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SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO GALANTE LASCIANO UN’IMPRONTA INDELEBILE “LE MEMORIE D’OLTRETOMBA” …

Lezione N.: 
12

ASSOCIAZIONE ARTICOLO  34 - «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI»

PERCORSO DEL PENSIERO UMANO IN FUNZIONE

DELLA DIDATTICA E DELLA SCRITTURA

Prof. Giuseppe Nibbi

In viaggio sul territorio del Romanticismo galante

8-9-10 aprile 2026

SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO GALANTE

LASCIANO UN’IMPRONTA INDELEBILE

“LE MEMORIE D’OLTRETOMBA” …

     Ben tornate e ben tornati a Scuola, questo è il dodicesimo itinerario del nostro viaggio sul territorio del Romanticismo galante e questa sera, oltre ad avere il Questionario da compilare, siamo ancora in compagnia di François-René de Chateaubriand, uno scrittore che, come Madame de Staël e molte altre e altri intellettuali, si è schierato all’opposizione politica e culturale nei confronti di Napoleone imperatore; oggi però Chateaubriand, così come Madame de Staël e le molte e i molti intellettuali oppositori di Napoleone imperatore, rappresenta un altro modello letterario di attualità per i temi che tratta, un modello utile in funzione della didattica della lettura e della scrittura.

     La vita di François-René de Chateaubriand è quasi un simbolo del Romanticismo perché, come abbiamo già detto leggendo un brano dal suo romanzo semi-autobiografico intitolato René, è una persona capace di esaltare la propria individualità attraverso un continuo colloquio interiore con sé stesso, ed è sempre scontento per ogni forma di azione umana che risulta sempre imperfetta. Chateaubriand esalta il gusto della malinconia, sa mettere in risalto la sofferenza interiore che si placa solo nella descrizione dei paesaggi naturali, sa descrivere la nostalgia delle cose perdute e sa esprimere l’entusiasmo appassionato per gli affetti e l’aspirazione a un ritorno consolante nel grembo della Natura [e il suo stile ha fatto scuola]. Avendone già parlato, sappiamo che Chateaubriand scrive una grande opera di apologia [di elogio e di esaltazione] del cristianesimo intitolata Genio del Cristianesimo [ovvero Le bellezze della religione cristiana] in cui si esprime con l’intento di dimostrare che “la fede è bellezza”, è una grazia da gustare nel proprio intimo, per cui interpreta il cristianesimo in chiave estetica affermando che è «la religione più poetica, più umana e più favorevole alle Arti e alla Letteratura a cui ha fornito nuove fonti di ispirazione.». Quest’opera [e non lo abbiamo ancora detto] assicura a Chateaubriand la notorietà perché viene pubblicata nel 1802 subito dopo la ratifica del Concordato tra papa Pio VII e Bonaparte primo console. Napoleone, per consolidare il suo potere, vuole riconciliarsi con la Chiesa e, con la firma del Concordato con la Santa Sede, in Francia vengono restituiti al clero i beni e i privilegi ecclesiastici che la Rivoluzione aveva cancellato. Un’opera come Genio del Cristianesimo, che viene accolta da un coro di lodi entusiastiche e dall’elogio di Napoleone, capita a proposito, però il Sant’Uffizio, dopo una attenta lettura, vi ravvisa molte affermazioni “sconvenienti” e nel Documento della Commissione per la dottrina della fede i padri inquisitori scrivono: «L’opera di Chateaubriand si presenta come un’apologia del Romanticismo piuttosto che come un’apologia del Cristianesimo»: e hanno ragione perché, in effetti, in quest’opera Chateaubriand vuole mostrare che il progresso dell’Umanità nella cultura, nella scienza e nella società è dovuto alla forza pedagogica, educatrice e creatrice del cristianesimo perché il cristianesimo possiede tutte le caratteristiche di un movimento “romantico” e dichiara che le artiste e gli artisti devono cercare l’ispirazione soprattutto nella Letteratura dei Vangeli che è tipicamente “romantica” e devono comportarsi come gli artisti del Medioevo che si sono ispirati al messaggio evangelico che è sostanzialmente “romantico”. Inoltre, scrive Chateaubriand, le artiste e gli artisti devono osservare la Natura - opera e immagine del Creatore - così come l’ha osservata San Francesco d’Assisi che, secondo Chateaubriand, è un personaggio “romantico” per eccellenza, e attraverso lo studio e la contemplazione della Natura possono arricchire e approfondire la loro ispirazione come, per esempio, ha fatto Giotto affrescando le Storie di San Francesco.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Utilizzando la rete andate a osservare Gli affreschi di Giotto con le Storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi, incuriositevi...

     Leggiamo una pagina da Genio del Cristianesimo in cui Chateaubriand mette per iscritto i ricordi del viaggio che ha compiuto in America nel 1791 e tira in ballo Dio-Creatore ispiratore di armonia, di fratellanza e di pace. Chateaubriand scrive che dalla Natura [dalla Creazione] l’artista può attingere sempre nuove energie fantastiche e sentimentali, e nella Natura può placare la propria sensibilità tormentata, per cui la Natura diventa lo specchio dei sentimenti.

François-René de Chateaubriand, Genio del Cristianesimo

Ci accadeva spesso di alzarci nel colmo della notte e di andare a sederci sul ponte dove non trovavamo che un ufficiale e alcuni marinai che fumavano le loro pipe in silenzio. Il solo rumore che si udiva era l’urto della prua sui flutti, mentre scintille di fuoco correvano sulla bianca schiuma lungo i fianchi della nave. O Dio! È soprattutto nelle acque dell’abisso e nelle profondità dei cieli che tu hai fortemente segnato i tratti della tua onnipotenza! Milioni di stelle risplendenti nel cupo azzurro della volta celeste, la luna in mezzo al firmamento, un mare senza rive, l’infinito nel cielo e sui flutti! Mai mi hai più turbato con la tua grandezza come in quelle notti dove, sospeso tra gli astri e l’Oceano, avevo l’immensità sulla testa e l’immensità sotto i piedi! Ho spesso udito i dotti disputare sull’Essere supremo, e non li ho affatto capiti: ma ho sempre notato che è alla vista delle grandi scene della Natura che questo Essere sconosciuto si manifesta nel cuore della persona. Una sera, in cui vi era una calma profonda, ci trovavamo in quei bei mari che bagnano le rive della Virginia, tutte le vele erano ammainate, ero occupato sotto il ponte, quando udii la campana che chiamava l’equipaggio alla preghiera; mi affrettai allora ad andare a unire i miei voti a quelli dei miei compagni di viaggio. Gli ufficiali erano sul cassero di poppa con i passeggeri; il cappellano, con un Libro in mano, stava un po’ innanzi a loro, i marinai erano sparsi qua e là sulla tolda, noi eravamo tutti in piedi, il viso verso la prua del vascello, che era volto a occidente. Il globo del sole, vicino a immergersi nei flutti, appariva tra i cordami della nave, in mezzo agli spazi sconfinati. Si sarebbe detto, per l’ondeggiare della poppa, che l’astro radioso cambiasse a ogni istante d’orizzonte. Qualche nube era gettata senza alcun ordine a oriente ove la luna saliva con lentezza; il resto del cielo era puro; verso settentrione l’astro del giorno e quello della notte formavano un triangolo, scintillante dei colori del prisma che si innalzava dal mare come un pilastro di cristallo che sopportasse la volta del cielo. Era veramente da compiangere colui che in quello spettacolo non avesse riconosciuto la bellezza del Creato e del suo Autore. Qualche lacrima mi cadde giù, mio malgrado, dalle palpebre, quando i miei compagni, togliendosi i cappelli incatramati, intonarono con voce rauca il loro semplice cantico alla Madonna del Buon Soccorso, patrona dei marinai. La coscienza della nostra piccolezza alla vista dell’infinito, i nostri canti che si spargevano lontano sulle onde, la notte che si avvicinava con i suoi agguati, la meraviglia del nostro vascello in mezzo a tante meraviglie, un equipaggio compreso di ammirazione e di timore, e il Creatore chino sull’abisso che tratteneva con una mano il sole alle porte dell’occidente e con l’altra innalzava la luna a oriente prestando attraverso l’immensità un orecchio attento alla voce della sua creatura. …

     Per quanto riguarda lo stile di Chateaubriand, si parla di “prosa impregnata di colore e di musicalità” e i membri del Sant’Uffizio non hanno dubbi e sentenziano che quest’opera esalta i sentimenti romantici più che i valori cristiani [e come dar loro torto?]. E allora: chi è François-René de Chateaubriand?

     François-René de Chateaubriand è nato, in un’antica famiglia aristocratica piuttosto ricca grazie all’attività di armatore e commerciante del padre René Auguste, il 4 settembre 1768 a Saint-Malo, una città portuale che oggi conta circa 50 mila abitanti, situata sul litorale esposto alle maree della Bretagna [Saint-Malo prende il nome dal monaco gallese Mac Low che è sbarcato qui nel VI secolo per evangelizzare questa zona della Francia]. Il centro storico di Saint-Malo è sorto su un’isola collegata alla costa ed è circondato da una suggestiva cinta di bastioni con al centro la Cattedrale di architettura romanico-gotica, dedicata a San Vincenzo di Saragozza.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Con una guida della Francia e navigando in rete fate una visita a Saint-Malo, una città ricca di monumenti storici e di curiosità da conoscere sui pirati, sulle isole Malvine: incuriositevi...

     René trascorre, come lui ha scritto,: «un’infanzia fantastica e malinconica» nel castello di famiglia di Combourg presso il mare di Bretagna, di fronte all’Atlantico, e si capisce meglio la figura di Chateaubriand se si entra in contatto con questi luoghi.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Con la guida della Francia e navigando in rete potete far visita al castello di Combourg che contiene un significativo museo dedicato a Chateaubriand, incuriositevi...

     René compie i suoi studi medi e liceali nella cittadina di Dol-de-Bretagne [che merita di essere visitata] e a Rennes, città capoluogo della Bretagna anch’essa da visitare.

     Nel 1788 si trasferisce a Parigi per dedicarsi alla carriera letteraria frequentando i circoli intellettuali dell’epoca. Nel 1791, in piena Rivoluzione, disgustato dagli eccessi di violenza s’imbarca per il Nuovo Mondo e vive tra il Canada e gli Stati Uniti a contatto con i nativi americani [ha avuto anche occasione di incontrare Giorgio Washington a Filadelfia]. Nel 1792 torna in Francia e si sposa con un’ereditiera bretone, Céleste Buisson de Lavigne, ma questa unione, combinata da una delle sue sorelle, non ha mai funzionato: i due vivranno sempre separati. Nel 1793 si trasferisce a Londra in uno stato di grande precarietà economica [per mantenersi fa l’insegnante in una Scuola privata] ed è profondamente turbato da ciò che succede in Francia durante il periodo del Terrore e per le sorti della sua famiglia. Chateaubriand torna a Parigi nel 1800 e apprezza l’operato di Napoleone, il quale, nominato Primo console, lo avvicina quando pensa, come abbiamo detto, di poter strumentalizzare la sua opera, Genio del Cristianesimo, per il suo programma di restaurazione: e Bonaparte si serve di questo presunto apologeta del cristianesimo nominandolo segretario dell’ambasciata francese a Roma e poi ministro plenipotenziario nel Cantone svizzero di Sion, nel Vallese. Ma quando nel 1804 Napoleone raggiunge l’obiettivo di auto-proclamarsi imperatore e mostra il suo volto autoritario, Chateaubriand si scandalizza del fatto che per interesse personale abbia usurpato gli ideali pubblici dei quali si era fatto difensore e, dopo essersi fortemente indignato, presenta le dimissioni rompendo ogni relazione con quello che considera un tiranno.

     Intanto, come sappiamo, ha cominciato a pubblicare le sue opere che contengono tutte le idee prodotte dal movimento romantico e, in particolare, Chateaubriand elabora il concetto di “sublime” [sublime naturale]. Il termine “sublime” rimanda al concetto di “bello” ma con l’opera di Chateaubriand il concetto di “sublime” si distingue nettamente da quello di “bello” perché mentre “il bello” corrisponde a ciò che è armonico, misurato, composto a regola d’arte, “il sublime” equivale a ciò che è eccessivo, disordinato, non è a misura umana ma a dismisura come il vuoto, gli abissi, gli spazi immensi, il silenzio assoluto, l’oscurità, le montagne gigantesche, l’oceano enorme.

     «Sono belle [sostiene René nel romanzo di Chateaubriand] le aiuole di un giardino sublimi le querce di una foresta, bello è il giorno sublime la notte, bello il cielo sereno sublime il cielo stellato, sublime il temporale, l’uragano, il mare in tempesta, il vulcano in attività, il terremoto, le forze scatenate della Natura.». La Natura, secondo Chateaubriand, quando si presenta in modo “sublime” è romantica e la Musica per Chateaubriand quando esprime un’emozione travolgente è romantica e in questo senso diventa un’arte privilegiata: non è casuale il fatto che Chateaubriand abbia definito Beethoven il “Titano della Musica” e si entusiasma dopo aver ascoltato la Sonata per pianoforte e violino, pubblicata nel 1805, intitolata Sonata a Kreutzer: riascoltatela, incuriositevi…

     Le manifestazioni di religiosità, individuali o collettive, sono per Chateaubriand atteggiamenti romantici, e anche la Storia, in particolare quella medioevale, diventa per lui una disciplina romantica per eccellenza.

     Nei testi delle sue opere, Chateaubriand descrive ed esalta gli aspetti irrazionali della vita e decanta il misticismo e anche la magia, e “l’irrazionalità” diventa un concetto romantico. Chateaubriand descrive ed esalta ogni stato particolare della mente: il sogno, la fantasticheria a occhi aperti [la réverie] che produce ciò che è stato chiamato “il sentimento dell’infinito” che consiste nell’aspirare a superare i limiti dell’Io per voler andare oltre lo spazio, il tempo, la morte, il dolore, per conoscere l’inconoscibile e sentire il soprasensibile alla ricerca dell’assoluto, che diventa una nozione romantica. L’attrazione per l’assoluto, la tensione continua per superare qualsiasi ostacolo tanto materiale che spirituale, viene definita dal termine tedesco Streben che oltre a “tensione” significa “struggimento, anelito, inquietudine”: questo stato d’animo [lo Streben] genera “il prometeismo” [o titanismo] un atteggiamento di sfida e di ribellione contro la finitezza del mondo per cui si accetta di combattere per delle cause impossibili e di perseguire ideali tanto smisurati quanto irrealizzabili dando anche per scontata l’inevitabile sconfitta pur di esaltare il proprio stato di “vittima immolata”: Chateaubriand è attratto dal cristianesimo perché la figura centrale, Gesù Cristo, è il vero titano, è il nuovo Prometeo alla ricerca dell’assoluto; Gesù Cristo è per Chateaubriand il prototipo della vittima immolata ed è straordinariamente romantico e, secondo la teologia di Chateaubriand, il figlio di Dio si fa “romantico” per salvare il mondo e per redimere l’Umanità [e questo non piace al Sant’Uffizio]. Inoltre lo Streben, questo stato d’animo prometeico, è connesso con un altro sentimento tormentoso che corrisponde alla parola tedesca Sensucht [che si può tradurre con l’espressione “desiderare intensamente ciò che si desidera”], un sentimento che nasce dalla consapevolezza di non poter raggiungere né l’infinito né l’assoluto e, quindi, corrisponde alla nostalgia per ciò che non si avrà mai ma è anche un’aspirazione per ciò che è oltre: “un oltre” che può essere cercato dentro di noi, nell’interiorità, nella sfera dei valori e che può essere rappresentato con la scrittura e Chateaubriand sa bene con la sua scrittura dare forma e contenuto a questo “oltre”.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Le opere di Chateaubriand contengono tutte le idee che il Romanticismo ha espresso: il sublime, l’emozione travolgente, la rivalutazione della fede, l’amore per la storia, la curiosità per gli aspetti irrazionali della vita, il sentimento dell’infinito, la tensione nella ricerca dell’assoluto [Streben], la nostalgia per ciò che non si avrà mai ma anche l’aspirazione per ciò che può essere cercato nell’interiorità [Sensucht]…

Quale di queste componenti volete mettere in evidenza?... Scrivete quattro righe in proposito…

     Chateaubriand è stato anche un viaggiatore.

     Chateaubriand dal 1806 al 1807 viaggia in Oriente [in Palestina, in Egitto, in Grecia] e poi in Spagna, e in questi luoghi ambienta gli episodi di un’opera intitolata I martiri pubblicata nel 1809 con la quale denuncia il comportamento di Napoleone che ha ordinato di arrestare papa Pio VII tenuto prigioniero a Savona, che non ha voluto rinunciare [«non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo»] al potere temporale.

     Chateaubriand, dopo la caduta di Napoleone, riveste incarichi politici durante il regno di Luigi XVIII e di Carlo X: è ambasciatore a Berlino e a Londra, è plenipotenziario al congresso di Verona nel 1822, è ministro degli Esteri nel 1823, è ambasciatore a Roma nel 1828. Nel 1830 Chateaubriand [dopo la rivoluzione liberale che porta al potere Napoleone III] si ritira a vita privata all’Abbaye-aux-Bois [l’Abbazia dei Boschi], un convento provvisto di edifici dove si affittano gli appartamenti e le camere [e ne parleremo tra poco di questo luogo]: Chateaubriand vive lì in semi-solitudine perché gli fa compagnia l’amica del cuore Julie Récamier.

     Chateaubriand utilizza il suo tempo per continuare a comporre e a rivedere le sue Memorie che aveva cominciato a scrivere nel 1811 e destinate a essere pubblicate solo dopo la sua morte [avvenuta il 4 luglio 1848] e perciò già predisposte da lui per la stampa e intitolate da lui ironicamente Memorie d’oltretomba. Memorie d’oltretomba è un’opera pubblicata dal 1848 al 1850 considerata “un classico” al pari dei Saggi di Montagne e dei Pensieri di Pascal: non si tratta solo di un grande contenitore di idee romantiche ma è soprattutto un importante documento in cui l’autore esamina criticamente gli avvenimenti successi in Europa in uno dei momenti cruciali della Storia del continente; nel testo di quest’opera l’autore, in forma di riflessioni e di confessioni, fonde insieme vari elementi significativi: i fatti storici, le memorie, l’autobiografia, le aspirazioni, i pentimenti, i sogni, la cronaca dell’amore ricambiato per Julie Récamier; inoltre in Memorie d’oltretomba si trovano tante stimolanti considerazioni su molte opere d’Arte, di Letteratura e tanti rilevanti commenti riguardanti le parole-chiave e le idee-cardine della Storia del Pensiero Umano.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Memorie d’oltretomba di Chateaubriand è un’opera complessa ma non impraticabile che [richiedendola in biblioteca] bisogna avere la pazienza di esplorare con il metodo del LEGERE MULTUM dalle due alla quattro pagine al giorno... Non è una sfida impossibile da raccogliere, incuriositevi …

     Chateaubriand in Memorie d’oltretomba, come si è detto, esprime pareri su tante opere d’Arte. Perché nel testo di un Carteggio “collegato” alla prefazione di Memorie d’oltretomba si occupa de La Gioconda? Prima però di parlare di questa questione, dobbiamo fare conoscenza con Julie Récamier che abbiamo citato molte volte.

     Julie Récamier la si può ammirare in un famoso ritratto dipinto nel 1800 da David il celebre pittore che abbiamo già incontrato. Madame Récamier [persona intelligente e di vasta cultura oltre che affascinante] vive un’esperienza simile a quella di Madame de Staël della quale è amica e con la quale condivide idee politiche, interessi culturali, amicizie galanti. Julie Bernard [questo è il suo nome da nubile] è nata a Lione il 3 dicembre 1777 ed è figlia di Jean Bernard che, nominato direttore delle finanze reali, nel 1786 si trasferisce da Lione a Parigi con la moglie, ereditiera intraprendente e mondana; Julie nel 1793 a soli sedici anni sposa il banchiere parigino Jacques Récamier [nato anch’esso, nel 1751, a Lione e più anziano di lei di quasi trent’anni] di cui porterà il cognome. Il rapporto di Julie con il marito è stato affettuoso e casto perché, come ha scoperto poco tempo dopo il matrimonio, Jacques Récamier era suo padre naturale e l’ha sposata per renderla legittima erede dei suoi beni. Julie ha avuto diverse pubbliche relazioni amorose [l’ultima con Chateaubriand] e ha vissuto in molte occasioni ospite di Madame de Staël nel castello di Coppet sul lago di Ginevra. Madame de Staël e Madame Récamier hanno solidarizzato politicamente professando idee liberali e si sono opposte entrambe con veemenza all’autoritarismo di Napoleone.

     Madame Récamier ha tenuto a Parigi un salotto frequentato dagli esponenti di primo piano dell’opposizione liberale a Napoleone imperatore e anche lei nel 1811 è stata costretta all’esilio e si è trasferita prima a Lione e poi a Napoli ospite di Gioacchino Murat. Dopo la caduta di Napoleone torna a Parigi e nel 1819, dopo aver affittato uno degli appartamenti dell’Abbaye-aux-Bois, riapre il suo salotto che diventa una sede storica di incontri e di dibattito intellettuale. L’Abbaye-aux-Bois [l’Abbazia dei Boschi] era un convento, aperto a Parigi in rue de Sèvres nel 1640 dalle suore bernardine provenienti da Noyon nella regione della Piccardia, che durante la Rivoluzione è stato trasformato in carcere e quando la Chiesa ha riavuto i suoi beni, il monastero è stato affidato alle suore agostiniane le quali essendo a corto di fondi per sopravvivere hanno cominciato ad affittarne i locali. Il salotto di Madame Récamier diventa un grande laboratorio intellettuale dove le idee letterarie del Romanticismo [il misticismo, il titanismo e la galanteria] si mescolano insieme alle idee politiche liberali.

     Chateaubriand, come si è detto, nel 1830 affitta all’Abbaye-aux-Bois una camera attigua e comunicante con l’appartamento di Madame Récamier e vi abita fino alla morte il 4 luglio 1848, diventando il nume tutelare di questo celebre salotto che ha chiuso i battenti quando anche Madame Récamier nel 1849 muore all’età di 72 anni.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Navigando in rete potete vedere una serie di immagini dell’Abbaye-aux-Bois... Gli edifici utilizzati dal convento sono stati più volte riadattati, poi sono diventati fatiscenti e infine nel 1907 sono stati distrutti… Incuriositevi...

     Madame Récamier e Chateaubriand si scrivono, e sappiamo quanto gli epistolari siano una miniera di notizie sulle persone, su un periodo, su un ambiente, e siano utili per capire il pensiero di chi, in un dato momento, scrive.

     L’Epistolario tra Madame Récamier e Chateaubriand è stato pubblicato con il titolo di Carteggio tra Chateaubriand e Julie Récamier nel 1859, e perché dobbiamo puntare l’attenzione su questo Epistolario? Chateaubriand in Memorie d’oltretomba [come abbiamo detto] esprime pareri su tante opere d’Arte e cita anche il ritratto de La Gioconda nel testo del cosiddetto Carteggio “collegato” alla prefazione di Memorie d’oltretomba: e in che senso lo cita? Nel 1847, un anno prima della sua morte, Chateaubriand scrive una lunga Lettera a Julie Récamier in cui parla delle sue Memorie componendo una sorta di recensione alla sua opera scrivendo, alla fine della Lettera, che i curatori delle sue Memorie avrebbero dovuto “collegare” [allegare] alla prefazione anche questo testo con il titolo di Carteggio “collegato”. Quindi, la prima edizione completa di Memorie d’oltretomba nel 1850 compare riportando il cosiddetto Carteggio “collegato” alla prefazione.

     Perché il testo del Carteggio “collegato” è particolarmente interessante? Perché in questo scritto Chateaubriand riflette sulle ragioni per cui un’opera d’Arte pittorica o letteraria che sia raggiunge la fama [perché un’opera d’Arte diventa famosa?]; per condurre la sua riflessione Chateaubriand utilizza come esempio un oggetto che nel momento storico in cui scrive ha raggiunto una fama considerevole: il ritratto de La Gioconda. Dal testo di questa Lettera si capisce che nel 1847 [cioè quarantacinque anni dopo la prima “Notizia ufficiale” scritta da Vivant Denon nel 1802 che descrive il dipinto di Leonardo conservato al Louvre] il sorriso de La Gioconda ha acquisito una vasta celebrità. Da che cosa dipende questa fama, a che cosa è dovuta si domanda Chateaubriand imbastendo quindi un ragionamento più ampio? Da che cosa dipende, si domanda Chateaubriand, la celebrità di un’opera d’Arte: dipende soprattutto da ragioni estetiche oppure ha origine da altre ragioni visto che, nella società, non è riservato alcuno spazio all’acquisizione del gusto e della competenza estetica: difatti chi insegna alle cittadine e ai cittadini [afferma Chateaubriand] a porsi la domanda «che cos’è, per me, bello, che cos’è, per me, bene?» [Solo pochi privilegiati nelle Accademie possono seguire un tirocinio estetico, spesso carente]. «Le persone non hanno deciso [scrive Chateaubriand] che La Gioconda di Leonardo è il più bel quadro del mondo, e neppure sono arrivati in modo autonomo alla conclusione che “questo sorriso” possiede delle particolari virtù. La sua fama e i suoi significati sono stati il prodotto di una lunga trafila di casualità, politiche storiche geografiche, e il prodotto di fantasie preconfezionate coltivate in modo collettivo, e anche il prodotto della fortuna, e tutto questo è avvenuto momento per momento.».

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

C’è, secondo voi, qualche altra opera d’Arte che Chateaubriand avrebbe potuto citare come esempio per affermare che la celebrità di un oggetto artistico dipende da una trafila di casualità, politiche storiche geografiche?...

Scrivete quattro righe in proposito...  

     E ora leggiamo una pagina del Carteggio “collegato” alla prefazione di Memorie d’oltretomba: Chateaubriand è un sagace analizzatore che invita a riflettere.

François-René de Chateaubriand, Carteggio “collegato”

alla prefazione di Memorie d’oltretomba

La celebrità di un’opera non dipende da un problema metafisico: è un problema storico che deve essere risolto ricorrendo ai metodi degli storici: accumulare testimonianze, vagliare i fatti e fare associazioni senza dare niente per scontato. Uno dei compiti dello storico è, almeno credo io, quello di interrogarsi sull’origine delle nostre opinioni e delle nostre preferenze. Kant ci ha insegnato a domandarci: «Perché quello che ci piace ci piace, perché vogliamo quello che vogliamo, perché certe immagini sono sopravvissute al passato? In tutto questo c’è un elemento di casualità e di scelta individuale su cui è necessario interrogarsi con lo studio.»  Per interrogarsi sul perché La Gioconda sia diventata famosa si deve partire dal presupposto che la ragione della sua fama è esterna a essa. Non esiste una causa o una spiegazione che da sola ci possa fornire una risposta adeguata; il fatto che sia finita a Parigi è decisivo, ma a Parigi sono finiti molti altri quadri. Anche il fatto di essere stata dipinta da Leonardo ha avuto la sua importanza, ma furono ritratte da Leonardo anche Lucrezia Crivelli, Ginevra de’ Benci e Cecilia Gallerani, tutte e tre più graziose di Lisa Gherardini, almeno secondo i criteri convenzionali. Il famoso “sorriso” considerato ora il tratto più caratteristico de La Gioconda in realtà è appena percettibile ed è tutt’altro che insolito. Il fatto che molti uomini potenti abbiano desiderato possedere questo ritratto, e che Napoleone stesso se lo sia per un periodo portato a casa, ha dato a La Gioconda una considerevole fama ma anche molti altri dipinti sono stati requisiti e ne hanno tratto solo una fama effimera. Il fattore cruciale nella trasformazione de La Gioconda in un’icona molto conosciuta è stato il suo dispiegamento nella propaganda dei vari regimi e nell’alta considerazione da parte di altri artisti. Ma i funzionari e gli artisti non l’avrebbero usata se già non fosse stata considerata un dipinto importante. Non dobbiamo dimenticare che La Gioconda era considerata un capolavoro da molti degli stessi contemporanei di Leonardo, incluso Raffaello, e da Vasari, anche se di fatto non la vide mai. Di pochi dipinti furono fatte altrettante copie nei due secoli precedenti al nostro, gli artisti sapevano che si trattava di un ritratto particolare già molto tempo prima che se ne occupassero i moderni intellettuali. Non esiste mai, mia cara Julie, un’unica ragione dietro le cose, e anche l’attuale situazione de La Gioconda è il risultato di una complessa trafila storica che ha visto coinvolte molte persone: Leonardo che ha dipinto il quadro, Francesco del Giocondo che l’ha commissionato, Francesco I che ha portato Leonardo in Francia. Poi c’è stato Vivant Denon che da palazzo reale ha trasformato il Louvre in museo pubblico, e gli intellettuali che hanno scritto cose allettanti su La Gioconda e anch’io, come vedi, sto parlando di lei diffondendo l’idea dei suoi misteriosi poteri e del suo “sorriso inquietante”, ma è inquietante davvero? …

     Che cosa ci fa capire il significativo Carteggio “collegato”  di Chateaubriand?

     Il significativo Carteggio “collegato” alla prefazione di Memorie d’oltretomba di Chateaubriand ci fa capire, con la complicità di Julie Récamier, alcune importanti questioni: la prima questione riguarda il fatto che, dopo cinquant’anni dal suo ingresso al Louvre, il ritratto de La Gioconda [il sorriso de La Gioconda] è diventato un oggetto famoso a livello popolare; la seconda questione che colpisce leggendo il Carteggio riguarda l’alto numero di informazioni [sui temi, sui personaggi coinvolti, sulla storia] di cui Chateaubriand è in possesso riguardo al ritratto de La Gioconda; questo fatto fa capire che a metà ‘800 tra le intellettuali e gli intellettuali “romantici” c’è un vivo interesse per questo oggetto e per la sua valenza allegorica che diventa produttiva: per esempio abbiamo potuto constatare che gli esponenti del Romanticismo galante, sebbene di correnti contrapposte, quando hanno bisogno di dare un’immagine a un’idea per sostenerla, ricorrono tutti metaforicamente al ritratto de La Gioconda e, così facendo, ne aumentano la risonanza [magnetica].

     Chateaubriand nel Carteggio “collegato” alla prefazione di Memorie d’oltretomba riflette sul fatto che La Gioconda è diventato il quadro più famoso del mondo e formula una tesi che nel corso dei decenni prende consistenza, e scrive: «L’immagine de La Gioconda è diventata la più nota che ci sia sul pianeta non certo per ragioni estetiche perché di quadri belli, forse ancora più belli, ce ne sono moltissimi, quindi, La Gioconda si è affermata non per cause misteriose, esoteriche, enigmatiche ma per una complessa trafila di casualità politiche storiche geografiche e questo deve portare a pensare che un’opera d’Arte [pittorica, letteraria e così via] rappresenta “un paesaggio intellettuale [un apparato colturale] utile alla persona che studia per investire in intelligenza consapevole che le ragioni della fama di un’opera d’Arte sono esterne ad essa e questa “esteriorità” corrisponde al territorio intellettuale su cui si dipana l’itinerario di studio.».

     Di conseguenza [e ora tocca a noi continuare la riflessione (filosofare, direbbe Kant)], interrogarsi sul perché La Gioconda sia diventata famosa in età romantica come fa Chateaubriand significa partire dal presupposto che questo interrogativo deve essere affrontato con un percorso didattico che prenda in considerazione tutti quegli aspetti esterni che si riflettono su questo oggetto artistico: è, quindi, necessario [direbbe Kant]: accumulare i dati rilevanti, vagliare i fatti interessanti, fare associazioni efficaci, agire per comprendere le idee significative rilevate e per conoscere le parole-chiave inventariate.

     La tesi formulata da Chateaubriand nel Carteggio “collegato” alla prefazione di Memorie d’oltretomba permette anche a noi adesso di tirare le fila, mentre stiamo per intraprendere l’ultima parte di questo viaggio di studio. E tirare le fila, per noi che seguiamo un Percorso in funzione della didattica della lettura e della scrittura, significa prendere atto delle parole-chiave che abbiamo incontrato strada facendo e su cui abbiamo riflettuto. Le parole-chiave che abbiamo incontrato in questi mesi sul territorio del Romanticismo galante [secondo la tesi formulata da Chateaubriand nel Carteggio “collegato” alla prefazione di Memorie d’oltretomba] hanno contribuito a determinare una situazione e a produrre un clima culturale nell’ambito del quale “il sorriso de La Gioconda” amplifica la sua celebrità [e questo procedimento di amplificazione - con la stessa procedura e in periodi diversi - succede a molti oggetti “artistici” o presunti tali].

     Leggiamo ora insieme il catalogo contenente le parole-chiave incontrate fino ad oggi sul territorio del Romanticismo galante delle quali abbiamo studiato il significato e la valenza nell’ambito della Storia del Pensiero Umano: il museo, il fascino, la galanteria, il garbo, l’eleganza, la finezza, la distinzione, la gentilezza, la cortesia, la bella maniera, il complimento, la civetteria, l’effimero, il ritratto, l’autoritratto, il diario, l’artificio, l’incisione, la relazione, il catalogo, l’opposizione.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Leggete con attenzione questo elenco di parole-chiave e sceglietene una: quella che vi piace di più e scrivetela, ma soprattutto compilate al più presto il Questionario di fine Percorso ...

     Su invito di Chateaubriand non ci resta che concludere questo itinerario facendo quattro chiacchiere su La Gioconda di Leonardo, facendo la verifica del processo esterno e delle casualità che determinano l’amplificazione della fama di questo oggetto.

     Come c’insegna Chateaubriand il successo planetario del ritratto de La Gioconda è dovuto al clima culturale che si è venuto a creare sul territorio del Romanticismo galante situato cronologicamente tra il ‘700 e l’ ‘800. Il museo del Louvre identifica il ritratto de La Gioconda con il numero d’inventario 779, ed è uno dei circa seimila dipinti che questo museo possiede, ma solo questo dipinto però è conservato in un apposito contenitore, fissato nel cemento e protetto da due lastre di vetro anti-proiettile a tripla lamina poste a venticinque centimetri l’una dall’altra. Il dipinto si trova in questa teca dal 1974 e ogni anno viene ispezionato: il gel di silicone usato per mantenere costante la temperatura viene sostituito, il legno è sottoposto a controlli per stabilire se si sia contratto o dilatato. Nel 2003 in occasione del presunto cinquecentenario il quadro numero 779 ha avuto una sala tutta per sé:  fino ad allora [non era in cattiva compagnia] era stato tenuto con i dipinti veneziani, che includono dieci Tiziano, otto Veronese, tra cui il gigantesco Le nozze di Cana, e cinque Tintoretto. Appena fuori, lungo le pareti de la “Grande Galerie” [il più lungo corridoio museale esistente] si trovano altri cinque dipinti di Leonardo da Vinci, vari Raffaello, Bronzino, Correggio, Beato Angelico e un Caravaggio. Più in là le visitatrici e i visitatori possono trovare Velàzquez, Dürer, Van Eyck, Vermeer, e poi  Rubens, Poussin, Rembrandt e Goya. Ebbene [perché abbiamo fatto questo elenco? Per dire che …] tutte queste opere, tra le più celebrate nella Storia dell’Arte, possono essere [anche nei mesi estivi quando la stagione è al culmine] contemplate a piacere da ciascuna delle cinque milioni e mezzo di persone che ogni anno visitano il Louvre: tutte tranne la numero 779 perché davanti a questo quadro c’è sempre la ressa e bisogna fare a spintoni per vederlo.

     Questo dipinto è, presumibilmente, il ritratto di una signora fiorentina, Lisa Gherardini, moglie del facoltoso mercante Francesco del Giocondo. Come sarebbe a dire “presumibilmente”? Sarebbe a dire che il gioco dei misteri è una di quelle componenti [casuali? Come c’insegna Chateaubriand] che hanno contribuito a fare de La Gioconda il quadro più famoso del mondo, e il gioco dei misteri ha accompagnato Monna Lisa in tutta la sua storia e “il mistero” è una componente che ha a che fare con la didattica della lettura e della scrittura.

     Quindi, prima di andarci a informare sull’identità di questa signora, che continua a rimanere un personaggio misterioso, nel corso del prossimo itinerario, dentro al gioco del mistero, rincontreremo un personaggio che conosciamo: Friedrich Schiller [casuale? Come c’insegna Chateaubriand] il quale, senza neppure volerlo, anche con la complicità di Goethe [che fa solo una fugace apparizione], ci condurrà in una zona misteriosa del nostro itinerario, una zona caratterizzata da un enigmatico paesaggio intellettuale: quello della “magia”; e perché dobbiamo occuparci di “magia”, un tema del quale ci siamo già occupate e occupati a suo tempo in età rinascimentale? L’idea che Leonardo si sia occupato di “magia” [e, difatti, se n’è occupato perché Leonardo è figlio del suo tempo, del Rinascimento] e l’idea che nel sorriso de La Gioconda ci sia “qualcosa di diabolico”, ebbene, queste due idee [casuali? Come c’insegna Chateaubriand] - “Leonardo mago” e “un sorriso diabolico” - hanno sempre attraversato, nei secoli, il pensiero delle studiose e degli studiosi e delle osservatrici e degli osservatori comuni.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

E voi, guardando il ritratto de La Gioconda, un pensierino che in questo sorriso ci sia qualcosa di “diabolico” ce l’avete fatto?... 

Scrivete quattro righe in proposito...

     Ma per conoscere e per capire di che cosa stiamo parlando - dopo aver bucato l’alone del mistero in modo da evitare di perderci sulle strade delle credenze scriteriate - bisogna procedere con lo spirito utopico che lo studio porta con sé consapevoli del fatto [e qui non c’è mistero] che non dobbiamo mai perdere la volontà d’imparare [questa è la questione meno misteriosa che ci sia], per questo la Scuola è qui, lo studio è cura, e il viaggio continua …

 

PER INVESTIRE IN INTELLIGENZA ...

parola per parola … idea per idea ...

 

     In età romantica assumono un ruolo significativo un serie di parole-chiave. Leggi queste parole e, facendo una crocetta nel riquadro, scegline non più di due.

□ Il museo: lo spazio didattico dell’abrosyné: della delicatezza, dello splendore, della grazia e del gusto...

□ Il fascino: il risultato di un’educazione e di un comportamento naturale e frutto della natura buona della persona da utilizzare come competenza utile per migliorare la società...

□ La naturalezza: il comportamento spontaneo, immediato, sincero, semplice, genuino...

□ Il ritratto: il far apparire dall’aspetto esteriore l’interiorità di una persona...

□ La seduzione: il frutto di un impulso spontaneo dell’animo che rende la persona naturalmente amabile...

□ L’artificio: il saper utilizzare ad arte con l’intelletto gli strumenti della cultura umana per migliorare la società...

□ L'incisione: il lasciare un'impronta, un segno, una traccia, un'orma, un tratto utile e tecnicamente adatto a creare una riproduzione della realtà... 

□ L’apprendistato: il tirocinio per imparare l'arte e metterla da parte... 

□ Il catalogo: lo strumento che sintetizza la qualità della Cultura umana e la mette a disposizione di ogni persona...

□ Il realismo: lo stile che tende a mettere in evidenza i temi dell’esistenza umana senza tralasciare fatto che la realtà è sempre avvolta in qualcosa di favoloso, di incantato, di magico...

□ La stampa: il fenomeno che consiste nella libertà di espressione e di comunicazione attraverso giornali, libri, opere d’arte...

□ L’opposizione: l’attività di carattere intellettuale protesa a elaborare un programma alternativo da proporre alla pubblica opinione...

□ La corrispondenza: l’idea secondo la quale ogni oggetto, in un determinato ordine della realtà, si avvale di una relazione particolare, di “affinità elettive”, con altri oggetti in altri ordini...

 

 

 

 

Lezione del: 
Venerdì, Aprile 10, 2026