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SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO GALANTE EMERGE, IN RELAZIONE AL PENSIERO MAGICO, LA NOZIONE DI “CORRISPONDENZA” …

Lezione N.: 
14

ASSOCIAZIONE ARTICOLO  34 - «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI»

PERCORSO DEL PENSIERO UMANO IN FUNZIONE

DELLA DIDATTICA E DELLA SCRITTURA

Prof. Giuseppe Nibbi

In viaggio sul territorio del Romanticismo galante

6-7-8 maggio 2026

SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO GALANTE

EMERGE, IN RELAZIONE AL PENSIERO MAGICO,

LA NOZIONE DI “CORRISPONDENZA” …

     Questo è il quattordicesimo itinerario [il penultimo] del nostro primo viaggio [perché ne è previsto un secondo] sul territorio del Romanticismo galante e sappiamo che le intellettuali e gli intellettuali di quest’epoca, tra la meta del ‘700 e i primi decenni dell’‘800, rivalutando la cultura rinascimentale, si lasciano incuriosire dal tema della magia, la disciplina che studia le corrispondenze tra lo Spirito umano e i fenomeni della Natura (l’anticamera della Scienza).

     In Europa, tra la meta del ‘700 e i primi decenni dell’‘800, un consistente numero di studiose e di studiosi di formazione romantica [tutte le figure che abbiamo incontrato in questi ultimi anni nei nostri viaggi] ritengono che “la magia” sia una dimensione dello spirito con radici molto antiche e pensano che la lunga storia della disciplina magica vada studiata a cominciare dalla civiltà babilonese e da quella egizia. All’inizio dell’800 in Europa, ce lo ha ricordato Vivant Denon che ne è protagonista, scoppia una vera e propria “egittomania” che mette in luce prima di tutto i misteri della magia egizia; poi di cultura magica se ne trova una traccia profonda anche nella Letteratura biblica dell’Antico e Nuovo Testamento che è servita nel Rinascimento a molti scienziati, medici, artisti, scrittori e filosofi [ricordate Giordano Bruno e Tommaso Campanella?] per costruire, in ambito cristiano, un’esegesi favorevole, sebbene condannata dal tribunale dell’Inquisizione, nei confronti della disciplina magica [e dobbiamo abbeverarci alle fonti come hanno fatto, sulla scia dei filosofi rinascimentali, le studiose e gli studiosi in età romantica]. Fin dalle origini, prima ancora che il testo del Vangelo di Matteo al cap.2 riportasse che i Magi sono i primi testimoni autorevoli della nascita di Gesù in quanto “bambino divino”, è documentata l’esistenza di una corrente di tendenza magica all’interno dell’eterogeneo movimento che predica la risurrezione di Gesù di Nazareth: questa corrente esoterica trova riscontro nel testo di uno dei [35] Vangeli apocrifi, uno dei tre di cultura gnostica denominato Vangelo di Filippo, databile intorno al II secolo, un testo sottoposto all’esegesi di Giordano Bruno, di Tommaso Campanella e, in seguito, studiato con interesse dalle intellettuali e degli intellettuali romantici come Goethe, Schiller e Chateaubriand].

     Il Vangelo di Filippo è un’opera complessa, studiata da noi in altri contesti, che mescola insieme la cultura greca con elementi esoterici, coniuga il pensiero di Platone con la dottrina magica dell’antico Egitto e dell’antica Babilonia per cui: «Gesù Cristo è la gnosis, è la conoscenza divina personificata, è l’idea della Sapienza di Dio discesa nel mondo, è la via intellettuale che porta a conoscere Dio attraverso un rituale di natura magica.». Dio emana dentro la Natura dei segnali intellettuali, e il Vangelo di Filippo chiama questi segnali “congiunzioni” [sizigie] e, di conseguenza, si entra in rapporto con Dio captando questi segnali, queste emanazioni e attraverso un rituale liturgico “congiungendosi ad esse”. La figura di Filippo, protagonista del Vangelo apocrifo a cui dà il nome, corrisponde a uno sette diaconi della Chiesa delle origini ed emerge nel testo del capitolo 8 di Atti degli Apostoli, il primo catechismo della Chiesa di Roma fatto scrivere nel I secolo da Clemente Romano, il primo papa storico della Storia della Chiesa. Nel capitolo 8 di Atti degli Apostoli, dal versetto 9 al versetto 25, viene presentato il personaggio del “mago Simone” Simon mago, che tutte e tutti conosciamo. Con questo brano catechistico la Chiesa di Roma prende una posizione dottrinaria nei confronti della magia: pronuncia un ammonimento ma non emette una sentenza di condanna perché il tema della magia è uno di quegli argomenti con il quale la dottrina cristiana deve fare i conti. Nel brano del capitolo 8 [vv. 9-25] di Atti degli Apostoli la figura simbolica di Simon mago che, ascoltando la predicazione di Filippo, «credette e fu battezzato» entra a far parte della comunità cristiana in quanto mago e non gli si contesta di essere un mago e come dice il testo di «aver sconvolto molta gente con le sue arti magiche tanto da far pensare a tutti che in lui si manifestasse la grande potenza di Dio»; quindi, al mago Simone viene riconosciuto il merito di compiere delle straordinarie magie ma gli si contesta il fatto che lui voglia acquistare dagli apostoli Pietro e Giovanni il potere di infondere lo Spirito Santo: viene maltrattato a parole per aver considerato i doni gratuiti dello Spirito Santo come se fossero dei prodigi magici da elargire a pagamento e Pietro lo rimprovera duramente: «Va in malora tu e il tuo denaro [dice Pietro al mago Simone]  perché hai pensato che il dono di Dio si possa acquistare con i soldi, questo è il tuo peccato. Smettila di pensare ai soldi e prega il Signore perché ti perdoni l’intenzione malvagia che hai avuto di arricchirti, tu sei prigioniero della cattiveria.». Il testo di Atti degli Apostoli non fa dire a Pietro: Va in malora tu e la tua magia, vai al diavolo perché sei un mago, ma condanna il fatto che Simone voglia far soldi [questa è cattiveria] con i doni dello Spirito mentre come mago si faccia pure pagare: il suo peccato non è la magia ma è il lucro, e difatti come sapete la vendita dei doni dello Spirito verrà chiamato peccato di “simonia”. Di fronte a questo autorevole rimprovero il mago Simone si ravvede.

     La Chiesa di Roma rifiuta l’idea che l’opera dello Spirito Santo possa essere considerata magica e possa essere esposta sul mercato della magia: le opere dello Spirito sono doni gratuiti, sono frutti dell’Amore solidale [Agape] ma, contemporaneamente, nei confronti della disciplina magica e di chi la pratica gli Atti non esprimono una condanna e il mago Simone, in quanto tale, può rimanere nella Chiesa, e la magia, sebbene in modo ambiguo, continua a convivere con la cristianità.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

In casa vostra c’è sicuramente un volume della Bibbia e, quindi, leggete il testo dei  versetti dal 9 al 25 del capitolo 8 di Atti degli Apostoli, incuriositevi così come si sono incuriosite e incuriositi le intellettuali e gli intellettuali in epoca romantica …

     E durante il Rinascimento, tra le persone interessate alla magia, c’è come sapete Leonardo da Vinci la cui geniale personalità spicca in età romantica.

     Leonardo da Vinci nel suo Trattato della pittura, pubblicato postumo a Parigi nel 1651, scrive: «Mentre lo scultore s’affanna a penetrare nella rozzezza de la materia bruta, il dipintore, come vero mago, cerca le corrispondenze tra l’Anima della Natura e lo spirito dell’opera sua.». Che cosa intende dire Leonardo quando afferma che il pittore “come un vero mago” cerca “le corrispondenze” che intercorrono tra l’Anima della Natura, l’Anima del mondo, e lo spirito dell’opera creata dall’artista? Ebbene, di fronte a questo interrogativo le intellettuali e gli intellettuali romantici, anche sulla scia del mito, dai risvolti magici, nato in età romantica intorno al ritratto de La Gioconda, si sono messe e messi individualmente in ricerca riflettendo e componendo opere letterarie, scientifiche e filosofiche; tra costoro spicca la figura di un personaggio a noi noto Johann Wolfgang Goethe [1749-1832] che ha saputo cogliere e interpretare in chiave romantica le due nozioni principali del pensiero magico che il Romanticismo ha ereditato dalla cultura medioevale e rinascimentale: quali sono le due nozioni fondamentali su cui si basa il pensiero magico?

     La prima di queste nozioni è stata chiamata “simpatia cosmica” e si basa sull’idea che in ogni parte della Natura [nel mondo animale, vegetale e anche minerale] esistono attrazioni e repulsioni e “affinità elettive” fra i vari elementi naturali per cui si cercano oppure si respingono. La seconda nozione è direttamente collegata alla prima e riguarda “le qualità occulte” presenti nella materia, in Natura, perché la materia possiede delle proprietà nascoste da cui dipende la simpatia e l’antipatia tra i vari elementi ed è, quindi,  necessario conoscerle e catalogarle queste qualità. E siccome, secondo il pensiero magico rinascimentale e poi romantico, l’Universo è un grande Essere vivente si deve ammettere che possieda anche un’anima, e l’Anima del Mondo si presenta come uno Spirito [Pneuma] che pervade tutti gli oggetti che compongono la realtà: questo significa che, fra tutti gli oggetti presenti nell’Universo, anche lontani tra loro, esiste la stessa interdipendenza che c’è tra i vari organi del corpo umano e tra i vari fenomeni della natura per cui “tutto è collegato con tutto”; di conseguenza, attraverso il principio della “simpatia cosmica” esiste la possibilità di un intervento a distanza, e tutte le cose, anche quelle separate nello spazio, hanno tra loro rapporti continui e costanti. In quest’ottica, le persone che si dedicano alla disciplina magica [e siamo già sulla soglia della scienza sperimentale] studiano i fenomeni magnetici [la calamita], elettrici, chimici e trovano delle spiegazioni nell’ipotesi che ci siano delle forze attrattive e repulsive insite nella materia, così come tra l’acqua e lo zucchero, per esempio, esistono rapporti di simpatia, mentre tra l’acqua e l’olio di antipatia. Questo modo di pensare determina “il principio della corrispondenza” e sul territorio del Romanticismo, la parola “corrispondenza”, con l’idea che contiene, diventa “una chiave” in funzione della didattica della lettura e della scrittura.

     Ogni oggetto, in un determinato ordine della realtà, si avvale di una relazione particolare, di una affinità elettiva, con altri oggetti in altri ordini: per esempio alla rosa nel mondo vegetale corrisponde il leone in quello animale e una particolare pietra, il rubino, in quello minerale e un profumo particolare, l’acqua di rosa, e una determinata costellazione celeste e un certo pianeta e un certo tipo di persona e così via per cui in proposito vengono redatte mappe e tavole che sono dei veri e propri capolavori artistici e letterari, le cosiddette “mappe e tavole delle corrispondenze”.

     Vengono prodotte “le mappe cosmiche di medicina astrale” in cui la testa corrisponde all’Ariete, la gola al Toro, il cuore al Leone, i polmoni ai Gemelli, il bacino al Sagittario, lo stomaco al Cancro, il sesso allo Scorpione, i reni e il fegato alla Bilancia, le articolazioni al Capricorno, la milza alla Vergine, il sistema linfatico ai Pesci, le caviglie all’Acquario. Vengono prodotte “le mappe chiromantiche” per la lettura della mano, e mappe delle corrispondenze tra il mondo animale e quello vegetale.

     Il più famoso compositore di mappe e di tavole di corrispondenze è un personaggio poliedrico [scienziato, filosofo, drammaturgo, mago] che si chiama Giambattista Della Porta [Vico Equense 1535 - Napoli 1615] che merita di essere conosciuto con l’enciclopedia o sulla rete.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Utilizzando l’enciclopedia e la rete andate a conoscere Giambattista Della Porta, incuriositevi come ha fatto Goethe...   Voi pensate ci siano degli “elementi particolari” – un fiore, un minerale, un profumo, un astro, un animale, un segno zodiacale, un numero - che vi “corrispondono” positivamente e che favoriscono il vostro umore, il vostro comportamento, i vostri rapporti col mondo?... 

Scrivete quattro righe in proposito, componete una mappa o una tavoletta delle vostre “corrispondenze” …

     Che cosa impara Goethe dalla cultura rinascimentale in fatto di magia?

     Goethe è un grande catalogatore di fenomeni, è uno scienziato oltre che un poeta e questo intreccio tra poesia e scienza è produttivo dal punto di vista artistico; questa caratteristica della sua personalità lo porta a pensare che le proprietà nascoste della materia, pur con le loro caratteristiche di natura scientifica, continuano a mantenere un alone magico e, quindi, Goethe [come tutte le intellettuali e gli intellettuali romantici] nutre una forte curiosità per la magia e, in particolare, per un tema che deriva da questo fenomeno: il tema del diabolico e del demoniaco, che in età romantica prende campo e anche il sorriso de La Gioconda viene investito dall’idea della diabolicità.

     Abbiamo definito il concetto di “affinità elettive secondo i dettami della cultura magica, però questo concetto ha un corrispettivo sul piano scientifico perché questo fenomeno è stato studiato nell’ambito della chimica dallo scienziato svedese Torbern Bergman che nel 1775 ha composto un trattato intitolato Dissertazione sulle attrazioni elettive che spiega in che modo gli elementi si separano per unirsi a quelli più affini a loro.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Utilizzate l’enciclopedia e la rete per conoscere meglio lo scienziato Torbern Bergman, incuriositevi ...

     Ebbene, Goethe compone tra il 1807 e il 1809 il testo di un famoso romanzo intitolato appunto Le affinità elettive [che inizialmente aveva pensato come una novella da inserire nel romanzo Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister] in cui applica agli esseri umani il concetto delle attrazioni elettive [tanto in senso magico come avviene in epoca rinascimentale quanto in senso chimico come avviene in età scientifica settecentesca] per narrare la storia della crisi matrimoniale di una coppia di sposi: Eduardo e Carlotta, e nel IV capitolo del romanzo, dopo aver messo in scena questi due personaggi, espone chiaramente la teoria chimica delle affinità elettive come premessa dell’intreccio della vicenda. Scrive Goethe: «Delle sostanze che incontrandosi s’impadroniscono con rapidità l’una dell’altra e si fissano reciprocamente, noi diciamo che hanno affinità tra loro. Questa affinità è abbastanza sorprendente nelle sostanze alcaline e negli acidi che, nonostante siano in opposizione tra loro, si ricreano e si modificano e formano insieme un nuovo corpo. Così accade anche alle persone.». Nel romanzo accade che Eduardo e Carlotta, che si erano voluti bene da ragazzi, erano stati separati dai parenti con matrimoni di convenienza, poi, diventati vedovi, si sono rincontrati e sposati credendo di concludere un antico sogno d’amore; nel romanzo li troviamo contenti in un castello circondato da una vastissima proprietà, ma Goethe aggiunge: «Come le persone possono essere unite dai costumi e dalle Leggi, così nel regno della chimica vi sono intermediari per unire le sostanze che si separano: per esempio, si unisce l’acqua con l’olio per mezzo del sale alcalino. Non sono rari i casi in cui l’intima unione di due persone, che sembrava indissolubile, è stata distrutta dall’associazione accidentale di una terza secondo la Legge chimica delle attrazioni elettive.». E proprio secondo questa Legge avviene che Eduardo invita al castello un Capitano suo amico, e probabilmente, in relazione a questo invito, c’è anche un’inconscia stanchezza per l’idillio con Carlotta, la quale, a sua volta, invita Ottilia una ragazza rimasta orfana e rinchiusa in collegio: così si forma un quartetto [Eduardo, Carlotta, il Capitano e Ottilia] ed ecco che il fenomeno chimico delle affinità elettive si manifesta. Scrive Goethe: «In contatto tra loro queste quattro sostanze, queste quattro anime, questi quattro sistemi nervosi, rivelano le loro vere affinità, non quelle che erano state combinate dalle convenienze e dalle Leggi, e così Eduardo è sospinto verso Ottilia e Ottilia verso Eduardo e Carlotta verso il Capitano e il Capitano verso Carlotta, e finché la passione è ancora latente la vita in comune è un idillio sereno e rassicurante ma, a poco a poco, essi prendono coscienza della realtà e allora il conflitto si precisa in tutta la sua drammaticità». E il romanzo prende forma, ed è bene non raccontare la trama che, per chi non lo avesse ancora letto, è tutta da scoprire.

     Goethe naturalmente non si ferma al gioco dello scambio di coppia: vuole mettere in evidenza il comportamento dei protagonisti i quali, seguendo la dinamica [tanto chimica quanto magica] delle affinità elettive, decidono di infrangere l’ordine morale consapevoli del fatto che la loro condotta ha in sé, agli occhi della società, anche una componente demoniaca. Il romanzo scandalizza l’opinione pubblica di Weimar e scatena una polemica sul valore morale da dare a questo testo considerato un’apologia diabolica della negazione del matrimonio: Goethe ne approfitta per colpire ancora una volta l’aristocrazia cittadina che lui giudica gretta, bacchettona, ignorante e ipocrita, ed emette un comunicato sarcastico. Scrive Goethe: «Ho scritto questo romanzo per rappresentare da un punto di vista simbolico i rapporti sociali e i loro conflitti. E questa mia opera vuole essere un ritratto veritiero della società di quest’epoca, in particolare della classe sociale che ha in mano le redini politiche ma che preferisce venire meno ai doveri sociali e morali coltivando una soggettività dominata dal vuoto fantasticare e dal misconoscimento totale delle esigenze poste dalla storia. Ho minato la moralità di quest’epoca facendo apologia dell’adulterio? Il proporre tesi e offrire soluzioni non è compito del poeta ma il compito del poeta è quello di presentare delle ipotesi e di far riflettere su di esse. Uno dei motivi per cui ho scritto è quello di voler ricordare ai cristianissimi cittadini di questa città di buttare ogni tanto l’occhio su quel versetto del Vangelo che dice: “Chi guarda una donna, nel desiderarla, già ha commesso adulterio con lei”, e ho scritto perché tutti dobbiamo stare più attenti a dove gettiamo l’occhio. L’ispirazione poetica deve essere mossa soprattutto da un sentimento accorato per la problematicità a cui è esposta l’umana esistenza e da un sentimento di profonda pietà per il destino di dolore che scaturisce dal conflitto fra l’amore e il dovere. A me non interessa né negare né fare l’apologia del matrimonio ma sono piuttosto interessato a riflettere e a far riflettere sulle complicate alchimie che si determinano nelle relazioni umane, soprattutto nelle relazioni amorose. Quali rapporti ci sono tra i fenomeni chimici e le relazioni amorose? Quali attinenze ci sono tra le corrispondenze magiche e i legami amorosi? Quale relazione esiste tra gli influssi diabolici e le influenze amorose? E che ruolo gioca la Legge morale nelle relazioni amorose quando esplode la passione? Questi sono gli interrogativi su cui il poeta deve invitare a riflettere.».

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Quale di queste parole - simpatia, attrazione, intesa, reciprocità – mettereste per prima accanto al termine “affinità” ?...

Scrivetela...

     Goethe nel testo di Le affinità elettive mescola insieme, utilizzando il registro della poesia, tre componenti: una scientifica, una magico-demoniaca e una morale, e il tono della poesia di Goethe ha la caratteristica di essere dolce e malinconica; c’è nel romanzo un’atmosfera, all’interno della quale i quattro personaggi principali agiscono, arcana, magica che rende questo testo un grande territorio da esplorare.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Richiedete in biblioteca Le affinità elettive di Goethe, incuriositevi...

     Di Le affinità elettive ne abbiamo letto due brevi brani e ora, per concludere l’incontro con quest’opera, leggiamo quello che viene considerato il frammento più emblematico, le ultime tre righe del romanzo, che le studiose e gli studiosi hanno chiamato: «il finale in pianissimo di una levità senza peso angelicamente aleatoria»:  che significato ha questa affermazione? Leggiamolo questo brano simbolico.

Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive

Così riposano gli amanti, l’uno accanto all’altra. Pace aleggia sopra la loro tomba, sereni volti fraterni di angeli guardano dalla volta sopra di loro, e quanto amabile sarà il momento, quando un giorno, di nuovo insieme si desteranno! …

     Goethe, rivolto ai suoi detrattori, parlando del finale del romanzo Le affinità elettive che abbiamo letto, subito dopo la pubblicazione ha esclamato: «Che cosa si può volere di più cristiano?». Difatti questo finale presenta un catalogo di sentimenti romantici che hanno le loro radici nel cristianesimo: dalla pietà all’attesa della risurrezione. Goethe poi conclude il suo romanzo con un riferimento al valore dell’Arte: l’Arte accompagna il sentimento dell’attesa della risurrezione, e Goethe vuole che «i sereni volti fraterni degli angeli dipinti sulla volta della tomba nella quale riposano gli amanti, sulla quale aleggia la pace»  facciano pensare la lettrice e il lettore alle figure “vitali e alate” dipinte da Raffaello, da Botticelli, da Filippo Lippi, da Rosso Fiorentino, dal Beato Angelico, da Giotto, tanto per citarne alcuni.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Quante e quali figure di angeli - dipinti da questi o altri artisti - vi vengono in mente in questo momento?… Fate l’inventario: c’è un angelo o un gruppo di angeli [dipinti, scolpiti, raffigurati, descritti…] che vi piace particolarmente?… 

Scrivete quattro righe in proposito… 

     Anche Goethe come Chateaubriand non esalta la dottrina del Cristianesimo, ma nel testo di Le affinità elettive” ne decanta la capacità di aver saputo nei secoli ispirare la produzione artistica tanto su temi angelici quanto su argomenti demoniaci.

     La prosa poetica con cui Goethe scrive il testo di Le affinità elettive - ricca di penombre, di colori sfumati, di stati d’animo compositi, di intimità fluide e sfuggenti tipiche del sentimento umano - ha creato uno stile che ha influenzato la Storia della Letteratura, ripreso da molte autrici e molti autori: potremmo fare tanti esempi e, in proposito, tra gli scrittori italiani, dobbiamo citare Antonio Fogazzaro [1842-1911] che ha intitolato Malombra il suo primo romanzo pubblicato nel 1881. Una sera la protagonista del romanzo, Marina di Malombra, nel cassetto di un secretaire della propria camera trova una ciocca di capelli, un guanto, uno specchio e un biglietto con le ultime parole di una sua antenata, Cecilia, scritte in quella camera dove un marito geloso la tiene prigioniera per farle espiare una colpa d’amore. Sul biglietto c’è scritto: «Tu che ti troverai a leggere queste parole riconosci in te la mia anima sventurata» e Marina comincia a immaginare di incarnare in se stessa l’anima dell’antenata Cecilia e di dover ripassare per le fasi principali dell’esistenza di lei; ma a scapito di chi deve ancora leggere questo romanzo, non si può raccontare la trama in cui emerge anche il personaggio di Corrado Silla, in cui lo scrittore si identifica, e anche Fogazzaro [come Goethe, Schiller e Chateaubriand] è una persona divisa fra il richiamo dei sensi e il richiamo dei valori dello Spirito. Questa è una situazione che, in fin dei conti, riguarda tutte le persone, e sulla quale è bene riflettere: il confine tra l’angelico e il diabolico è labile.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Il tumulto passionale, lo slancio mistico e l’atmosfera magica sono i caratteri del romanzo “Malombra” di Antonio Fogazzaro che merita di essere letto: richiedetelo in biblioteca, incuriositevi…

     Ma c’è un’opera di Goethe in cui esplicitamente emerge [a fin di bene?] il tema demoniaco.

     Goethe, quando nel 1775 si trasferisce a Weimar, aveva già iniziato a comporre la prima parte di un dramma intitolato Faust: per la precisione questo primo nucleo è conosciuto nella Storia della Letteratura e della Filosofia con il nome di Urfaust [come dire: “Faust primordiale, originario”] ed è costituito da una serie di brevi schizzi drammatici in versi e in prosa; su questo materiale frammentario Goethe opera via via fino ad attuare ampie stesure, e ci lavora per circa sessant’anni.

     Nel 1808 il dramma esce in una prima edizione intitolata Faust. Una tragedia, ma questa redazione non è stata la definitiva perché costituisce solo la prima parte del dramma il quale, attraverso interruzioni e riprese, è stato condotto a termine soltanto nel 1831 pochi mesi prima della morte di Goethe ed è stato pubblicato postumo col titolo Faust. Seconda parte della tragedia in cinque atti. Quest’opera è molto complessa anche perché presenta varie cosiddette “stratificazioni liriche, concettuali e stilistiche” per cui è stata sempre considerata dalle studiose e dagli studiosi “un capolavoro anomalo, eterogeneo e disorganico”. In verità Goethe, fin dall’inizio, non ha avuto una chiara idea di ciò che questo dramma avrebbe dovuto essere: era attratto da questo tema che, da oltre due secoli, affascinava le intellettuali e gli intellettuali e, anche per questo motivo, la gestazione dell’opera è stata lenta e faticosa e intervallata da pause e lunghi arresti senza che la figura di Faust abbandonasse mai la sua mente.

     Ma chi è Faust? Faust è il nome di un personaggio al quale è legata una significativa Leggenda medioevale pre-esistente alla figura di Faust: il tema di questa Leggenda consiste nella vendita, con regolare contratto, dell’anima al demonio ed è una delle tante leggende create nei secoli dalla tradizione popolare e cantate dagli aedi e dai trovatori. In Germania questa Leggenda viene messa per iscritto da molti anonimi autori che temevano la censura, facendola combaciare con la storia di un personaggio realmente esistito e che ha fama di essere il più celebre dei maghi moderni: il medico tedesco Georg o Johannes Faust [1480 ca.-1536 o 1540]. Subito dopo la morte del dottor Faust comincia a circolare la voce che avrebbe venduto l’anima al diavolo in cambio della giovinezza e della bellezza insita nella giovinezza: sulla scia di questa storia il dottor Faust diventa il protagonista di molti racconti che sono stati raccolti per la prima volta in un volume [che ha riscosso uno straordinario successo popolare] intitolato Il libro di Faust ovvero Storia del dottor Johann Faust pubblicato anonimo in Germania nel 1587; e nel 1601 viene pubblicato a Londra il dramma La tragica storia del dottor Faust dello scrittore inglese Christopher Marlowe [1564-1593] uno dei grandi autori della Storia della Letteratura rinascimentale europea.

     La Leggenda di Faust giunge a Marlowe proprio attraverso la tradizione popolare tedesca e questa vicenda lo affascina per cui coglie subito l’occasione per sviluppare un tema nel quale emerge la volontà di potenza, la sete di sapere, l’attrazione per gli aspetti più cupi e demoniaci della personalità umana, il desiderio di piacere e di bellezza: questi aspetti “faustiani” sono anche gli ideali di vita di Marlowe il quale era di modeste origini [era figlio di un calzolaio] ma è stato capace di introdursi, spinto da una fortissima ambizione, negli ambienti politici e intellettuali londinesi facendosi notare ben presto come una delle personalità più provocatorie e anticonformiste del suo tempo; e per la sua fama di libero pensatore viene denunciato e condannato per ateismo e confinato nel villaggio di Deptford, nei pressi di Londra, dove muore durante una rissa in una taverna.

     Marlowe scrive i suoi drammi [La tragica storia del dottor Faust, Tamerlano il Grande, L’ebreo di Malta] con uno stile caratterizzato dalla violenza verbale e basato su un registro passionale che, nella seconda metà del ‘700, attira l’attenzione delle intellettuali e degli intellettuali romantici. L’irruenza che si sprigiona dai testi di Marlowe è spesso eccessiva e iperbolica però nei testi delle sue opere, in particolare nel dramma su Faust, emergono, così come nei drammi di Shakespeare, anche i toni di una riflessione più composta e approfondita sui limiti che, fatalmente, la Natura impone alla sete illimitata di conoscenza e di potere da cui è dominato l’animo umano.

     Il dramma in 5 atti dal titolo La tragica storia del dottor Faust di Marlowe ha una conclusione in linea con il genere tragico: Faust cede definitivamente la sua anima al demonio in cambio dell’amore di Elena, la più bella fra tutte le donne, evocata per lui da Mefistofele. Goethe conosce la Leggenda e la figura di Faust soprattutto attraverso l’opera rinascimentale di Marlowe.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Giocando con la fantasia e potendo stipulare un contrattino con il diavolo: voi che cosa chiedereste in cambio dell’anima?...

Scrivete quattro righe in proposito… 

     Perché Goethe è affascinato dalla figura di Faust?

     Il personaggio di Faust interessa a Goethe [che è anche un po’ allarmato per questo interesse] perché vende la sua anima al demonio per trascendere i propri limiti umani e inserirsi nell’ordine degli Spiriti, le Ombre, che reggono la vita dell’Universo. La prima versione di Faust rispecchia in sostanza una scelta esistenziale in un momento in cui il giovane Goethe è alla ricerca di una nuova religiosità titanica e demoniaca e vorrebbe uscire dal perimetro dell’ortodossia cristiana per entrare nell’ambito della dottrina magica in modo da venire in contatto con le forze insite nella Natura per intercettare le corrispondenze magiche che interagiscono tra l’Essere umano e la Natura. Sappiamo che Goethe è profondamente influenzato anche dalla cultura mitica greca e attraverso Faust s’identifica anche con la figura di Prometeo; ma mentre il Prometeo della tragedia [il Prometeo incatenato di Eschilo] opera entro i limiti di ciò che è terrestre ed è un personaggio sofferente ma orgogliosamente determinato e sicuro di sé perché vuole donare qualcosa di buono alla Terra, Faust invece cerca l’illimitato ed è perciò insoddisfatto e ansioso: Prometeo sente di appartenere alla Terra mentre Faust aspira a sollevarsi al di sopra della Terra e a entrare nella regione degli Spiriti, le Ombre, che vivono tra la Terra e il Cielo, e mira alla fusione del proprio Io con l’Universo. Goethe con il dramma di Faust vive la sua condizione di essere umano limitato e l’opera di Goethe è stata avvicinata con le dovute proporzioni alla Commedia di Dante: come la Commedia di Dante anche il Faust è al tempo stesso una tragedia umana e una sacra rappresentazione, ma mentre la Commedia di Dante esprime la profonda e armoniosa unità del mondo medievale consapevole che la salvezza viene da Dio, il Faust di Goethe rivela il travaglio dell’anima rinascimentale di fronte alla frammentazione del mondo moderno [chi porta la salvezza nel mondo?] e rivela i vari aspetti della crisi di valori che investe l’Europa.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Il primo passo da fare in funzione della didattica della lettura e della scrittura è quello di richiedere in biblioteca il volume di “Faust. Una tragedia” di Goethe e di leggere le prime dieci pagine, incuriositevi...  

     Il dramma di Goethe inizia con un Prologo teologico-metafisico che descrive una scena che l’autore fa svolgere in cielo, e la scena è interpretata da Dio e da Mefistofele. Leggiamo le prime battute di questo famoso Prologo.

Johann Wolfgang Goethe, Faust. Una tragedia

Dio chiede a Mefistofele notizie del mondo e Mefistofele risponde: «Non so dir nulla, o Signore, di mondi, di soli; osservo solamente come gli umani si affatichino. Il piccolo Dio del mondo (l’essere umano) è sempre tale e quale, e sempre strambo come il primo giorno. Vivrebbe un po’ meglio se tu, o Signore, non gli avessi dato una parvenza di luce del cielo. La chiama ragione e se ne serve unicamente per essere più bestiale di ogni altra bestia». Il Signore risponde a Mefistofele: «Eppure c’è un uomo, Faust, su cui si può fare affidamento e, anche se ora mi serve in modo un po’ disordinato, lo condurrò presto verso la chiarezza». Mefistofele allora propone un patto ponendosi in gara temeraria col Signore: «Che cosa scommettete, o Signore? Scommettiamo che perderete anche quest’essere umano, se mi permettete di condurlo, poco alla volta, sul mio sentiero?». E il Signore risponde: «D’accordo! Ti sia concesso! Svia questo spirito dalla sua prima fonte e, se ti riesce di sedurlo, conducilo pure giù con te, sul tuo sentiero. Ma vergogna a te se tu dovrai ammettere che un uomo buono è, sempre, nel suo oscuro istinto, conscio della retta via e, nonostante tutto, sempre pronto a cercarla, la retta via.» …

     Il Prologo di Faust di Goethe contiene il celebre patto tra Dio e il Diavolo [Mefistofele], e Dio alla fine risulta vincitore: Faust al termine della vita si salva perché, nonostante tutto, ha trascorso l’esistenza sempre in ricerca della retta via, e anche se non la trova persevera nella ricerca e, quindi, è predisposto al bene, e di conseguenza anche Mefistofele, senza saperlo e senza volerlo, asseconda i disegni di Dio e diventa partecipe della sua opera di salvezza, e nella storia della salvezza, pensa Goethe, anche il diavolo diventa necessario. Da questo momento l’essere umano è avvertito: tutto l’Universo è pervaso da una travagliata volontà di ricerca, ed è questa travagliata volontà di ricerca che regge e vivifica il Mondo, senza questa volontà e senza questo travaglio, secondo il pensiero di Goethe, il Mondo non sarebbe più il Mondo, e l’Essere umano non sarebbe più l’Essere umano.

     La tragedia ha inizio con il celebre Monologo di Faust. Faust è un sapiente che, pervenuto all’età matura, constata il fallimento della propria vita: ha studiato a fondo filosofia, giurisprudenza, medicina e anche, “purtroppo” lui dice, teologia e si accorge di non sapere niente di niente. Perciò si propone di avviarsi con l’aiuto della magia sul cammino della conoscenza intuitiva per mezzo della quale gli si sveleranno, lui spera, i misteri della vita e l’essenza della Natura e per questa via egli conta di giungere alla chiarezza e a fare luce nel proprio intimo in modo da poter essere in grado di percepire “il senso della bellezza”. Anche nel testo di Faust domina il tema, che anche a Goethe come a Schiller e a Chateaubriand sta particolarmente a cuore, della bellezza con la sua valenza biforcuta in quanto la bellezza [come sapete] ha “uno sguardo benevolo” che entra nell’occhio che guarda e fa nascere un sentimento orientato al bene ma la bellezza ha anche “uno sguardo inquietante” che produce una fascinazione, un coinvolgimento emotivo, un turbamento dagli effetti misteriosi, enigmatici, perfino diabolici e di conseguenza assai pericolosi. Nel testo di Faust si rispecchia il momento in cui il pensiero critica sé stesso e vorrebbe superare le propria astrattezza, vorrebbe creare strutture concrete, utili e buone per migliorare le condizioni dell’Umanità sofferente.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Il secondo passo da fare in funzione della didattica della lettura e della scrittura è quello di leggere sul volume di Faust. Una tragedia di Goethe il testo del celebre cosiddetto “Monologo di Faust”, incuriositevi...  

     Ora leggiamo le prime battute del celebre Monologo iniziale di Faust.

Johann Wolfgang Goethe, Faust. Una tragedia

    NOTTE

Angusta stanza gotica con la volta a sesto acuto. Faust, inquieto, siede davanti al leggìo.

   FAUST

… Ed ho studiato, ahimè, filosofia, giurisprudenza nonché medicina: e anche, purtroppo, teologia. Da cima a fondo, con tenace ardore. Eccomi adesso qui, povero stolto; e tanto so quanto sapevo prima. Mi chiamano Maestro: anzi, Dottore.

Son dieci anni che vado prendendo per il naso i miei scolari, in su e in giù, per dritto e per traverso. Ma solo per accorgermi che non ci è dato di sapere, al mondo, nulla di nulla. E quasi, ardendo, mi si strugge il cuore.    In verità, la testa ho assai più fina di tutti i solennissimi baggiani che si chiaman Maestri, o vuoi Dottori, chierici e scribi sia giovani che anziani. Non soffro né di dubbi né di scrupoli. Non mi spaventa il demonio né l’inferno. Ma da ogni gioia ho sradicato il cuore. Più non m’illudo di sapere, ormai, nulla di buono. Più non m’illudo d’insegnarlo ad altri, per convertirli e renderli migliori. E non basta. Son qui, nudo di beni, senza un quattrino, senza gloria nel mondo e senza onori. Non reggerebbe a una vita così neppure un cane. Per ciò mi sono dato alla Magia, anelo di provare se la forza e la parola degli Spiriti [delle Ombre] qualche segreto, almeno, mi possano svelare così che più non debba balbettare, sudando sangue, quello che non so; e mi sia dato di scoprir che cosa tiene congiunto alle radici il Mondo; scorga operare ogni linfa, ogni seme; e possa alfine smetterla di solo cavillar con le parole.   Oh fosse almeno l’ultimo tuo sguardo sulla mia pena, chiaror di luna piena, che io vegliando oltre mezzanotte già troppe volte attesi invano presso il mio leggio in fin che sopra i libri e sulle carte non mi apparivi o mia dogliosa amica.   Ah potessi per cuspidi di monti andar vagando alla tua cara luce, librarmi in antri alpestri con gli Spiriti [con le Ombre], aggirarmi sui prati al tuo chiarore. Oh potessi, deterso finalmente da tutti i fumi della scienza, immergermi, per risanarmi, nella tua rugiada. E ancora in questo carcere sto chiuso? O maledetta soffocante tana di anguste mura dove, filtrando pei dipinti vetri, anche del cielo la cara luce giunge intorbidita e non perfettamente pura.  Carcere ingombrato da mucchi di libri coperti di polvere, rosi dai tarli, tappezzato tutto sino alla volta di vecchie cartacce affumicate; sparso di vasi e ampolle in ogni dove; stipato di strumenti; zeppo di vecchie masserizie avite, cianfrusaglie accatastate. Ecco il tuo mondo. E puoi chiamarlo un mondo? Lèvati e fuggi negli spazi immensi. Conoscerai così il corso ininterrotto delle stelle. E se sarà la Natura ad ammaestrarti in cambio dell’anima avrai una forza sovrumana, e ti si schiuderà il linguaggio che parlano gli Spiriti [le Ombre] fra loro. Non aspettar che l’arida ragione ti spieghi mai questi divini segni.

Spiriti [Ombre], accanto a me, ora, aleggiar vi sento. Rispondete, Spiriti [Ombre], se mi udite: che cosa devo chiedere a voi: potere, ricchezza, fama? Oppure la giovinezza, oppure la bellezza?  Sì, Spiriti, sì la giovinezza! La giovinezza e soprattutto la bellezza chiedo, o Spiriti [o Ombre], la giovinezza e soprattutto la bellezza chiedo. …

 

     Ogni volta che ho letto il termine “Spiriti” ho nominato anche la parola “Ombre” e mi direte: come mai non è scritta qui sul REPERTORIO... la parola “ombra”? Qualcuno [chi e dove?] ha scritto che «l’ombra conserva il suo valore restando sempre veramente “nell’ombra”». Nel prossimo itinerario faremo uscire l’ombra dall’ombra [che è parola-chiave benefica con l’avvento di estati sempre più calde].

     Con il Faust di Goethe s’incontra un diavolo di prima categoria, Mefistofele, mentre nel prossimo e ultimo itinerario ci tocca incontrare un altro tipo di diavolo, un povero diavolo come lui stesso si definisce, un diavolo scadente, di seconda categoria, sebbene sia un autentico diavolo che svolge diligentemente il suo lavoro di commerciante di anime, riconoscibile solo dal fatto che non possiede l’ombra.

     E sulla scia della parola “ombra” bisogna procedere con lo spirito utopico che lo studio porta con sé: non perdete l’ultimo itinerario di questo viaggio, in cui riceverete anche il Calendario del prossimo, se saremo ancora in grado di viaggiare ... «Si parte come sapete per assaporare la voglia di tornare e si torna per coltivare ancora il desiderio di partire» e, quindi, consapevoli del fatto che non dobbiamo mai perdere la volontà di imparare, la Scuola è qui, lo studio è cura e il viaggio [il 42° di questa esperienza] si avvia verso la sua conclusione…

 

 

 

 

Lezione del: 
Venerdì, Maggio 8, 2026