ASSOCIAZIONE ARTICOLO 34 - «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI»
PERCORSO DEL PENSIERO UMANO IN FUNZIONE
DELLA DIDATTICA E DELLA SCRITTURA
Prof. Giuseppe Nibbi
In viaggio sul territorio del Romanticismo galante
20-21-22 maggio 2026
SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO GALANTE
S’INCONTRANO INTERESSANTI E INQUIETANTI ZONE D’OMBRA …
Questo è il quindicesimo itinerario e ultimo del nostro primo viaggio sul territorio del Romanticismo galante [perché ne è previsto un secondo]; quindici giorni fa abbiamo studiato le caratteristiche della famosa opera di Goethe intitolata Faust e abbiamo imparato che ci si salva solo se non si perde la volontà di imparare [ecco la retta via].
Nel testo di Faust di Goethe s’incontra un diavolo di prima categoria, Mefistofele, che possiede tutte le caratteristiche della tradizione medioevale: mantello rosso, piedi caprini, coda biforcuta, battute oscene, è privo di ombra; è soprattutto un serio oppositore di Dio e un accanito cacciatore di anime.
Nello stesso periodo in cui viene pubblicato il Faust di Goethe nel 1808 compare nel 1814 nella Storia della Letteratura anche un altro tipo di diavolo ben diverso da Mefistofele perché si tratta di “un povero diavolo” [e lo riconosce lui stesso] al quale non è rimasta alcuna caratteristica della tradizione medioevale, ma si presenta come un individuo dimesso, allampanato, vestito fuori moda, anzianotto, cosa inaudita per uno che promette anche l’eterna giovinezza. A questo diavolo manca persino il nome ed è una figura grigia, servizievole, un po’ stucchevole nel suo servilismo, è abituato anche a essere trattato male, è capace addirittura di arrossire ed è di conseguenza un diavolo per tutti i giorni, ordinario, scadente, mediocre, di seconda categoria [gli resta solo la prerogativa di essere privo di ombra]. Il pregio di questo povero diavolo è quello di comparire, insieme al protagonista che si chiama Peter Schlemihl [ed è “l’insidiato”], nel significativo romanzo intitolato Storia straordinaria di Peter Schlemihl scritto nel 1814 da Adelbert von Chamisso.
Adelbert von Chamisso è un altro personaggio significativo della storia della coltura europea discendente da una nobile famiglia francese originaria della Lorena, e si fregia del titolo di visconte; è nato il 30 gennaio 1781 nel castello di Boncourt nei pressi di Chalons-en-Champagne.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Con la guida della Francia e navigando in rete individuate la città di Chalons-en-Champagne, comune di circa 48 mila abitanti nel dipartimento della Marna nella regione del Grand Est; qui potete visitare la Cattedrale gotica di Saint-Étienne, la Collegiata in stile romanico-gotico di Notre-Dame-en-Vaux e la Sinagoga ebraica in stile ispano-moresco, incuriositevi...
Nel 1790 a causa degli avvenimenti della Rivoluzione francese, i membri della famiglia Chamisso si trasferiscono in Olanda e poi nel 1793 in Germania, nel 1796 si stabiliscono a Berlino e cominciano a frequentare la corte prussiana, il re Federico Guglielmo II e la regina Federica Luisa. A Berlino nel 1796 Adelbert s’iscrive al ginnasio francese, poi frequenta l’Accademia militare ma soprattutto comincia a scrivere poesie in francese. Nel 1798 entra nell’esercito prussiano in un reggimento di stanza a Berlino: per fortuna questo è un momento di scarso impegno per l’apparato militare prussiano e Adelbert si dedica intensamente allo studio e alla lettura delle Opere dell’Illuminismo [di Diderot, di D’Alembert, di Voltaire, di Rousseau] e delle Opere degli intellettuali tedeschi suoi contemporanei, in particolare di Wieland, di Jean Paul, di Goethe, di Schiller. Nel 1801 viene nominato sottotenente e decide di rimanere nel suo reggimento a Berlino mentre la sua famiglia rientra in Francia usufruendo del decreto di Napoleone che, nominato Primo console, concede ai nobili, non troppo coinvolti con l’Antico Regime, di tornare in patria.
Chamisso scrive in francese una sorta di poema intitolato Racconti in versi di un giovane esiliato anche se non si è mai sentito in esilio [la Germania è diventata la sua seconda patria]. Nel 1803, dopo aver fatto un lungo viaggio di studio in Francia, torna a Berlino e scrive in tedesco un dramma in un atto intitolato Faust e partecipa con impegno alla vita intellettuale tedesca: siamo nel pieno delle mille correnti dell’età romantica: Chamisso fonda con altri giovani scrittori l’Associazione della stella polare [Nord Stern Bund] che s’ispira al sentimentalismo e a elementi di natura titanica, ma anche ai temi della galanteria divulgando nella società attraverso la poesia le competenze galanti, cercando un giusto equilibrio tra ciò che vi è di naturale e di artificiale in queste competenze [il garbo, l’eleganza, la finezza, la distinzione, la gentilezza, la cortesia, le belle maniere, la civetteria, il fascino, la seduzione].
Chamisso può essere definito “un pendolare della cultura” [un personaggio di sintesi] perché va avanti e indietro tra la Francia, la sua terra d’origine e la Germania, la sua terra d’adozione: a lui viene spontaneo unire le caratteristiche del movimento titanico tedesco con quelle del movimento galante francese e gli viene spontaneo mescolare insieme le idee illuministe di Diderot e di Voltaire con quelle romantiche di Goethe e di Schiller. Chamisso, insieme ai membri dell’Associazione della stella polare, in particolare con Varnhagen von Ense, per l’anno 1804 fa stampare a sue spese l’Almanacco delle Muse [Musenalmanach che uscirà anche per l’anno 1805 e 1806] che raccoglie la produzione poetica di molti giovani scrittori oltre alla sua, e questa pubblicazione attira anche l’attenzione di Fichte che la loda.
Chamisso fa il pendolare tra Berlino e Parigi anche perché a Parigi, in questo periodo, intreccia una relazione amorosa con una giovane vedova Cérès Duvernay, ma, nel 1806, nubi fosche si affacciano all’orizzonte dell’Europa: in ottobre il reggimento di Chamisso lascia Berlino e si trasferisce in Assia, e dopo poco scoppia la guerra contro Napoleone che, da liberatore, è ormai diventato aggressore: questo è un momento terribile nella vita di Chamisso perché il fatto che la Francia e la Prussia [le sue due patrie] debbano farsi la guerra lo turba fortemente e chiede il congedo in quanto non se la sente di combattere contro i suoi compatrioti, ma il congedo gli viene negato. I prussiani vengono sconfitti dai francesi nella battaglia di Jena e Chamisso, che comunque combatte valorosamente, viene fatto prigioniero e condotto in Francia dove poi con l’armistizio viene rilasciato; tornato libero, scrive una favola intitolata Favola di Adelberto e, subito dopo, compone il racconto Il borsellino e il berretto magico di Fortunato. Nel 1807 ritorna a Berlino per dimettersi dall’esercito, la guerra non fa per lui [subisce anche un processo per aver dichiarato di essere pacifista, ma viene assolto] e ottenuto il congedo si dedica allo studio del greco per leggere le Tragedie in lingua originale.
Nel 1810 torna in Francia e ottiene, per un anno, una cattedra come professore di greco in un liceo della Vandea e, alla fine dell’anno scolastico, si sposta a Parigi dove conosce Madame de Staël [che abbiamo conosciuto anche noi] e ne diventa grande amico; lei lo invita nel suo castello di Coppet sul lago di Ginevra dove Madame de Staël, avversata da Napoleone, vive in esilio e il castello di Coppet [che abbiamo frequentato anche noi] è in questi anni un punto d’incontro di molte e molti intellettuali europei. Nel maggio 1812 Chamisso torna a Berlino e decide di dedicarsi agli studi scientifici e s’iscrive all’Università seguendo i corsi di botanica, di zoologia e di anatomia: in questo ambiente, come sappiamo, si coltiva anche un certo interesse [che ha un risvolto letterario] per la magia e per l’aspetto demoniaco della magia. Intanto nel 1813 vive un nuovo momento di profonda inquietudine perché è ripresa la guerra franco-prussiana e allora viene invitato a trasferirsi a casa del suo amico Julius Eduard Hitzig.
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Con l’enciclopedia e navigando in rete potete approfondire la conoscenza di Julius Eduard Hitzig, incuriositevi...
Perché è interessante [una cosa tira l’altra] conoscere Julius Eduard Hitzig? Julius Eduard Hitzig [1780-1849, appartenente a un’antica famiglia ebraica berlinese, una di quelle famiglie che hanno contribuito a fare grande la Germania sotto il profilo intellettuale] è un giurista, uno scrittore e soprattutto un editore e un animatore,con la sua casa editrice e la sua libreria, della vita letteraria berlinese: nel Circolo letterario di Hitzig, frequentato da Chamisso, da Hoffman, da von Kotzebue, da la Motte Fouqué, da Alexis, spicca la scrittrice Rahel Varnhagen [1771-1833], nata Levin, anch’essa di famiglia ebraica e poi convertita al cristianesimo col nome di Rahel Robert per poter sposare il biografo e diplomatico Karl August Varnhagen von Ense, e con l’ebraismo ha sempre avuto un rapporto piuttosto critico che ricorda quello di Irene Némirovsky. Rahel Varnhagen è autrice di un importante Epistolario, composto da oltre 6000 Lettere fatto pubblicare dal marito che risulta essere una miniera di informazioni, ed è stata la tenutaria di uno dei salotti letterari più importanti d’Europa in età romantica, che ha ospitato tutte e tutti gli intellettuali di quest’epoca. Rahel Varnhagen, al seguito del marito diplomatico, ha vissuto a Vienna, a Karlsruhe, a Parigi, a Francoforte sul Meno, ad Amburgo, a Praga, a Dresda e in ciascuna di queste città ha fatto diventare la sua casa un cenacolo intellettuale.
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Nel 1957 Hannah Arendt ha dato alle stampe un saggio-biografico scritto nel 1938, intitolato Rahel Varnhagen. Storia di una donna ebrea durante il Romanticismo che è stato pubblicato dal Saggiatore [Milano, 2017] tradotto in italiano da Lea Ritter Santini, incuriositevi...
Ebbene Chamisso nell’ambiente familiare di casa Hitzig si trova a suo agio e, per far divertire i figli della coppia che lo ospita, scrive un racconto intitolato Storia straordinaria di Peter Schlemihl, ispirandosi forse a un’antica leggenda iberica, senza rendersi conto di aver composto una delle opere più significative del Romanticismo. Poco dopo Napoleone [che era diventato il despota invasore] viene sconfitto a Lipsia e Chamisso, rinfrancato, riprende gli studi scientifici. Poi [siamo nel 1814] visto che il racconto Storia straordinaria di Peter Schlemihl è stato così apprezzato dai ragazzi di casa Hitzig, soprattutto da Antonie, la tredicenne figlia adottiva dei coniugi Hitzig, decide di pubblicarlo e con questo particolare romanzo ottiene subito un grande successo e una grande popolarità.
L’anno successivo, nel 1815, comincia a scrivere un altro romanzo, dal titolo Romanzo del barone von Vieren, un testo che resterà incompiuto. Nel marzo 1815 legge su un giornale la notizia che sta per partire una missione esplorativa russa sulla nave Rurik per fare il giro del mondo e studiare zone poco conosciute dai mari del Sud all’Oceano Artico: Chamisso fa domanda e viene aggregato alla spedizione. Nell’aprile 1815 la nave Rurik salpa dal porto di Amburgo verso l’America del Sud attraversa l’oceano Atlantico, doppia capo Horn e risale l’oceano Pacifico fino allo stretto di Bering e di qui naviga verso Sud e, fatto scalo a Manila, raggiunge l’Africa e dopo aver attraversato l’oceano Indiano rientra nell’oceano Atlantico doppiando il capo di Buona Speranza e dopo una sosta all’isola di Sant’Elena raggiunge Londra per concludere il viaggio a San Pietroburgo.
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Con un Atlante geografico che sarà certamente nella vostra biblioteca domestica, potete divertirvi a fare sulla carta questo viaggio, fate viaggiare la mente, incuriositevi...
Quando dopo tre anni il 31 agosto 1818 Chamisso torna a Berlino [in ragione di questo suo viaggio scientifico] riceve la laurea honoris causa in Scienze naturali e viene nominato vice-direttore dell’Orto Botanico di Berlino e custode dell’erbario regio. Nel settembre 1819 si sposa con Antonie, la figlia adottiva di Hitzig che nel frattempo ha compiuto diciotto anni, e da questo momento si dedica a scrivere soprattutto opere di carattere scientifico; compie anche dei viaggi di studio in diverse regioni della Germania e scrive un importante Trattato di botanica sulle piante spontanee e coltivate dell’Europa settentrionale; però compone anche un gran numero di poesie quasi tutte dedicate a sua moglie [che dà alla luce cinque figli]: uno dei suoi poemetti intitolato Amore e vita di donna del 1830 è stato musicato da Robert Schumann. Scrive anche una serie di opere teatrali e nel 1836 fa pubblicare il Viaggio intorno al mondo, il resoconto dettagliato del suo viaggio scientifico. Nel 1837 muore sua moglie Antonie e lui è così amareggiato che muore l’anno dopo il 21 agosto 1838.
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In rete potete ascoltare la composizione di Robert Schumann intitolata Amore e vita di donna per canto e pianoforte su versi di Adelbert von Chamisso, incuriositevi...
Adelbert von Chamisso sarebbe stato dimenticato se non avesse scritto il racconto Storia straordinaria di Peter Schlemihl che, tradotto in molte lingue, ha riscosso grande successo.
Che cosa rappresenta il personaggio di Peter Schlemihl? Peter Schlemihl è la persona insidiata dal “povero diavolo” che abbiamo incontrato all’inizio e anche lui è [tanto che viene a noia anche al diavolo stesso] un individuo banale, perdente, pasticcione, iellato: infatti, il cognome Schlemihl è imparentato con un termine yiddisch,la lingua, anche letteraria, degli ebrei mitteleuropei, e significa “sprovveduto, maldestro, incapace” [sfigato]. Il romanzo Storia straordinaria di Peter Schlemihl [di cui si consiglia la lettura fornendo una serie di precisazioni in proposito] è formato da undici brevissimi capitoli, ma prima che inizi la narrazione del racconto vero e proprio Chamisso come incipit ha inserito cinque strofe in versi dedicate alla figura immaginaria di Peter Schlemihl e i testi di tre brevi Lettere [la prima di Chamisso a Julius Eduard Hitzig (che abbiamo incontrato poco fa), la seconda di Friedrich de la Motte Fouqué (l’autore di Ondina) a Hitzig e la terza a Fouqué da parte di Hitzig]. Questo breve epistolario riguardante persone reali non è un’aggiunta artificiosa e superflua, ma è parte integrante dell’intreccio perché le notizie, i riferimenti, le allusioni contenute in queste Lettere [e nelle Note che ne accompagnano il testo] si rifanno a fatti realmente accaduti e sono elementi che servono per inserire una persona fittizia [un personaggio da romanzo, Peter Schlemihl] e una figura immaginaria [il povero diavolo a caccia di ombre] in un contesto che, alla lettrice e al lettore, possa sembrare reale davvero. I testi di queste tre Lettere creano una rete ben tessuta che tiene unita l’affabulazione fantastica con tutti gli elementi reali che contornano la vicenda, per cui riesce difficile afferrare esattamente dove inizia e dove termina la finzione narrativa: questa è una peculiarità tipica della Letteratura del Romanticismo che ha caratterizzato il modo di scrivere i romanzi dell’800 che non possono essere letti senza un’adeguata preparazione; il testo della Storia straordinaria di Peter Schlemihl mette bene in evidenza questo aspetto, per cui si tratta di un testo propedeutico.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Richiedete in biblioteca Storia straordinaria di Peter Schlemihl di Adelbert von Chamisso e, per cominciare, leggete con la dovuta attenzione i testi delle cinque strofe in versi e delle tre brevi Lettere con le Note esplicative posti all’inizio del racconto, incuriositevi …
Ora leggiamo il primo capitolo del romanzo diviso in tre brani, dicendo che è Peter Schlemihl, figura immaginaria con caratteri reali, che racconta in prima persona la sua storia “straordinaria” all’autore, che è persona reale e scrive utilizzando l’immaginario allegorico. Peter Schlemihl, racconta Chamisso, è un poveraccio in cerca di lavoro che, dopo essere sbarcato da una nave nel porto di una città, si presenta al ricco signor Thomas John con una Lettera di raccomandazione. Leggiamo.
Adelbert von Chamisso, Storia straordinaria di Peter Schlemihl
Dopo una traversata felice, ma per me comunque assai penosa, raggiungemmo finalmente il porto. Non appena toccai terra con la nave mi caricai dei miei pochi averi e, facendomi largo a fatica in mezzo a una folla brulicante, entrai nella più vicina e modesta casa davanti alla quale vidi pendere un’insegna. Chiesi una stanza, il garzone mi squadrò con una sola occhiata e mi condusse nella soffitta. Mi feci portare dell’acqua fresca e indicare con precisione dove potessi trovare il signor Thomas John: «Davanti alla porta a nord, la prima casa di campagna a man destra, una grande villa nuova, di marmo bianco e rosso, con molte colonne». Bene. Mi cambiai, mi misi in tasca la Lettera di raccomandazione, e mi avviai speranzoso finché scorsi le colonne della villa che risplendevano nel verde. «È qui, dunque» pensai. Mi aggiustai il fiocco, tirai il campanello e raccomandai la mia anima a Dio. All’ingresso, da parte del portiere, subii un vero e proprio interrogatorio ma infine ebbi l’onore di essere convocato nel parco dove il signor John s’intratteneva con una piccola compagnia. Riconobbi immediatamente l’uomo dalla sua pingue aria di sufficienza. Egli mi ricevette e, proprio come fa un ricco con un povero diavolo, si voltò persino verso di me senza peraltro distogliersi dai suoi amici e mi prese di mano la Lettera che gli porgevo. «Ah, ecco! Di mio fratello…è da tanto che non ho sue notizie. È in buona salute?… Laggiù» continuò rivolto alla compagnia senza neppure aspettare la mia risposta «farò costruire il nuovo edificio». Ruppe il sigillo senza interrompere il discorso che aveva per oggetto la ricchezza. «Chi non è padrone di almeno un milione» buttò lì «è, mi si perdoni la parola, un mascalzone!». «Oh, com’è vero!» esclamai con partecipazione e questo dovette piacergli perché mi sorrise dicendo: «Resti qui, caro amico, dopo ne parliamo». Si mise in tasca la Lettera e offrì il braccio a una giovane signora, e altri signori si fecero attorno alle altre belle dame, e fecero lo stesso. Ci s’incamminò verso la collina fiorita di rose. Io mi misi dietro a loro, senza riuscire importuno visto che alcuno si curava di me. La compagnia era molto allegra, si amoreggiava, si scherzava, si parlava di cose leggere con gravità e con leggerezza di cose gravi, e ci si prendeva gioco degli amici assenti. Ma io ero troppo estraneo per capire tutto ciò e troppo preoccupato per cogliere il senso di certi sottintesi. …
Nel parco della villa del signor Thomas John è presente un tipo dall’aria umile e trasandata che Thomas e i suoi amici trattano con grande indifferenza anche se costui tira fuori da una tasca stretta del suo abito antiquato una serie di beni materiali che mette a disposizione di coloro che ha intorno: ebbene, questo individuo malridotto è il diavolo a cui il signor Thomas John ha ceduto l’anima. Continuiamo a leggere.
Adelbert von Chamisso, Storia straordinaria di Peter Schlemihl
Avevamo ormai raggiunto il roseto. La bella Fanny ebbe il capriccio di spezzare un ramo fiorito e si ferì con una spina e la porpora del sangue le inondò la mano delicata. L’intera compagnia entrò in agitazione. Ci si affannò a cercare del cerotto inglese. Un uomo attempato, silenzioso, smilzo e allampanato, che non avevo ancora notato, infilò la mano nella stretta tasca della sua antiquata redingote grigia, ne estrasse una piccola borsa, la aprì, e con un inchino ossequioso porse alla dama quanto richiesto. Ella lo prese senza fare attenzione al donatore e senza ringraziarlo, la ferita venne fasciata, e si proseguì alla volta del colle, dalla cui cima si poteva godere un’ampia vista sul parco fino allo sconfinato oceano. La visuale era davvero sterminata e grandiosa. «A me un cannocchiale!» ordinò il signor John e, prima ancora che si mettesse in moto la servitù, l’uomo in grigio, con un inchino discreto, si era già infilato la mano in tasca, ne aveva tratto un bel Dollond e lo aveva consegnato al signor John. Questi, portandoselo subito all’occhio, informò la compagnia che vedeva una nave appena salpata dal porto. Il cannocchiale passò di mano in mano e non tornò in quella del proprietario; ma io guardai l’uomo con meraviglia, senza riuscire a capire come quel grosso strumento fosse potuto uscire dalla minuscola tasca ma nessuno però si curava dell’uomo in grigio. Vennero offerti i rinfreschi, la frutta più rara posta in preziosi vassoi. Il signor John con leggero distacco mi rivolse per la seconda volta la parola: «Mangi dunque; in mare, questo non l’ha certo avuto». Io mi inchinai, ma lui non se ne accorse, parlava già con qualcun altro. Ci si sarebbe volentieri accampati sull’erba di fronte all’aperto e ampio paesaggio se non fosse stato per l’umidità del terreno e qualcuno disse che sarebbe stato opportuno avere dei tappeti persiani da stendere lì. Il desiderio non era ancora stato espresso che l’uomo dall’abito grigio infilò la mano in tasca e con gesti discreti e umili si adoperò per estrarne un ricco tappeto persiano ricamato in oro che fu disteso dai servitori e tutta la compagnia vi prese posto senza tante cerimonie; e io, sbalordito, guardai nuovamente l’uomo, la tasca, il tappeto, il quale misurava più di venti passi di lunghezza e dieci di larghezza e mi stropicciai gli occhi senza sapere che cosa dovessi pensare soprattutto perché nessuno ci trovava niente di straordinario. Avrei chiesto volentieri chi fosse ma non sapevo a chi rivolgermi visto che ero in soggezione anche con i signori servitori. Finalmente mi feci animo e mi avvicinai a un giovane signore che mi sembrava di aspetto più modesto degli altri e che spesso era rimasto da solo. A bassa voce lo pregai di dirmi chi fosse quell’uomo servizievole con l’abito grigio. «Quello che sembra la cima di un filo sfuggito all’ago di un sarto?». «Sì, quello che sta da solo». «Non lo conosco» mi disse e s’allontanò mettendosi a parlare con un altro.
Il sole cominciava ora a essere più forte, facendosi fastidioso per le dame; la bella Fanny si girò con noncuranza verso il signore in grigio al quale, per quanto ne sapevo io, ancora nessuno aveva rivolto la parola, chiedendogli con leggerezza se per caso non avesse con sé una tenda. Egli le rispose onorato con un profondo inchino e subito mise mano alla tasca dalla quale vidi saltar fuori stoffa, pioli, corde, ferri: tutto l’occorrente per un magnifico padiglione. I signori più giovani aiutarono a distenderlo ed esso ricoprì l’intera superficie del tappeto senza che alcuno vi trovasse nulla di straordinario. Io mi sentivo a disagio e in preda a orribili sensazioni, quand’ecco che, appena espresso il successivo desiderio, vidi saltar fuori dalla sua tasca tre cavalli, tre morelli splendidi, con tanto di sella e finimenti. Roba da non credere. Per quanto impacciato e modesto mi apparisse quell’uomo, e per quanto ben poca attenzione egli ricevesse dagli altri, tuttavia la sua pallida figura da cui non riuscivo a distogliere lo sguardo mi divenne così inquietante da non poterla sopportare più a lungo. Decisi dunque di sottrarmi alla compagnia, cosa che, visto il ruolo insignificante che vi occupavo, mi apparve assai facile. Volevo ritornarmene in città e ritentare la mattina seguente la fortuna presso il signor John e, qualora ne avessi trovato il coraggio, chiedergli notizie del bizzarro signore in grigio. Ah, se mi fosse riuscito di svignarmela davvero così! …
Peter Schlemihl non ha capito che costui è il diavolo che gli si avvicina e gli chiede di cedergli la sua ombra in cambio della borsa magica di Fortunatus dalla quale si può attingere continuamente denaro in monete d’oro. Schlemihl è piuttosto sconcertato ma essendo povero in canna ed essendo consapevole di essere “un signor nessuno, un’ombra d’uomo” senza esitazione stipula il contratto. Procediamo nella lettura.
Adelbert von Chamisso, Storia straordinaria di Peter Schlemihl
Mi ero già felicemente spinto oltre il roseto giù per la collina, e mi trovavo in mezzo a una radura erbosa quando, temendo di essere sorpreso a camminare sul prato e non sul sentiero, mi gettai attorno uno sguardo furtivo. E quale non fu il mio spavento quando mi vidi alle spalle, diretto verso di me, l’uomo dalla giubba grigia. Raggiuntomi si tolse immediatamente il cappello con un inchino profondissimo quale nessuno mi aveva mai rivolto prima di allora. Non c’erano dubbi che volesse parlarmi e io non potevo certo impedirlo senza mostrarmi villano. Mi tolsi anch’io il cappello, m’inchinai a mia volta, e restai là sotto il sole a capo scoperto come abbarbicato al suolo. Lo fissavo terrorizzato come un uccello immobilizzato da un serpente. Ma anch’egli appariva imbarazzato; non alzando mai lo sguardo s’inchinò ancora ripetutamente, mi venne più vicino e mi rivolse infine la parola con voce bassa e incerta, quasi nel tono di chi chiede un’elemosina. «Il signore voglia perdonare la mia indiscrezione, se oso presentarmi a lei pur senza conoscerla ma ho una preghiera. Se mi facesse la grazia di consentire». «Ma per l’amor di Dio, signore!» lo interruppi impaurito. «Che cosa potrei mai fare per un uomo che …» e qui ci arrestammo entrambi. Dopo un attimo di silenzio egli prese nuovamente la parola: «Durante il breve tempo nel quale ho goduto della fortuna di trovarmi accanto a lei ho avuto modo, mi permetta di dirlo, di osservare diverse volte con inesprimibile ammirazione la bella, bella ombra che lei, con una certa qual nobile noncuranza e senza quasi farci caso, proietta di sé al sole, quella straordinaria ombra lì ai suoi piedi. Mi perdoni la richiesta, che è certo sfacciata; ma non sarebbe per caso disposto a cedermi questa sua ombra?» Tacque, e io che dovevo dire dell’incredibile proposta di comprare la mia ombra? Deve essere pazzo, pensai, e allora, con tono mutato e più adatto all’umiltà del suo, replicai: «Ma domando e dico, mio buon amico, la vostra stessa ombra non è forse già abbastanza?» Ma egli replicò subito: «In tasca però io ho qualcosa che al signore potrebbe apparire non del tutto privo di valore; per questa inestimabile ombra non c’è davvero prezzo che tenga» A ricordarmi di quella tasca mi vennero di nuovo i brividi nella schiena, e non seppi più come avessi potuto chiamarlo mio buon amico. Presi di nuovo a parlare, cercando con infinita cortesia di fare il possibile per accattivarmelo. «Signor mio, mi perdoni, ma non capisco che cosa lei intenda fare e come potrei mai cedere la mia ombra». Egli mi interruppe: «Io la prego solo di consentire che io prelevi immediatamente da terra questa nobile ombra e che me la prenda; come, è affar mio. Per contro, come segno della mia riconoscenza per il signore, le lascio la borsa dei desideri di Fortunatus». «La borsa di Fortunatus» dissi, e con quella semplice parola egli mi aveva catturato l’anima. Fui colto da un capogiro e davanti agli occhi mi balenò uno sfavillìo di ducati d'oro. «Il signore voglia degnarsi di ispezionare e sperimentare questa borsa». Si infilò la mano in tasca e ne trasse un borsellino di media grandezza in robusto cuoio di Cordova saldamente cucito, e me lo consegnò. Vi introdussi la mano e ne estrassi dieci monete d’oro, e altre dieci, quindi ancora dieci, e poi di nuovo altre dieci. Gli tesi subito la mano: «D'accordo! Affare fatto, per il borsellino vi cedo la mia ombra». L’altro annuì, si inginocchiò senza indugio ai miei piedi, e io lo vidi staccare piano piano da terra con mirabile perizia la mia ombra quant’era lunga, sollevarla, arrotolarla e piegarla, e infine mettersela in tasca. Quindi si alzò, mi si inchinò ancora una volta, e scomparve dietro i cespugli di rose. E là mi sembra di averlo sentito ridacchiare tra sé e sé. Ma io tenevo la borsa ben stretta per i cordoncini, tutt’intorno la terra era illuminata dal sole, e in me ancora non c’era coscienza dell’accaduto. …
Tutte e tutti noi vorremmo cedere la nostra ombra in cambio della borsa di Fortunatus, in fin dei conti: che ce ne facciamo della nostra ombra? Anche se, in effetti, la vista della nostra ombra certifica il fatto che il nostro corpo ha una sostanza e possiede una consistenza e, quindi, noi siamo consapevoli di avere un’essenza che, alla luce del sole, si proietta anche oltre noi stesse e noi stessi.
Dopo aver letto il primo capitolo di Storia straordinaria di Peter Schlemihl sappiamo che Peter, dopo aver ceduto la sua ombra al diavolo, può attingere continuamente denaro dalla borsa di Fortunatus e con i soldi tutti lo trovano spiritoso e intelligente e le donne lo considerano perfino attraente. Ma Peter Schlemihl, divenuto ricchissimo, si accorge che le persone danno una grande importanza a quell’ombra che lui ha creduto di nessun valore, e tutte le persone, quando si accorgono che lui l’ombra non la possiede, lo sfuggono sdegnate, e dovrà rinunciare anche alla sua amata Mina perché i genitori di lei non vogliono farla sposare con un essere “senza ombra” ma preferiscono darla in sposa al suo servitore, Rascal, che si è arricchito rubando il denaro di Peter e che, soprattutto, possiede una bella ombra sotto il sole.
Peter Schlemihl, allora, angosciato, vuole annullare il contratto perché rivuole la sua ombra, e il diavolo, quando torna a trovarlo dopo un anno e un giorno, consente a restituire l’ombra a Peter a una sola condizione: in cambio della sua anima, e che cosa fa Peter Schlemihl a questo punto? A questo punto bisogna interrompere il racconto della trama per invitare la lettrice e il lettore a procedere per conto proprio. Però, per un motivo riguardante la didattica relativa alla Storia del Pensiero Umano [Chamisso ha scritto un racconto filosofico] possiamo dire che di fronte alla nuova proposta del diavolo, l’anima in cambio dell’ombra, Peter si ribella, rifiuta il nuovo patto e, angosciato, getta via la borsa magica e decide di ricominciare tutto da capo e di intraprendere un viaggio di riparazione, di riscatto, di purificazione, di redenzione: da un fanciullo, con gli ultimi soldi suoi che gli sono rimasti, acquista un paio di vecchi stivali [gli stivali delle Sette Leghe? C’era una volta anche un gatto con gli stivali] e si mette in cammino.
Il viaggio di Peter Schlemihl costituisce il nucleo centrale del racconto e, attraverso la narrazione di tante avventure, Chamisso vuole tracciare il percorso di un itinerario di formazione intellettuale che possa servire per imparare a rispondere alle tentazioni. In questa idea narrativa, c’è anche un richiamo molto interessante al pensiero neoplatonico, una scelta che rimanda al concetto della “epistrophé,”, il viaggio di ritorno all’Uno di natura intellettuale. delle Enneadi di Plotino, come ricorderete.
La figura di Peter Schlemihl vuol essere la personificazione reale di chi ha ceduto e cede alle tentazioni e deve poi passare una vita intera a darsi da fare per riguadagnare l’integrità e per riacquistare l’equilibrio spezzato e, di conseguenza, dovendo affrontare molte peripezie è costretto all’isolamento e a fare pesanti rinunce: “l’isolamento” e “la rinuncia” sono due temi classici del Romanticismo e Peter Schlemihl, attraverso la rinuncia ai beni materiali superflui in nome di quelli essenziali, ottiene la sapienza [diventa un botanico e uno scienziato] e anche un po’ di saggezza [impara a riflettere come un filosofo]. E che cosa riserva il finale, non del tutto rassicurante, di questo racconto: Peter Schlemihl riuscirà a recuperare “l’ombra” che ha perduto per aver ceduto alla sete di ricchezza? Chamisso, in età romantica, dà al tema dell’ombra un significato esistenziale a beneficio della riflessione per invitare la lettrice e il lettore a dare loro dei significati a “l’ombra” e anche noi siamo chiamate e chiamati in causa.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
La parola “ombra” ha un’ampia gamma di significati: semioscurità, zona scura, luogo non soleggiato, fresco, spettro, fantasma, spirito, simulacro, segreto, mistero, immagine vaga, figura indistinta, apparenza, velo, difesa, protezione, riparo…
Quale di questi significati relativi al termine “ombra” mettereste in evidenza?…
La parola “ombra” – nell’ampia gamma dei suoi significati emergenti nel genere del romanzo - come entra nella vostra autobiografia pensando al fatto che nella vita ci sono luci e ombre ? ...
Scrivete quattro righe in proposito…
Il fatto che Chamisso nel testo di Storia straordinaria di Peter Schlemihl non abbia dato un preciso significato al termine “ombra” risulta positivo perché soltanto così l’ombra conserva il suo valore, restando sempre veramente “ombra” senza mai prendere corpo: difatti, se l’ombra prende corpo perde la sua natura. Più di una studiosa e di uno studioso, da Benedetto Croce a Italo Calvino, hanno scritto che Storia straordinaria di Peter Schlemihl è un piccolo capolavoro perché crea molto spazio per l’immaginazione ma anche una profonda riflessione sulla realtà. Il personaggio di Schlemihl conserverà sempre una sorta di misteriosa ambiguità che invita la lettrice e il lettore a riflettere tanto sull’utilità dell’ombra [ora che le estati diventano sempre più calde] quanto sulla sua valenza inquietante [per ciò che avviene nell’ombra]. E non è casuale il fatto che il Faust di Goethe, a cominciare dall’Urfaust [la prima versione della tragedia], abbia inizio con la parola “Ombre” che in questo caso è sinonimo di “Spiriti” in quanto il poeta, nella Dedica iniziale, saluta in versi velati di intensa malinconia le figure della sua giovinezza che gli appaiono in forma di “Ombre” [di Spiriti]che aleggiano attorno al lui [e vorrebbero che egli desse loro vita].
Allora leggiamo l’incipit dell’Urfaust: «Ombre fluttuanti che ai miei occhi mesti | nei primi anni appariste, eccovi ancora. | Conviene alfin che stavolta io v’arresti? | Incline a quel miraggio è il cuor tuttora? | Premete numerose. E sia! Da grigie vesti | di bruma uscendo, fate pur dimora; | giovanilmente il cuor batte veloce | Ombre fluttuanti fate, alla luce del sol, sentir la vostra voce.». E poi nel finale del Monologo di apertura del Faust, una tragedia [la versione definita] di Goethe [come ricorderete perché abbiamo letto questo testo nel corso dell’itinerario precedente] che cosa chiede Faust agli Spiriti, alle Ombre? Rileggiamo questo testo mettendo adesso in primo piano il termine “Ombre”: «Ombre [Spiriti], accanto a me, ora, aleggiar vi sento. Rispondete, Ombre [Spiriti], se mi udite: che cosa devo chiedere a voi, potere, ricchezza, fama? Oppure la giovinezza, oppure la bellezza? Sì, Ombre [Spiriti], sì la giovinezza! La giovinezza e la bellezza chiedo, o Ombre [o Spiriti], la giovinezza e la bellezza chiedo.».
La figura di Faust e il personaggio di Peter Schlemihl sono contemporanei: Faust piuttosto che il potere, la ricchezza e la fama chiede alle Ombre [agli Spiriti] la giovinezza e la bellezza! Peter Schlemihl è stato tentato dalla ricchezza credendo che con la ricchezza potesse comprare anche la bellezza e la giovinezza. Che cosa chiederebbe Peter Schlemihl dopo essere stato ingannato una volta? Probabilmente chiederebbe alle Ombre [agli Spiriti] di riavere la sua ombra.
È l’ombra che dà la bellezza? Scrive Chamisso: «Peter Schlemihl possedeva un’ombra e perciò poteva farsi vedere alla luce del sole perché non è solo in virtù della luce che la persona possiede un’ombra, ma è anche attraverso l’ombra che la persona può mettersi in luce.».
Questa riflessione rimanda al tema della bellezza, un tema fondamentale del Romanticismo che abbiamo ereditato in età contemporanea, che ora dobbiamo lasciare in sospeso ma che riprenderemo strada facendo. Il tema della bellezza contiene molte luci ma anche molte ombre, e sapete quante e quali ombre aleggiano intorno al tema della bellezza? E la bellezza possiede una propria ombra, e che natura ha l’ombra della bellezza? E, per concludere, devo raccomandarvi di controllare se avete ancora l’ombra e vi devo esortare a tenervela stretta perché non conviene concederla in cambio della ricchezza, della fama, del potere.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Richiedete in biblioteca Storia straordinaria di Peter Schlemihl di Adelbert von Chamisso, incuriositevi: perché non conviene concedere l’ombra ma merita salvaguardarla?...
In questi ultimi anni abbiamo viaggiato soprattutto in Francia, in Gran Bretagna e in Germania. A ottobre, prima di diventare cittadine e cittadini di Pietroburgo, ripartiremo dal territorio italiano sul quale qualcosa di interessante succede, con luci e ombre.
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E ora [per ordine del tesoriere] è bene conoscere il patrimonio dalla Associazione Articolo 34.
Con ciò che è stato raccolto, il patrimonio dell’Associazione è di 3069,64 € più i 67,34 € avanzati lo scorso anno fa 3136,98 €.
Abbiamo versato: 700 € alla Scuola Redi per la stampa dei REPERTORI...
Abbiamo devoluto: 1000 € all’Associazione Il Cuore si scioglie della Coop…
350 € all’Associazione AISLA per la ricerca…
250 € alla Coop delle Donne dell’Ass. Mexiquemos…
Per cui rimangono 836,98 € e di questi, 700 € sono necessari a settembre per rinnovare l’Assicurazione obbligatoria per le Associazionie, quindi, le finanze dell’Associazione sono in attivo [come prevede la Legge] di ben 136,98 € e, di conseguenza, anche se si assottiglia la partecipazione e diminuiscono le entrate, siamo fiduciosi di poter continuare a rispettare gli impegni per il prossimo anno.
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E, quindi, a ottobre ci rimetteremo in cammino sul territorio del Romanticismo “galante” dopo la pausa estiva utile per far crescere in noi la convinzione che non bisogna mai perdere la volontà d’imparare e, salvo imprevisti, secondo il Calendario che avete ricevuto ripartiremo il 7, l’8 e il 9 ottobre per la 43esima volta.
E, per concludere, plaudo al vostro impegno perché senza di voi non ci sarebbe stata la Scuola, e vi ringrazio perché senza la Scuola io non avrei potuto esercitarmi costantemente nell’esercizio dell’Apprendimento che è il tirocinio più utile per preservare la mente dal degrado cognitivo: di conseguenza, è bene [secondo l’art. 34 della Costituzione] che la Scuola ci sia e che i compiti delle vacanze siano stati assegnati [io li farò!]; infine, sono contento che, ancora una volta, possa augurare a tutte e a tutti voi una buona vacanza di studio perché lo studio è cura e il Pianeta che ci ospita ha bisogno di cura. Oggi ci si domanda spesso: che fare? Ebbene, oggi, più che mai, bisogna [bisognerebbe] costellare il territorio di Officine dell’Apprendistato cognitivo per proporre la Storia del Pensiero Umano in modo da far progredire i valori [derisi, vilipesi e umiliati] dell’Umanesimo [l’uguaglianza, la giustizia, la pace, la solidarietà e la misericordia].
E, quindi, per metterci in marcia su questa strada arrivederci a ottobre e buone vacanze di studio a tutte e a tutti voi!
