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SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO GALANTE SI COGLIE LO SGUARDO BENEVOLO E LO SGUARDO INQUIETANTE DELLA BELLEZZA …

Lezione N.: 
13

ASSOCIAZIONE ARTICOLO  34 - «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI»

PERCORSO DEL PENSIERO UMANO IN FUNZIONE

DELLA DIDATTICA E DELLA SCRITTURA

Prof. Giuseppe Nibbi

In viaggio sul territorio del Romanticismo galante

22-23-24 aprile 2026

SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO GALANTE

SI COGLIE LO SGUARDO BENEVOLO

E LO SGUARDO INQUIETANTE DELLA BELLEZZA …

     Questo è il tredicesimo itinerario del nostro viaggio sul territorio del Romanticismo galante e abbiamo appreso che, come ci ha insegnato Chateaubriand, il successo planetario del ritratto de La Gioconda è dovuto al clima culturale che si è venuto a creare in età romantica tra il ‘700 e l’‘800: un fenomeno, quindi, suscitato [esternamente e casualmente, scrive Chateaubriand nel Carteggio “collegato” alla prefazione di Memorie d’oltretomba] dall’emergere delle parole-chiave e delle idee-cardine messe in circolo dalla cosiddetta “rivoluzione culturale romantica”, un movimento particolarmente eterogeneo sulla cui dinamica intellettuale dobbiamo continuare a riflettere.

     Chateaubriand nel testo del Carteggio “collegato” alla prefazione di Memorie d’oltretomba, del quale nell’itinerario precedente abbiamo letto un brano, sostiene che le ragioni [le casualità] della fama del ritratto de La Gioconda vanno cercate all’esterno del dipinto stesso e cita questo caso per porre una questione di carattere generale: da che cosa dipende la celebrità di un’opera d’Arte? Chateaubriand scrive questo testo [e utilizza come esempio il dipinto di Leonardo] anche per polemizzare con gli intellettuali che fanno riferimento al Romanticismo titanico [sappiamo che il movimento romantico è particolarmente eterogeneo, ricco di correnti contrapposte, e diciamo “ricco” perché questa dialettica risulta proficua sul piano dell’investimento in intelligenza]: costoro, gli intellettuali “titanici”, sostenevano che: «Le ragioni della celebrità de La Gioconda sono esclusivamente intrinseche all’opera: c’è qualcosa dentro a questo quadro di magico, di misterioso, di enigmatico che viene recepito come  un qualcosa che favorisce lo scatenarsi di sentimenti, di emozioni, di suggestioni che creano uno stato d’animo particolare che alimenta il carattere straordinario dell’opera.». Questa idea è sostenuta dalla filosofia dell’Idealismo della quale abbiamo studiato i termini nel viaggio dello scorso anno.

     Adesso in proposito per capire il pensiero degli intellettuali “titanici” ci gioviamo dell’opera di Friedrich Schiller [1759-1805, personaggio che abbiamo incontrato durante il viaggio scorso]; sappiamo che Schiller oltre a essere un grande drammaturgo è anche uno studioso di estetica: Schiller è stato definito: «un poeta in funzione della filosofia e un filosofo in funzione della poesia.». Nel 1793, dopo aver studiato la Critica del giudizio di Kant, Schiller scrive il trattato Della grazia e della dignità e nel 1795 prosegue la sua riflessione scrivendo il saggio Lettere sull'educazione estetica della persona: con queste opere intende costruire un sistema all’interno del quale l’Arte possa acquisire una dignità scientifico-filosofica [l’Arte viene considerata - sulla scia del pensiero di Kant - come la disciplina capace di dare un senso alla vita umana]; Schiller, come Goethe, Fichte, Novalis, pensa che l’educazione estetica possa essere la premessa per fondare l’educazione morale [l’Etica], razionale [la Logica] e politica [la Cittadinanza attiva].

     Nelle sue opere estetiche Schiller riflette sull’esigenza di dare una base oggettiva alla bellezza: vuole dimostrare che un oggetto è bello perché contiene dentro di sé i parametri della bellezza [contiene in sé l’idea di bellezza],  superando l’affermazione: «è bello ciò che mi piace» perché la considera un luogo comune secondo cui “il bello” sarebbe nel gusto della persona che, però, si formerebbe attraverso un condizionamento esterno, piuttosto che dentro l’oggetto da gustare. Schiller pensa che “il bello” sia un fenomeno autonomo e autosufficiente presente nell’oggetto, connaturato all’oggetto stesso, per cui un oggetto è “bello” perché contiene qualcosa “dentro di sé una legge, una norma, una regola, un principio” che lo rende tale in quanto, scrive Schiller: «chi realizza un oggetto artistico ha scelto liberamente le forme con cui interpretare liberamente il suo contenuto e, quindi l’Arte risulta fondamentale nella vita perché è espressione di libertà: quando una persona utilizza questa libertà di scelta produce bellezza, e la bellezza, di conseguenza, si identifica con la libertà che diventa il propulsore del fenomeno artistico. Libertà significa “determinarsi da sé” e in questo processo vive la bellezza. Mentre l’artista realizza, plasma, forgia e dà origine liberamente alla sua opera si determina un iter che sfugge alla sua stessa volontà, e la bellezza si crea liberamente e, quindi, la Legge interna che governa la bellezza è autonoma, autosufficiente, indipendente: la Legge della bellezza sfugge all’intendimento dell’artista, il criterio della bellezza scappa di mano all’artista perché è all’opera che appartiene la bellezza. La bellezza si trova dentro l’oggetto e dall’oggetto si sprigiona all’esterno.».

     Come fa la persona, l’occhio che guarda, a percepire la bellezza presente nell’oggetto, si domanda Schiller? «Quando la bellezza è presente nell’oggetto [scrive Schiller] ha il potere di far entrare in relazione la persona con l’idea del bene, ed essa, a contatto con la bellezza, sente che si sta avvicinando ad alti ideali: la libertà, l’amicizia, la solidarietà, la virtù. Il contatto con la bellezza induce la persona alla coerenza morale e all’impegno intellettuale [profondo e costante] e, di conseguenza, la persona può migliorarsi a contatto con la bellezza, può arricchirsi interiormente attraverso il godimento estetico: è la bellezza che ci può salvare, che può dare un senso alla vita, è la bellezza che può salvare il mondo, e coltivare “il bello” significa imparare a coltivare “il buono” perché la bellezza conduce al bene, ed educarsi al bello è educarsi al bene.».

     Schiller capovolge il ragionamento di Kant, contenuto nel testo della Critica del giudizio, perché secondo Kant è coltivando il bene che s’impara a coltivare il bello, ed è il rispetto della Legge morale che conduce alla bellezza: la persona che fa il bene scopre il bello. Schiller, per contro, considera l’estetica la disciplina più efficace per educare alla libertà e al bene per cui è l’educazione estetica a essere propedeutica all’educazione morale: la persona che cerca il bello sarà portata a fare il bene. Schiller ritiene che con l’educazione estetica la persona si dovrebbe riappropriare di ciò che lui chiama “l’istinto del gioco” che è la condizione nella quale la persona è portata più liberamente a rispettare le regole: infatti, perché un gioco riesca bene [perché sprigioni la sua bellezza e le persone si possano divertire indipendentemente da chi vince e da chi perde] è necessario rispettarne le regole. Scrive Schiller nel 1795 facendo un’affermazione quasi profetica «Viviamo in una società in cui le persone preferiscono guardar giocare piuttosto che giocare, e la privazione dal gioco e dalle sue regole priva la persona della fruizione della bellezza che, come direbbe Platone, è insita nel gioco in sé.». [«È bene che, oggi, le bambine e i bambini passino dalle quattro alle sei ore al giorno davanti alla tv,  un oggetto che smorza il desiderio di giocare?», scrive Popper].

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Voi a quale gioco preferite giocare?... 

Scrivete quattro righe in proposito...

     E ora leggiamo un frammento da Lettere sull’educazione estetica della persona.

Friedrich Schiller, Lettere sull’educazione estetica della persona

La persona è soggetta ai sensi e alla ragione: alla ragione corrisponde l’inclinazione verso la forma e ai sensi corrisponde l’indole verso la materia; l’educazione ha il compito di assicurare a ciascuna di queste due disposizioni i propri confini e la possibilità di affermarsi. Quando vi è unione armonica fra la forma e la materia la persona congiunge in sé nella pienezza della sua esistenza la più alta autonomia e libertà senza perdersi nell’invadenza del mondo sensibile sotto l’occhio vigile della ragione che ha il compito di creare un equilibrio durevole fra la forma e la materia in modo che il rapporto della persona con le cose non sia puramente spirituale né puramente sensibile ma estetico, e lo strumento su cui agire è “l’istinto del gioco” perché l’oggetto del gioco, nel pieno rispetto delle regole, è la bellezza. La persona è interamente persona solo quando gioca perché il gioco genera il fenomeno estetico della bellezza, e solo dall’estetica può svilupparsi la morale, e tanto il gioco quanto l’arte costituiscono i due elementi utili a educare la persona e, di conseguenza, a cambiare in meglio l’intera società. …

     Schiller studia con passione, con interesse e anche con spirito critico le Opere di Kant ed è lui, come ricorderete, che porta il pensiero kantiano a Weimar e a Jena, due città nelle quali abbiamo soggiornato, e seguendo l’insegnamento di Kant scopre anche il pensiero di Platone e difatti poco fa abbiamo sentito Schiller citare Platone.

     Seguendo le indicazioni di Kant, Schiller legge con grande attenzione, riprendendone l’insegnamento, uno dei più famosi Dialoghi di Platone dal titolo Simposio [che abbiamo studiato in molte occasioni, e che periodicamente, con pazienza, va riletto in quanto è stato ed è una fonte inesauribile per investire in intelligenza] e il termine “sympósion” in greco definisce la seconda parte di una cena quando i commensali, dopo aver consumato il pasto, iniziano a dialogare su argomenti di interesse comune; questa cena si svolge in casa di Agatone e Platone fa incontrare un bel gruppo di personaggi [Socrate, Apollodoro, Aristodemo, Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane, Agatone, Alcibiade, Diotima] in modo che possano dialogare sul tema dell’Amore, del Bene e del Bello.

     Schiller nel formulare la sua tesi in campo estetico [tesi che attribuisce al fenomeno della bellezza un ruolo oggettivo] prende spunto dal pensiero di Platone [428-347 a.C.] e [seguendo l’insegnamento di Kant che cosa impara?] scopre che il grande merito di Platone è quello di aver nettamente distinto il mondo delle cose, la realtà materiale, dal mondo dei valori e di aver chiaramente separato il settore della materia sensibile dall’ambito delle idee intellettuali; quindi secondo Platone la vita umana acquista un significato solo attraverso i valori che rappresentano il vero motivo per cui la vita vale la pena di essere vissuta: i valori, afferma Platone, corrispondono alle Idee che secondo Platone sono forme eterne, universali, assolute e trascendenti perché stanno al di là delle cose in un mondo distinto da quello materiale [quindi anche l’Idea di bellezza]; però, avverte Platone, le Idee, pur distinte e diverse dalle cose, ne costituiscono la forma e le fanno esistere perché la materia senza la forma non avrebbe nessun senso, non corrisponderebbe a nessuna realtà e se la realtà dipende dalla forma sono le Idee la vera realtà. Ogni cosa [scrive Platone, e Schiller segue il suo ragionamento] ha una sua forma che discende da un’Idea ed è l’Idea che dà valore e dà senso a questa cosa: anche ogni persona ha una sua forma e questa forma discende da un’Idea che dà valore e senso alla persona. Questa Idea, in greco chiamata “psiche”, corrisponde al termine “anima” [e voi sapete che l’anima “cristiana” ha le sue radici nel pensiero di Platone]: quindi, la psiche [l’anima] è l’aspetto più importante della persona e ha secondo Platone una natura intellettuale: l’anima [la psiche] è eterna perché ha soggiornato nel mondo delle Idee che Platone chiama Iperuranio. L’anima [la psiche] della persona [scrive Platone, e Schiller segue il suo ragionamento] è molto inquieta, la persona è un’anima in pena, perché prima di congiungersi con la materia ed essere chiusa in quella prigione che è il corpo ha vissuto nell’Iperuranio, nel mondo delle Idee: naturalmente vorrebbe tornarci [scrive Platone, e Schiller segue il suo ragionamento] perché quel mondo rifulge di una Bellezza eterna e ineguagliabile che s’irradia dall’Idea più alta, l’Idea del Bene, che illumina tutte le Idee; l’anima della persona [la psiche], incarnata nel corpo, sente una forte nostalgia di questa Bellezza di cui conserva un flebile ricordo ed è per questo [scrive Platone, e Schiller segue il suo ragionamento] che l’anima della persona [la psiche] è portata ad amare tutte le cose belle nelle quali si riflette, come un raggio, la Bellezza suprema delle Idee irradiate dall’idea del Bene; questo slancio, l’impeto, che spinge l’anima verso tutte le cose belle [scrive Platone, e Schiller segue il suo ragionamento] è l’Eros, l’Amore [quello che è stato chiamato l’Amor platonico], che è un’energia che spinge l’anima della persona ad avvicinarsi, per gradi, alla conoscenza del mondo delle Idee che è permeato dalla Bellezza e dove, su tutto, regna l’Idea del Bene.

     L’Eros, secondo Platone, è la spinta che favorisce l’apprendimento e permette alla persona di accedere per gradi alla conoscenza e alla comprensione attraverso un itinerario intellettuale, applicandosi in un percorso di studio dove s’impara a investire in intelligenza, ed è su queste basi che nasce il programma dell’Accademia platonica delle origini e delle Accademie successive.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Il dialogo di Platone intitolato Simposio o Convivio periodicamente, con pazienza, va riletto in quanto è stato ed è una fonte inesauribile per investire in intelligenza [Schiller lo legge e lo commenta nel Cenacolo della duchessa Anna Amalia a Weimar]... Richiedete il testo di questo dialogo in biblioteca [se non è già nella vostra libreria domestica], incuriositevi...

     E ora leggiamo un frammento dal testo del Simposio che ci aiuta a imbastire una riflessione che conduce, sulla scia dell’estetica di Schiller, nel campo della didattica della lettura e della scrittura.

Platone, Simposio

La giusta maniera di procedere da sé o di essere condotti da un’altra persona nelle cose dell’Amore è questa: ci si muove, al fine di raggiungere il Bello, partendo dalle cose belle di quaggiù salendo sempre di più, e procedendo per gradini si passa da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane, e dalle attività umane alle belle conoscenze, e dalle conoscenze si procede fino a raggiungere quella conoscenza che è conoscenza di null’altro se non del Bello stesso, e così, giungendo al termine, si comprende ciò che è il Bello in sé.…

     Che cosa ci suggerisce questo frammento del testo del Simposio?

     Il breve brano del Simposio di Platone che abbiamo letto ci suggerisce che in un primo momento l’anima [la psiche] della persona è attratta dalla bellezza di un corpo e inizia a gustare l’Idea della bellezza corporea. Poi la persona percepisce, attraverso la spinta alla conoscenza data dall’Eros, che, al di sopra dell’Idea della bellezza corporea, c’è l’Idea della bellezza delle Regole della convivenza umana e poi la persona capisce che al di sopra c’è ancora la bellezza intellettuale che corrisponde alla bellezza dell’Idea in sé [e un’Idea in sé - afferma Platone - non è una supposizione o una pensata qualunque ma l’Idea in sé, per essere provvista di bellezza, deve essere un pensiero che ha una ricaduta positiva per il Bene della società: solo un pensiero con questa caratteristica è un’Idea]: la persona, se si vuole realizzare in quanto tale, deve gradualmente imparare a intuire la Bellezza in sé per comprendere l’Idea del Bene che è il grado più alto nella gerarchia dei valori.

     Il pensiero platonico che abbiamo sintetizzato - fatto proprio da Schiller - ha influenzato la Storia del Pensiero Umano e della Letteratura e, a questo proposito, una serie di esempi significativi ci sono stati forniti da Thomas Mann, un autore che abbiamo incontrato spesso nei nostri viaggi: ricordiamo che Thomas Mann è nato il 6 giugno 1875 a Lubecca.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Con una guida della Germania e navigando in rete fate una visita a Lubecca città dello Schleswig-Holstein nella Germania settentrionale, ricca di monumenti, uno dei quali è la casa dei Mann al n. 9 di Königstrasse…  Incuriositevi...

     Thomas Mann, come ricorderete, è figlio di un ricco mercante di cereali, il senatore Thomas Johann Heinrich Mann, ed è l’erede di una grande famiglia di tradizione borghese condannata purtroppo a dissolvesi in seguito a un grave dissesto economico provocato dalla morte precoce del padre: «questo fatto  [scrive poi Thomas Mann] ha segnato il crollo improvviso di un mondo che sembrava destinato a durare per sempre.». Nella vita di Thomas Mann ha un ruolo importante [e ne vogliamo parlare questa sera] la figura della madre, Julia da Silva-Bruhns di origine brasiliana che, dopo la morte del marito e la vendita forzata delle loro proprietà, si trasferisce in Baviera, a Monaco, con due figlie e due figli mentre Thomas rimane a Lubecca per completare gli studi e, nello stesso tempo, per assistere, impotente, a quella che lui chiama “la profanazione” della bella casa paterna da parte dei compratori che non sanno apprezzarne il valore di documento di una civiltà ormai fatalmente avviata sul viale del tramonto: come sapete, Thomas appena ventiseienne, nel 1901, in un famoso romanzo intitolato I Buddenbrook [che lo fa conoscere nel mondo letterario] racconta la “decadenza di una famiglia” che è il sottotitolo del romanzo.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Richiedere in biblioteca, se non lo avete ancora letto, il romanzo I Buddenbrook di Thomas Mann che contiene molti motivi “romantici” rivisitati in chiave contemporanea, incuriositevi...

     Dalla madre Julia, brasiliana di cultura creola, Thomas eredita la componente voluttuosa e dolce del suo carattere sensibile e tormentato. Julia da Silva-Bruhns è una donna di notevole cultura, oltre che bella, ed è portata a coltivare il fantastico, il sogno, il racconto mitico, la lirica ma non disdegna le cose pratiche: a Monaco riesce con mano ferma a salvare il salvabile del patrimonio familiare che sembrava del tutto compromesso, ma il mondo più congeniale a Julia è quello dell’Arte: lei predilige soprattutto la musica e questo suo amore, che coinvolge insieme il cuore e l’intelletto, lo trasmette ai suoi figli e ci riesce, perché è proprio per amore della musica che Thomas [che impara dalla madre a riflettere sul tema di come si entra in rapporto con la bellezza] decide di raggiungere suo fratello maggiore Heinrich che si è trasferito a Roma: i due vanno a stabilirsi in una modesta stanza d’affitto a Palestrina per rendere un omaggio alla memoria del grande musicista Pierluigi da Palestrina [1525-1594] uno dei più importanti polifonisti del Rinascimento,che ammirano particolarmente.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Con una guida del Lazio e navigando in rete fate visita alla cittadina di Palestrina situata lungo la via Prenestina [a cui ha dato il nome perché l’antico nome di questa cittadina – ricca di storia e di monumenti - era Praeneste], e poi sempre in rete potete ascoltare [per esempio, su consiglio dei fratelli Mann] la Missa papae Marcelli un capolavoro di Pierluigi da Palestrina, incuriositevi...

     Il dolce clima italiano fa sì che Thomas Mann, come era successo a Goethe un secolo prima, si senta ispirato a scrivere ripensando con nostalgia alla nordica Lubecca, ed è proprio pensando al suo mondo perduto che, nella stanza d’affitto di Palestrina, inizia la stesura del romanzo I Buddenbrook che pubblicato nel 1901 inizialmente passa inosservato, ma poi, lentamente, quest’opera comincia a suscitare interesse e s’impone anche al di fuori dei confini della Germania perché succede che nella storia vera della decadenza di una ricca famiglia borghese molte lettrici e molti lettori cominciano a vedere che si sta verificando qualcosa di assai più ampio: infatti, sta finendo un’epoca e all’inizio del nuovo secolo, il XX, l’Europa si avvia verso terribili calamità. Sulla scia di questo successo Thomas Mann s’impegna a continuare a scrivere e nel 190] vengono pubblicati i celebri racconti Tonio Kröger e Tristano in cui lo scrittore affronta il tema della bellezza secondo il pensiero platonico fatto proprio da Schiller. In proposito, nel 1924 Thomas Mann scrive La Montagna incantata, oggi riproposta con il titolo La Montagna magica, uno dei romanzi più significativi del ‘900 anche e soprattutto perché è una riflessione che può sembrare paradossale sul tema della bellezza della malattia e della morte in quanto, a questi due aspetti della vita, ci si avvicina attraverso la bellezza della musica.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Per cogliere questo aspetto, legato al tema della bellezza che Thomas Mann mutua dalla poetica del Romanticismo, ci si può dedicare alla lettura dei racconti Tonio Kröger, Tristano e del romanzo La Montagna incantata, oggi riproposta con il titolo La Montagna magica”: richiedeteli in biblioteca, incuriositevi...  

Qual è, secondo voi, la Regola più bella appropriata a favorire la convivenza umana?... 

Scrivete quattro righe in proposito...

     Ma qual è l’opera in cui Thomas Mann tratta del tema della bellezza in modo ancor più conforme al pensiero di Platone fatto proprio da Schiller?

     Thomas Mann  pubblica nel 1912 un romanzo breve e famoso intitolato La morte a Venezia: la prima idea di scrivere quest’opera gli viene sulla scia dello choc, del dolore provocatogli dal suicidio di una delle sue sorelle, poi però la sua riflessione si allarga fino a comprendere temi generali che investono il senso della vita della persona e, in modo particolare, di quella persona speciale che è l’artista alla quale è affidato il compito di produrre “bellezza”, un impegno che ne condiziona la vita. Il tema centrale nel testo di La morte a Venezia riguarda il modo in cui si presenta in tutte le sue sfaccettature nel corso dell’esperienza quotidiana l’Idea di bellezza.

     Il protagonista del racconto è uno scrittore famoso di nome Gustav von Aschenbach [nel quale Thomas Man s’identifica] che rimanda anche a due figure particolari a noi note: quella di Goethe  e quella del musicista Gustav Mahler [1860-1911, autore di dieci Sinfonie] al quale von Aschenbach, da come Thomas Mann lo descrive, assomiglia fisicamente:  «Gustav von Aschenbach [scrive Mann] era di statura lievemente inferiore alla media, bruno, sbarbato. La testa risultava un po’ grande rispetto alla corporatura quasi minuta. I capelli spazzolati all’indietro, alquanto radi sul cocuzzolo, folti e molto brizzolati alle tempie, incorniciavano da una fronte alta, segnata da rughe profonde come cicatrici. L’arco degli occhiali d’oro, dalle lenti non cerchiate, s’infossava nella radice del naso forte e nobilmente aquilino. La bocca era grande, a volte rilassata, a volte improvvisamente sottile e contratta; le guance magre e scarne, il mento ben modellato e morbidamente diviso nel mezzo. Su quella testa quasi sempre reclinata in atteggiamento dolente, si sarebbe detto che fieri destini avessero deposto la loro traccia; e invece era stata l’Arte a compiere quel processo di configurazione fisionomica che normalmente è frutto di una vita agitata e difficile.».

     Gustav von Aschenbach decide di recarsi a Venezia per un breve periodo di riposo e qui, mentre soggiorna al Lido, scopre all’improvviso, come per una rivelazione folgorante, di essersi invaghito, di essere stato preso dalla bellezza soave, benevola e allo stesso tempo beffarda e provocatoria di un adolescente, Tadzio; von Aschenbach rimane invischiato nel conflitto tra il fascino abrosineo che stimola la sua intelligenza creativa e il fascino priapeo che fa scatenare il torbido gioco dei sensi: questo lo sconvolge per cui, incapace di reagire, rimane nella città anche quando ha la certezza che essa è stata investita da un’epidemia, e così si avvia, vittima cosciente, verso la morte, verso l’annientamento totale.

     Thomas Mann riscrive il Simposio di Platone alla luce dell’esperienza delle correnti romantiche delle quali stiamo studiando i caratteri, alla luce dell’esperienza di Schiller e di Goethe e, il risultato è quello di contribuire a creare un pensiero che porta il Romanticismo fuori dal territorio del Romanticismo, in un’area attigua ma diversa che verrà chiamata Decadentismo, ma questa è un’altra storia che racconteremo strada facendo.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

In biblioteca potete richiedere il romanzo La morte a Venezia di Thomas Mann... Inoltre potete dare senza difficoltà una colonna sonora all’itinerario di oggi ascoltando la Quinta Sinfonia di Gustav Mahler composta per l’inizio del 1900… In particolare potete dedicarvi all’ascolto anche in rete dell’ Adagietto di questa Sinfonia [Mahler ha scritto questa parola in italiano con una “i” in più, un errore che gli è stato perdonato] … E l’ Adagietto della Quinta Sinfonia di Mahler è anche la colonna sonora del film Morte a Venezia girato da Luchino Visconti nel 1971 che immagino abbiate visto… Incuriositevi...

     Ora leggiamo un frammento da La morte a Venezia in cui il richiamo al Simposio di Platone  e alle opere estetiche di Schiller è evidente.

Thomas Mann, La morte a Venezia

Tadzio se ne stava sulla battigia, lontano dai suoi, vicinissimo ad Aschenbach, diritto, le mani incrociate dietro la nuca, oscillando lento sugli alluci, e fantasticava assorto nell’azzurro, mentre minuscole onde scorrevano a lambirgli le dita dei piedi. I capelli color del miele gli si inanellavano sulle tempie e sulla nuca, il sole rivelava la peluria della cervice, il fine disegno delle costole, la simmetria del torace trasparivano attraverso lo scarso rivestimento del torso, le ascelle erano ancora lisce come in una statua, l’incàvo delle ginocchia era traslucido e le venature azzurrine facevano apparire il suo corpo di sostanza ancor più diafana. Quale disciplina, quale precisione dell’Idea si esprimeva in quell’organismo agile, giovane e perfetto! La rigida e pura volontà, tuttavia, che, oscuramente agendo, aveva potuto portare alla luce questa divina opera d’arte, – non era forse nota e familiare a lui, l’artista? Non agiva forse anche in lui, quand’egli, pieno di serena passione, sprigionava dal blocco marmoreo della lingua la snella forma che aveva contemplato in spirito e che presentava alle persone lettrici quale monumento e specchio della bellezza psichica? Monumento e specchio! I suoi occhi abbracciavano la nobile figura lì, al limite dell’azzurro, e con estatica esaltazione egli credeva di cogliere, con quello sguardo, la Bellezza in sé, la Forma come pensiero divino, l’unica e pura perfezione che vive nello spirito e di cui era qui offerta all’adorazione un’immagine umana, un’allegoria lieve e leggiadra. Questa era ebbrezza; e senza sospetto, anzi con entusiasmo, le diede il benvenuto l’artista alle soglie della vecchiaia. Il suo spirito vorticava, la sua cultura era sottosopra, la sua memoria mise a nudo pensieri antichissimi, retaggio degli anni giovanili, e che finora mai egli aveva ravvivato con la propria fiamma. Non stava forse scritto che il sole devia la nostra attenzione dalle cose intellettuali alle sensibili? Che esso, così suonava il detto, stordisce e ammalia a tal punto intelligenza e memoria, che l’anima dal piacere dimentica la condizione che le è propria e, ammirata e stupefatta, aderisce al più bello degli oggetti dal sole illuminati: e sì, soltanto con l’aiuto di un corpo essa trova poi la forza d’innalzarsi ancora a più alta contemplazione. …

     Nel 1929 viene attribuito a Thomas Mann il premio Nobel per la Letteratura, e nel 1933, con l’avvento del regime nazista è costretto ad abbandonare precipitosamente la Germania e a cercare rifugio prima a Zurigo e poi negli Stati Uniti insieme con la sua famiglia: nel 1905 Thomas aveva sposato Katia Pringsheim [1883-1980, di famiglia ebrea e figlia del grande matematico Alfred Pringsheim] con la quale ha avuto sei figli, tre femmine e tre maschi. In esilio Thomas Mann scrive quattro romanzi di contenuto biblico ma contenenti anch’essi una venatura legata al testo del Simposio di Platone [e al pensiero del “movimento dell’estetismo romantico” di cui tra poco ci occuperemo] perché mette bene in evidenza il tema de “la bellezza delle Regole della convivenza umana”: questi quattro romanzi hanno come protagonista la figura di Giuseppe, il figlio di Giacobbe, venduto dai suoi fratelli, che sa interpretare i sogni e sa progettare l’avvenire [sa fare politica] e governa l’Egitto con saggezza evitando i pericoli della carestia e insegnando a perdonare. Questa tetralogia [quattro romanzi] intitolata Giuseppe e i suoi fratelli rappresenta in Letteratura uno dei documenti più consistenti dell’opposizione tedesca al terzo Reich. Thomas Mann, investendo in intelligenza, contrappone alla squallida figura del dittatore, che ha in odio l’intelligenza e pretende di imporre un unico pensiero, il personaggio di Giuseppe che, con il suo parlare e il suo agire, sa sollecitare l’intelletto in modo da stimolare nella mente della persona che legge una pluralità di pensieri orientati ai valori dell’Umanesimo [di Idee sprigionanti bellezza, direbbe Schiller]. I romanzi della tetralogia, composti dal 1933 al 1943, s’intitolano: Le storie di Giacobbe, Il giovane Giuseppe, Giuseppe in Egitto e Giuseppe il Nutritore. Thomas Mann ha ripreso questa sequenza narrativa in tutta la sua molteplice varietà utilizzando non solo il testo del Libro della Genesi ma anche le fonti storiche e i miti della cultura egizia e assiro-babilonese, ha attinto alla versione coranica della storia di Giuseppe e alla tradizione orale dei leggendari racconti che i pastori delle tribù nomadi semite si raccontavano “sotto le stelle” nelle notti campestri. Il testo dell’incipit della tetralogia riporta un colloquio avvenuto sulle colline di Hebron fra Giacobbe e il figlio prediletto Giuseppe, il primogenito di Rachele, presso un pozzo dove cresce “l’albero degli ammaestramenti” che contiene l’Idea di bellezza in sé.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

La Scuola ha il dovere di consigliare la lettura di questi quattro romanzi anche se lo stile sempre elevato della narrazione mette alla prova la costanza della lettrice e del lettore, che, a volte, desidererebbe una maggiore leggerezza… Il sistema del “legere multum” dalle due alle quattro pagine al giorno è efficace per affrontare il testo della tetralogia tenendo anche conto che quest’opera tratta argomenti legati alla cultura giudaico-cristiana [le cui chiavi dovrebbero essere state acquisite almeno per sentito dire] per cui è una lettura impegnativa ma per molti aspetti anche piacevole oltre a essere un inno al rispetto dei valori umani, incuriositevi… 

     Oggi [ed è sotto gli occhi di tutti] chi comanda nel mondo sparla, farneticando, riferendosi alla Bibbia senza aver letto né studiato nulla riguardo a questo grande Apparato letterario e, quindi, bisogna ribellarsi facendo fronte con lo studio [questa è l’unica arma ammissibile, l’apprendistato cognitivo] nei confronti del chiacchiericcio assordante che non fa altro che amplificare la caduta dell’intelligenza in corso.

     Il 1° ottobre 1984 questa esperienza didattica, proposta nell’ambito della Scuola pubblica degli Adulti, ha avuto inizio con un Percorso su “La sapienza poetica e filosofica nei primi 11 capitoli del Libro della Genesi”, una proposta che appariva come stravagante ma ero e, visto che il tempo, purtroppo, mi ha dato ragione, sono tuttora convinto fosse necessario conoscere, capire e applicarsi su quelle parole-chiave e idee-cardine costitutive della nostra cultura perché, con la caduta delle ideologie, temevo una deriva valoriale, un’ulteriore degradazione dei valori dell’Umanesimo.

     L’aver trascurato e anche ostacolato la creazione della rete per favorire il diritto all’Apprendimento permanente ha favorito il determinarsi della situazione che stiamo vivendo.

     E ora torniamo a Schiller che utilizza i punti salienti del pensiero di Platone e fornisce ulteriore materiale a chi dopo [come Thomas Mann, ma la lista di autrici e autori è lunga] continua la riflessione che dura tuttora sul fenomeno della bellezza.

     Nei suoi Saggi estetici, Schiller attribuisce al fenomeno della bellezza un ruolo oggettivo per cui una cosa è bella perché l’idea di bellezza la contiene in sé, e questo pensiero ha due conseguenze significative nell’ambito del Romanticismo. La prima conseguenza è quella di favorire la nascita di una corrente cosiddetta “didattica” che mette l’Estetica in primo piano come disciplina indispensabile per istruire la persona alla razionalità e alla moralità: i sostenitori di questa corrente si propongono come obiettivo quello di educare al bello per educare al bene e alla ragionevolezza [alla saggezza]; questa corrente ha un suo sviluppo negli ambienti accademici ma scarso impatto sul piano sociale e politico. La seconda conseguenza è quella di favorire la nascita di un orientamento che, nel tempo, in particolare nell’ambiente del Romanticismo titanico, influenza la Storia della Letteratura e dell’Arte in generale: di conseguenza, prende forma una tendenza chiamata “corrente dell’estetismo” e le intellettuali e gli intellettuali [come Goethe, Herder, Novalis, Hölderling ... tanto per citarne alcuni di nostra conoscenza] che vi partecipano studiano e divulgano le tesi contenute nei Saggi estetici di Schiller ciascuna e ciascuno per proprio conto in quanto come sapete l’individualismo è un dato caratteristico del Romanticismo che in genere si presenta come un movimento non organizzato. Secondo “la corrente dell’estetismo” che, in origine, segue la linea di Schiller: la fama e la celebrità di un’opera d’Arte dipende dal fatto che la bellezza è presente “dentro” all’oggetto, all’opera, e se nell’oggetto, nell’opera, è presente “la bellezza di per sé” significa che la bellezza non sta nell’occhio di chi guarda ma sta, come fenomeno autonomo, dentro l’oggetto con le sue regole, i suoi criteri e le sue leggi. Secondo “la corrente dell’estetismo” quando la persona osserva un oggetto artistico non è il suo sguardo a essere protagonista: l’occhio che guarda non è portatore dei canoni della bellezza ma è l’oggetto che cattura lo sguardo della persona caricandolo di quelle qualità che l’opera contiene in sé stessa e, quindi, sono le regole, i criteri e le leggi della bellezza presenti nell’opera che catturano lo sguardo penetrando l’occhio che guarda.

     E allora: che effetto ha questa “bellezza oggettiva, autonoma, autosufficiente, libera” sulla persona che guarda, che cosa provoca “il bello sguardo” che l’opera artistica rimanda nell’occhio che guarda? Schiller, come abbiamo studiato, dice che «la bellezza, su chi guarda, ha un effetto morale, e il contatto con il bello orienta verso il bene.», ma non tutte e tutti, all’interno dell’eterogeneo movimento romantico, la pensano così. Infatti, da questa linea di pensiero denominata “dell’estetismo” nascono a sua volta due altre correnti: la prima deriva direttamente dal pensiero di Schiller ed è radicata nel Romanticismo titanico e coloro che appartengono a questa corrente pensano che il contatto con il bello possa orientare sempre la persona verso il bene e ritengono che l’estetica sia propedeutica all’etica e che il tema della bellezza sia intimamente legato a quello morale: il “bello sguardo” che si sprigiona dall’opera d’Arte verso la persona che la esplora penetra nell’occhio che guarda, e nella persona che osserva nasce un sentimento orientato al bene e questa corrente è stata denominata: “la corrente dello sguardo benevolo della bellezza”.

     Ma non tutte e tutti, come abbiamo detto, la pensano così e, di conseguenza, si forma una seconda corrente, e coloro che vi appartengono ritengono, invece, che l’effetto della bellezza su chi guarda produca una fascinazione e causi un coinvolgimento emotivo che genera un turbamento dagli effetti misteriosi, inquietanti, enigmatici, perfino diabolici e, di conseguenza, assai pericolosi, e questa corrente è stata denominata: “la corrente dello sguardo inquietante della bellezza”.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

C’è un’opera d’arte di fronte alla quale avete percepito lo “sguardo benevolo” della bellezza, e c’è un’opera nella quale invece avete percepito lo “sguardo inquietante” della bellezza visto che, in effetti, ci sono opere che tranquillizzano e opere che turbano?... 

Scrivete quattro righe in proposito…

     E Thomas Mann, nel testo del romanzo La morte a Venezia, riflette proprio sul tema del contrasto tra “lo sguardo benevolo” e “lo sguardo inquietante” della bellezza.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Se avete intenzione di leggere o di rileggere il romanzo La morte a Venezia di Thomas Mann sappiate che questa è la chiave principale per accedere alla comprensione del testo...

     L’effetto della bellezza su chi guarda può produrre effetti diabolici?

     Le studiose e gli studiosi, in età romantica e poi anche nelle epoche successive, si sono posti la domanda se l’effetto della bellezza su chi guarda possa produrre effetti diabolici, e le ricerche messe in atto per cercare delle risposte hanno portato e portano lontano nello spazio e nel tempo [e il sentiero in proposito si fa piuttosto accidentato].

     Questo tema [la bellezza ha in sé qualcosa di diabolico?] è un argomento che, in età romantica, si presenta in primo luogo in relazione a un oggetto che come sappiamo ci accompagna dalla partenza di questo viaggio: il ritratto de La Gioconda [e il suo sguardo ci segue e ci sorveglia dalla prima pagina del REPERTORIO ...] e l’emergenza di questo tema dipende anche dal fatto che Leonardo come abbiamo già detto, in quanto figlio del suo tempo [il Rinascimento], si è anche occupato di magia perché in età rinascimentale “la disciplina magica” si confronta con il tema della bellezza: quindi, succede che, dall’ultimo decennio del ‘700, per il modo in cui viene posto il tema della bellezza come stiamo studiando si comincia a coltivare l’idea che nel sorriso de La Gioconda ci sia “qualcosa di diabolico” [così come nel bel sorriso di Tadzio in La morte a Venezia” di Thomas Mann]. Questa questione [Leonardo è un mago e il sorriso de La Gioconda è diabolico?] ha prodotto una riflessione in proposito che ha dato frutti in campo artistico, letterario e filosofico da cui sono sgorgati interrogativi, e ci si domanda per esempio se ci possa essere un sistema per entrare in contatto con le forze demoniache, e se si possa stipulare con esse un patto per ottenere dei vantaggi: la giovinezza, la bellezza, il denaro, il potere, il successo, concedendo naturalmente qualcosa in cambio, e questo pensiero ha attraversato in età moderna, dal 1500, tutta la cultura europea.

     A questo proposito, per approfondire questo argomento dovremo incontrare ancora Goethe che, in quanto esponente di spicco del Romanticismo, nutre una forte curiosità per gli aspetti irrazionali della vita, quindi, anche per il demoniaco e per ciò che riguarda la magia [e per anni, tutti i giorni, scrive qualcosa in relazione a questo argomento]. Il fenomeno della magia, rivalutato in età romantica, rappresenta ancor prima che in età rinascimentale una dimensione dello spirito molto antica da prendere in considerazione e da ripercorrere intellettualmente, una dimensione già ben sviluppata nella civiltà babilonese, in quella egizia e nella Letteratura dell’Antico Testamento [come ricorderete, per esempio, all’inizio dell’800 in Europa scoppia il fenomeno della egittomania e la magia egizia diventa una moda]. Quindi, è comprensibile che le intellettuali e gli intellettuali romantici siano rimasti affascinati da tutte le componenti riguardanti il tema della magia e del demoniaco in relazione alla bellezza, e queste componenti le hanno fatte proprie studiandole e rielaborandole in chiave letteraria e artistica alla luce del pensiero del loro tempo.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

A volte la mente in relazione alla bellezza non disdegna di potere contare su un patto demoniaco o sulla magia... C’è un oggetto che in questo momento considerate il più bello di tutti?... Lo possedete già, potreste entrarne in possesso oppure pensate di non poterlo mai possedere?...  

Scrivete quattro righe in proposito…

     Ebbene la cosiddetta “rivoluzione culturale romantica” ha generato un movimento [come stiamo imparando] particolarmente eterogeneo sulla cui dinamica intellettuale dobbiamo continuare a riflettere. Allora non è un fatto stravagante che ci si domandi anche: perché l’effetto della bellezza su chi guarda può produrre effetti diabolici, e che rapporto c’è tra la bellezza, le forze demoniache e la magia?

     Le risposte a queste domande non vengono dal mondo degli Inferi ma dagli investimenti in intelligenza prodotti nel campo dell’Arte, della Letteratura e della Filosofia e, quindi, bisogna procedere con lo spirito utopico che lo studio porta con sé consapevoli del fatto che non dobbiamo mai perdere la volontà d’imparare.

     E, infine, guardando il calendario della Storia, dobbiamo dire che un esercizio di investimento in intelligenza, che ha prodotto un risultato di notevole levatura, è stato la stesura del testo - dotato di bellezza volta al bene e di vigore morale volto alla realizzazione della cittadinanza attiva - della Costituzione della nostra Repubblica, un frutto maturato anche con il sacrificio sostenuto durante la lotta di Liberazione e, di conseguenza, la Scuola - mentre il viaggio continua - deve salvaguardare questi valori, i valori democratici [primo su tutti il diritto all’Apprendimento permanente], e, quindi, ribadendo che lo studio è cura: Viva il 25 aprile e Viva il 1° maggio!...

 

 

 

 

Lezione del: 
Venerdì, Aprile 24, 2026