemihl pubblicato nel 1814. Faust, come ricorderete, nel finale del poema omonimo piuttosto che il potere, la ricchezza e la fama chiede alle Ombre [agli Spiriti] la giovinezza e la bellezza mentre Peter Schlemihl è stato tentato dalla ricchezza credendo - dopo aver ceduto la sua ombra a un diavolo di seconda categoria - che con la ricchezza potesse comprare anche la bellezza e la giovinezza ma si sbagliava e, dopo essersi pentito, chiede alle Ombre [agli Spiriti] di riavere la sua ombra. Scrive Chamisso: «Peter Schlemihl possedeva un’ombra e perciò poteva farsi vedere alla luce del sole perché non è solo in virtù della luce che la persona possiede un’ombra, ma è anche attraverso l’ombra che la persona può mettersi in luce.». L’ombra, che nel Faust e in Peter Schlemihl assume una valenza metaforica, lì per lì sembra un oggetto insignificante da cedere senza farsi alcun problema, ma la sua presenza giustifica l’esistenza di chi la possiede e ne determina l’essenza: quindi, è l’ombra che dà la bellezza perché avvalora quanto sia bello esistere materialmente e avere un’essenza spirituale, intellettuale?
Il tema della bellezza contiene molte luci e molte ombre e, difatti, come abbiamo studiato nei viaggi precedenti, Friedrich Schiller [1759-1805], nostro compagno di viaggio in questi ultimi anni, nei suoi Trattati di estetica, che abbiamo studiato, scrive che la bellezza ha in sé e sa trasmettere “uno sguardo luminoso” che penetra nell’occhio della persona che guarda e, di conseguenza, nella mente e nel cuore della persona che osserva una cosa bella nasce un sentimento orientato al Bene. In questo caso, secondo la filosofia di Schiller, il termine “bellezza” è legato alle parole “bene, luce, ordine, calma, pace, tranquillità, equilibrio”, ma [come sappiamo] in area romantica non tutte e non tutti la pensano così: infatti c’è chi ritiene che l’effetto della bellezza su chi guarda produca una fascinazione, un coinvolgimento emotivo tale da procurare un turbamento dagli effetti misteriosi, enigmatici, perfino diabolici e, di conseguenza, assai pericolosi e, in questo caso, il termine “bellezza” si lega alle parole “inquietudine e ombra”.
In proposito, per esempio, secondo una riflessione contenuta in Memorie d’oltretomba di René de Chateaubriand (1768-1848), nostro compagno di viaggio in questi ultimi anni, il sorriso de La Gioconda di Leonardo [un’opera d’arte che ha consolidato la sua fama in età romantica per tutta una serie di motivi di cui abbiamo già parlato] è un sorriso bello, luminoso che trasmette l’idea del Bene oppure questo bel sorriso trasmette qualcosa di ombroso, che turba, che inquieta? Chateaubriand, a proposito di ombre si diverte a fare ironiche congetture, e sostiene con spirito beffardo, ma anche con una certa preoccupazione, che, per il verso in cui nel dipinto è messa la luce, un po’ di ombra, il corpo ritratto di Monna Lisa, la dovrebbe lasciare, ma non ne lascia [è un corpo senza ombra?] e [sostiene quel burlone di Chateaubriand] è meglio non indagare troppo anche se afferma ci sarebbe il materiale per comporre un romanzo esoterico in cui è dato immaginare che la modella abbia ceduto l’ombra al diavolo, travestito da pittore.
Ebbene, la questione sviluppatasi in età romantica riguardante la natura tanto luminosa e benevola quanto ombrosa e inquietante della bellezza ci si presenta in partenza: in proposito dobbiamo tener conto del fatto che gradualmente ha preso campo l’idea che la bellezza, in quanto fenomeno umbratile, crea turbamento, e i turbamenti sono forieri di pericoli perché contengono anche molte attrattive non spiacevoli sebbene rischiose, misteriose, enigmatiche, inquietanti: naturalmente di qui in avanti la Letteratura e la Filosofia ne hanno tratto vantaggio, e la parola-chiave “turbamento” [dopo un lungo cammino sui sentieri del Rinascimento] sviluppa, in età romantica, tutta la sua potenzialità di significati.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
La parola “turbamento” ha una vasta gamma di significati: smarrimento, agitazione, commozione, inquietudine, rimescolamento, scombussolamento, sconcerto, alterazione, scossa, disturbo, interferenza, scompiglio, angoscia, ansia, ansietà, confusione, emozione, impressione, trepidazione, cruccio, sbalordimento, concitazione, paura, preoccupazione, apprensione…
Quali di questi significati [non più di tre] mettereste per primi in questa lista?…
Il termine “turbamento” in che modo è entrato qualche volta nella vostra autobiografia?...
Scrivete quattro righe in proposito…
La parola “turbamento”, ricca di significati, emersa in corrispondenza al tema della bellezza, ci porta nell’ambito della didattica della lettura e della scrittura e, in proposito [sempre in funzione della celebrazione del rituale della partenza], leggiamo un brano di poche righe tratto dal romanzo I turbamenti del giovane Törless di Robert Musil, autore di una delle cattedrali letterarie del ‘900: L’uomo senza qualità.
Robert Musil, I turbamenti del giovane Törless
Il piccolo Törless infatti, quasi sin dal primissimo istante in cui il portone dell’istituto gli si era irrimediabilmente richiuso alle spalle, fu preda di una tremenda e cocente nostalgia che lo turbò profondamente. Non riuscivano ad avvincerlo né le lezioni né i giochi sugli sterminati e rigogliosi prati del parco e neppure le altre distrazioni che il convitto offriva agli allievi; lui vi partecipava pochissimo. Vedeva ogni cosa come attraverso un velo, e sovente anche di giorno faceva fatica a ricacciare in gola un singhiozzo ribelle; la sera, comunque, si addormentava inquieto sempre tra le lacrime. Quasi quotidianamente scriveva lettere ai suoi, e soltanto in quelle lettere egli viveva; qualsiasi altra cosa facesse gli appariva soltanto come un evento indistinto e insulso, tappe irrilevanti come le cifre delle ore sul quadrante di un orologio. Viceversa, quando scriveva egli avvertiva in sé qualcosa che evidenziava un nonsoché di esclusivo; come un’isola di soli e colori stupendi, qualcosa in lui emergeva dal mare di bigie sensazioni che giorno dopo giorno facevano ressa intorno a lui, lasciandolo freddo e indifferente. E quando, nei momenti della giornata in cui durante i giochi o le lezioni egli pensava che alla sera avrebbe scritto la sua lettera, era come se appesa a una catenina invisibile portasse celata una chiave d’oro con cui, quando nessuno vedeva, lui avrebbe dischiuso il cancello di giardini incantevoli. …
Avrete certamente notato il carattere quasi salvifico che Musil attribuisce alla scrittura, e possiamo cogliere in questo breve brano un incoraggiamento a scrivere quotidianamente quattro righe in quanto la scrittura ha un carattere curativo.
La celebrazione del rituale della partenza, come tutti i rituali che si rispettano, presuppone la lettura di almeno un brano che funge da antifona [che in greco significa “introduzione”]; su sollecitazione della parola “turbamento”, posta in partenza del nostro viaggio, sono ben due le antifone [i brani introduttivi e allusivi] che ci stimolano a prendere il passo: il primo, che abbiamo appena letto e sul quale dobbiamo riflettere, è tratto dal romanzo I turbamenti del giovane Törless , pubblicato nel 1906, di Robert Musil [nato a Klagenfurt nel 1880 e morto a Ginevra nel 1942]. Törless, il protagonista del romanzo [che l’autore presenta per cognome, e “Törless” è un termine allusivo che significa “senza porta, chiuso, riservato” che non permette a nessuno, se non alle lettrici e ai lettori, di forzare il suo carattere introverso], è un giovane che appartiene a un’ottima famiglia dell’impero austro-ungarico ed entra da bambino in un severo collegio militare dove impara, turbandosene, a crescere. L’atmosfera del collegio è infernale: è un luogo di frodi, di abusi, di voluttà e di sevizie dove emerge la pratica del bullismo, e questi aspetti rendono il testo di questo romanzo di stringente attualità. Törless è un bambino che quando entra in collegio, dapprima, come abbiamo letto, soffre per l’allontanamento dalla famiglia ma poi subisce anche “il fascino perverso e il torbido fuoco”, scrive Musil, di questo ambiente; ma gli intrecci contraddittori che si trova a vivere a contatto con i suoi “camerati più irrequieti” gli fanno capire, diventato adolescente, che esiste una differenza tra il bene e il male e che non ci si può lasciar ammaliare dagli istinti bestiali insiti nella coscienza di ogni persona e capisce che la violenza e la brutalità vanno tenute a bada con la ragione governata dall’intelletto e, quindi, reagisce.
Törless esce dall’esperienza del collegio psicologicamente più forte ma anche ferito nel suo intimo tanto che si avvia, sebbene ben preparato, a diventare “un uomo senza qualità”. La figura di Törless precorre il personaggio di Ulrich, il protagonista del grande romanzo di Robert Musil [pubblicato tra il 1930 e il 1943, che abbiamo incontrato, come ricorderete, nel maggio 2024 al termine del secondo viaggio sul territorio dell’Illuminismo] intitolato L’uomo senza qualità, una delle grandi costruzioni letterarie del Novecento, rimasta incompiuta al quattordicesimo capitolo del terzo volume: un’opera che si identifica con il crepuscolo del mondo legato alla città di Vienna, elegante e cosmopolita che, a cavallo tra l’800 e il 900, ha saputo trasformare il proprio declino in quella che è stata chiamata “una sorta di amara apoteosi dello spirito” [una situazione che ha arricchito notevolmente la Storia della Letteratura e del Pensiero Umano].
Ulrich, il protagonista dell’opera, è un ex ufficiale che viene eletto segretario di un comitato [il comitato dell’Azione Parallela, costituito per predisporre le celebrazioni dei 65 anni di regno dell’imperatore Francesco Giuseppe nel 1913]: è un uomo pieno di qualità ma è incapace di convogliarle in una direzione, verso uno scopo e, alla fine, le celebrazioni si risolveranno in un memorabile fiasco. Ulrich è vittima della propria intelligenza analitica e, quindi, «è una persona sensibile alle percezioni finissime », scrive Musil, e viviseziona la realtà dimostrando come le possibilità di realizzazione di una azione reale siano innumerevoli e, quindi, risulta impossibile cogliere l’essenza della realtà; dubita anche che la realtà possa avere una propria essenza in quanto è soggetta a un continuo processo di invenzione per cui non è mai qualcosa di compiuto. Questo concetto viene espresso attraverso il modo in cui Musil utilizza la scrittura con la quale compone un romanzo straordinario che si caratterizza per la sua incompiutezza perché deve risultare che il racconto può continuare all’infinito.
Musil, intorno a Ulrich, fa muovere tante storie e molti personaggi tra i quali si distingue quello della sorella Agathe, l’unica capace di interpretarne l’angoscioso carattere [e tra i due s’instaura un legame molto particolare]; sullo sfondo del racconto si palesa l’alta società absburgica del tempo, prigioniera delle proprie illusioni: sono dame, finanzieri, uomini delle Istituzioni, medici, artisti, generali che vivono in un alone di eros rarefatto e di strisciante follia e che oscuramente sanno di essere all’ultima recita …
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
In biblioteca potete richiedere I turbamenti del giovane Törless” di Robert Musil, e poi, volendo, potete [se non lo avete ancora fatto] avvicinarvi a L’uomo senza qualità, incuriositevi…
E qual è il secondo brano che funge da antifona di questo rituale della partenza?
Il secondo brano di poche righe, che stiamo per leggere,] che funge da antifona, sempre su sollecitazione della parola “turbamento”, posta in partenza del nostro viaggio, è tratto dal testo di un romanzo intitolato La trappola scritto da Delfino Cinelli, pubblicato nel 1928. Lo scrittore Delfino Cinelli è nato a Signa il 16 agosto 1889, in una famiglia benestante: suo padre Oreste è un imprenditore ed è il proprietario - insieme alla moglie, madre di Delfino, Diomira Bellini - di una nota azienda nel settore della paglia per la produzione dei celebri cappelli di paglia di Firenze.
Come sapete, “Il cappello di paglia di Firenze” è un oggetto che è anche entrato sul palcoscenico del Teatro: è del 1851 la farsa [il vaudeville in 5 atti] scritta da Eugène Labiche, con la collaborazione di Marc Michel, intitolata Un cappello di paglia di Firenze [Un chapeau de paille d’Italie, rappresentata in prima a Parigi il 14 agosto 1851 al Théâtre du Palais-Royal ottenendo un grande successo; sulla scia di quest’opera è stato girato anche un film muto nel 1928 diretto dal regista René Clair]. Da quest’opera ha tratto ispirazione Nino Rota [1911-1979] che, nel 1945, su Libretto proprio e di sua madre, Ernesta Rinaldi [ottima pianista e figlia del musicista Giovanni Rinaldi], ha composto la farsa musicale in 4 atti Il cappello di paglia di Firenze rappresentato con successo per la prima volta nel 1955 al Teatro Massimo di Palermo.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Sulla rete avete modo di allargare le vostre conoscenze in proposito, incuriositevi e poi ascoltate anche la canzone Il capello di paglia di Firenze interpretata da Odoardo Spadaro, e visitate il Museo Civico della Paglia di Signa...
Ma torniamo a Delfino Cinelli che, da ragazzo, frequenta il rinomato Liceo Cicognini di Prato e poi si dedica agli studi commerciali per occuparsi dell’industria di famiglia del settore della paglia; per l’azienda di famiglia viaggia molto in Europa [a Londra, in Svizzera, in Germania, in Francia] e in America del Sud e negli Stati Uniti [dove nel 1915, a Detroit, sposa France Hartz]: per questo acquisisce una mentalità legata al liberalismo democratico per cui quando nel 1925 in Italia s’instaura il regime fascista si apparta, acquista un’azienda agricola nei dintorni di Siena [La Spannocchia] e si dedica all’attività letteraria e muore prematuramente il 1° maggio 1942.
Cinelli è autore di opere significative: in poesia compone Le nove novene e in prosa oltre a La trappola scrive i romanzi Teatro per i giovani, Castgliòn che Dio sol sa, Calafuria, Cinquemila lire, Lucia e, grazie alla sua conoscenza dell’inglese, traduce in italiano per Mondadori una serie di Racconti di Edgar Allan Poe [la migliore e più diffusa traduzione insieme a quella di Elio Vittorini].
Ebbene, il romanzo La trappola di Delfino Cinelli [fatto lodevolmente ristampare nel 2017 dal Credito Cooperativo Agrario di Roma nella sua Collana letteraria] narra del marchese di Ciciano, Paolo Mortarelli, che s’innamora della bella e giovane Armida, moglie dell’oste del borgo di Ciciano detto Pulce e cacciatore di frodo il quale, venuto a sapere dei sentimenti del marchese, decide di eliminarlo, ma Paolo e il suo guardiacaccia Stefano - che ha giurato vendetta contro Pulce perché anni prima aveva subito da lui un’imboscata in bandita - preparano per Pulce una trappola con effetti tragicomici che rende godibile la lettura di questo testo composto con uno stile piuttosto raffinato e con una scrittura che mira a provocare una riflessione sugli effetti che generano i turbamenti umani: quali sono i turbamenti che agitano l’animo dei molti personaggi messi in scena dall’autore a cominciare dal marchese Paolo [generoso e romantico], dalla bella e giovane Armida [figlia di una vinaia di Via della Vigna Vecchia confinata da Firenze in un borgo di campagna], da Pulce [marito geloso e violento] e da Stefano [fedele al suo ruolo di garante delle regole]?
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
In biblioteca potete richiedere il volume del romanzo La trappola di Delfino Cinelli [per divertirvi a leggerlo], e poi, navigando in rete dove trovate molte immagini, fate visita a Ciciano [“Keikna” in etrusco e “Ilicitanus, bosco dei Lecci” in latino], frazione del comune di Chiusdino, in provincia di Siena, che vanta una chiesa parrocchiale del 1619, dedicata a Santa Maria Assunta, e delle sorgenti termali [Le Vene di Ciciano] e dove si pratica un antico gioco popolare [andate a scoprire di che cosa si tratta]; infine fate due passi in Via della Vigna Vecchia a Firenze per constatare tristemente che “le botteghe dei vinai” sono sparite per sempre, tuttavia, incuriositevi …
E ora leggiamo un brano di poche righe dal romanzo La trappola, come seconda antifona di questo rituale della partenza.
Delfino Cinelli, La trappola
Con le prime foglie gialle che turbinavano lungo le strade nel tramontano secco e polveroso, la contessa Elisa - perché il suo animo non cadesse preda di quei turbamenti che materialmente andavano anche manifestandosi nel ciclo stagionale della natura - se n’era andata, seguendo il saggio esempio degli uccelli migratori, verso un clima più docile. Non le piaceva di rientrare in città prima di Natale, come non era piaciuto ai suoi vecchi; ma, a differenza di quelli, che solevan trattenersi nelle campagne tutto l’autunno e il principio dell’inverno, per seguir da vicino la vendemmia, la svinatura, la semina e la colta delle ulive, ella preferiva dedicare quei mesi dello scorcio dell’anno, così malinconici in campagna da mettere inquietudine, a un viaggio o meglio a una serie di soggiorni, in luoghi pittoreschi, e in alberghi comodi e di moda. …
Anche noi stiamo per partire “seguendo il saggio esempio degli uccelli migratori” e, diversamente dalla contessa Elisa, vogliamo metterci in viaggio per continuare ad attraversare il vasto territorio del Romanticismo.
Quando si parte per un viaggio di studio si deve essere consapevoli del fatto che la persona saggia “sa di non sapere” [sa che deve coltivare la dotta ignoranza] e in questa affermazione [socratica e kantiana] è contenuto “il massimo grado di perfezione e di difficoltà”: di “perfezione” [téleios, in greco] perché la cosa migliore che la persona possa fare nella vita è quella di dedicarsi allo studio per dare completezza alla propria vita, e per darle un significato, e “la difficoltà” [àpistia, in greco] sta nel trovare sulla propria strada una Scuola in cui le nozioni vengano considerate un mezzo e non un fine.
Questa affermazione ci permette, nel momento in cui stiamo preparandoci per partire, di dire che nel corso del nostro viaggio noi avremo a che fare con molte nozioni, enumereremo molti dati, citeremo molte date, visiteremo molti luoghi, osserveremo molti paesaggi intellettuali, faremo conoscenza con molti personaggi, imbastiremo molti ragionamenti e rifletteremo su molti temi, ma, come dicono i manuali di tecnologia dell’Apprendimento, dei contenuti di un Percorso didattico [di un viaggio di studio] mentre lo si compie, in media oltre il 70% va disperso e all’incirca il 30% rimane in modo frammentato nella nostra mente. Ma questo non ci deve preoccupare [intanto abbiamo il REPERTORIO ... con tutti i dati di questa Lezione] e poi perché [come ben sapete, ma i rituali sono ripetitivi] lo scopo principale dell’Apprendimento non è quello di immagazzinare nozioni [le nozioni sono importanti e dobbiamo ritenere quelle utili] ma l’obiettivo consiste nell’esercitare la mente all’ascolto, alla selezione, alla catalogazione, alla penetrazione in profondità, con “lo spirito di finezza” come afferma Pascal, per favorire, come afferma Montaigne, la formazione di una testa ben fatta non di una testa ben piena.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Il materiale riguardante tutta l’attività didattica messa in atto in questo Percorso lo si trova contenuto su due siti: www.inantibagno.it e www.scuolantibagno.net…
Sui siti trovate il testo integrale della Lezione e potete ascoltare la registrazione della Lezione stessa; c’è inoltre una pagina facebook intitolata A scuola con Giuseppe...
Questi strumenti sono utili per favorire l’attività di studio, utilizzateli...
In questi ultimi anni abbiamo viaggiato soprattutto in Francia, in Gran Bretagna, in Germania e al termine del viaggio precedente a maggio ci siamo domandate e domandati: ma sul territorio italiano [che non è ancora uno Stato unitario ma è meta ambita per molte viaggiatrici e molti viaggiatori stranieri] che cosa succede dal punto di vista intellettuale, nel campo della Letteratura e della Storia del Pensiero Umano?
Ebbene, sul territorio italiano qualcosa succede proprio sulla scia della parola-chiave “turbamento” che rappresenta il nostro punto di partenza.
Ebbene, nel momento in cui si conclude la celebrazione del ripetitivo ma necessario “rituale della partenza” bisogna procedere con lo spirito utopico che lo “studio” porta con sé, consapevoli che - dal primo passo che facciamo in questo straordinario viaggio che è la vita - noi non dobbiamo mai perdere la volontà d’imparare anche quando, a volte, il cammino si fa faticoso e la strada è impervia. Ma voi sapete che, quando il cammino si fa faticoso e la strada diventa impervia, proprio allora i panorami che il Percorso ci offre risultano più significativi, e la loro visione sollecita la ragione a farsi illuminare dall’intelletto in modo che si possa percorrere la via dell’Apprendimento permanente con la necessaria consapevolezza tanto dei nostri limiti quanto delle nostre competenze.
E, quindi, per promuovere un tirocinio di Apprendistato cognitivo, la Scuola, in linea con l’Art.34 della Costituzione, è qui e il nostro percorso intellettuale sta per iniziare, e deve iniziare con un augurio: l’augurio di un buon viaggio di studio a tutte e a tutti voi!...
