Autorizzazione all'uso dei cookies

SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO GALANTE NASCE NELL’ANIMO DELLE PERSONE UN SENTIMENTO DI OPPOSIZIONE …

Lezione N.: 
11

ASSOCIAZIONE ARTICOLO  34 - «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI»

PERCORSO DEL PENSIERO UMANO IN FUNZIONE

DELLA DIDATTICA E DELLA SCRITTURA

Prof. Giuseppe Nibbi

In viaggio sul territorio del Romanticismo galante

25-26-27 marzo 2026

SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO GALANTE

NASCE NELL’ANIMO DELLE PERSONE

UN SENTIMENTO DI OPPOSIZIONE …

     Questo è l’undicesimo itinerario del nostro viaggio, e quindici giorni fa abbiamo detto che sul territorio del Romanticismo nasce un sentimento di opposizione nell’animo delle persone, ma prima di occuparci di questo tema [prima della vacanza pasquale e prima di iniziare l’ultima parte di questo viaggio] è necessario fare un bilancio per capire a che punto siamo del nostro Percorso.

     Sappiamo che quando si parla di “Romanticismo”, così come quando si parla di qualsiasi altro movimento intellettuale, si ha sempre a che fare con una realtà non omogenea ma con un universo, o “un pluriverso”, eterogeneo e complesso.

     Durante il Percorso dello scorso anno abbiamo viaggiato in lungo e in largo in Germania su un territorio che è stato denominato del “Romanticismo titanico”, mentre nel Percorso di quest’anno - su di un territorio che è stato denominato del “Romanticismo galante” - stiamo viaggiando soprattutto in Francia; dobbiamo tenere conto del fatto che il “Romanticismo titanico”, che parla soprattutto in tedesco, e il “Romanticismo galante”, che parla principalmente in francese, esprimono solo due aspetti di un vasto movimento: infatti c’è anche un Romanticismo russo, uno inglese, uno iberico, uno lusitano, uno polacco, uno boemo, uno ungherese, uno italiano, solo per citarne alcuni, e, quindi, si deve prendere atto che c’è [ci sarebbe, il condizionale è d’obbligo] ancora tanta strada da percorrere.

     Che cosa abbiamo imparato viaggiando sul territorio del Romanticismo? Prima di tutto abbiamo imparato che i movimenti intellettuali vivono di aporie [di contraddizioni, di contrasti, di contrapposizioni] che ne determinano la vivacità e danno loro energia: questa “energia” è una condizione che di lì a poco verrà denominata “la dialettica”, e capiremo meglio questo termine  quando prossimamente incontreremo un certo Georg Hegel. Le contraddizioni [le aporie] riguardano la stessa parola “romanticismo” che, all’inizio della sua storia, si presenta come un termine negativo: infatti, il termine “romantico” deriva dalla parola inglese “romantic” che, in origine, definisce “qualcosa di opposto a ciò che è classico”, quindi, indica qualcosa di imperfetto, d’incompiuto, di difettoso e, di conseguenza, determina qualcosa di volgare, di plebeo, di grossolano, di rozzo, di ordinario, di scadente. Il termine inglese “romantic” entra nella Letteratura del ‘600 per indicare il carattere avventuroso e fantastico dei racconti cavallereschi o pastorali considerati prodotti volgari, grossolani, scadenti, ordinari, quindi, dei sottoprodotti culturali. Però, quando in Spagna tra il 1605 e il 1615 viene pubblicato Don Chisciotte di Cervantes, opera che abbiamo studiato in diversi contesti, ci si trova di fronte al testo di un racconto cavalleresco dal carattere avventuroso e fantastico, che appartiene alla categoria del “romantic”. Don Chisciotte appare come il modello esemplare, il prototipo del personaggio “romantico”: l’autore lo presenta come un uomo magro-magro, vestito in modo ridicolo con una catinella in testa a mo’ di elmo, in groppa a un cavallo che non è un cavallo ma un ronzino spelacchiato, accompagnato da un personaggio ancor più buffo di lui; però succede che questo cavaliere errante diventa, con le sue peculiarità, il protagonista di un capolavoro che si conquista sul campo la fama internazionale: così il termine “romantic”, originariamente negativo, assorbe le straordinarie caratteristiche di questo testo di genere cavalleresco avventuroso, fantastico, comico, ma anche tragico e dolente, per cui viene definito “un romanzo romantico” e il termine “romantic” assume un nuovo tono semantico. Se il testo di Don Chisciotte è “romantic” ed è un capolavoro, allora anche il temine “romantic” comincia a perdere il suo significato negativo.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Dopo aver fatto queste considerazioni è bene richiedere in biblioteca Don Chisciotte di Cervantes per poter leggere o rileggere il testo del primo capitolo per constatare come un nobile, seppur decaduto, dialoghi e rifletta insieme a un contadino, incuriositevi...

     Il termine “romantic”, nel ‘600, indica anche la stranezza e la bizzarria di una certa natura selvaggia: è “romantic” una foresta con il suo fantastico rigoglio disordinato, è “romantic” una tempesta, a cominciare da quella di Shakespeare, e il testo de La tempesta”, scritto nel 1600, rappresenta un modello “romantico” per eccellenza così come tutte le opere di Shakespeare. Jean-Jacques Rousseau, in Francia nella seconda metà del ‘700, utilizza il termine “romantico” nel significato di “pittoresco” e di “malinconico” per descrivere nel testo de Le fantasticherie del passeggiatore solitario un sentimento e uno stato d’animo vago, indefinito e nostalgico che nasce contemplando il paesaggio.

     In Germania di conseguenza il termine “romantik” assume un valore del tutto positivo, inizialmente come sinonimo di “gotico” e di “medievale” [ricordate l’opera di Goethe intitolata Dell’Architettura tedesca?] e, in genere, come idea della riscoperta di un passato avventuroso e fantastico: così il termine “romantik” diventa l’emblema di un nuovo gusto, di una nuova concezione della Letteratura in antitesi e per distinguerla da quella classica e illuminista.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

C’è una situazione che avete spontaneamente definito “romantica”?...

Scrivete quattro righe in proposito...

     Abbiamo fatto un bilancio riguardante il termine “romantico” in relazione alle forme, e che cosa si può dire per quanto riguarda i contenuti?

     Per quanto riguarda i contenuti risulta impossibile ricondurre a una sintesi unitaria i vari aspetti, disparati e contrastanti, del Romanticismo. Se da una parte la Letteratura romantica esalta l’Io e tende a valorizzare l’individuo, la sua autonomia e la sua libertà, dall’altra però narra la sottomissione della persona nei confronti della società, della volontà della Nazione e nei confronti del trascendente e della volontà di Dio. Se da una parte la Letteratura romantica esalta la fantasia, dall’altra valorizza il realismo. Se da una parte esalta la modernità, dall’altra valorizza l’evasione nel passato. Se da una parte esalta la contemplazione, dall’altra valorizza l’attivismo. Se da una parte esalta l’entusiasmo titanico, dall’altra valorizza anche la depressione malinconica. Se da una parte esalta l’ottimismo, dall’altra valorizza il pessimismo.

     Ebbene, in questa dialettica aporetica [in una dinamica contraddittoria] sta proprio l’energia e la vivacità del Romanticismo e la sua capacità di creare fusioni, combinazioni, aggregazioni, associazioni e c’è un momento, infatti, in cui vari aspetti del Romanticismo titanico si fondono con quelli del Romanticismo galante: in parte, strada facendo in compagnia di Vivant Denon, abbiamo già visto i risultati di questa combinazione che dà i suoi frutti soprattutto nell’ambito del genere del romanzo [si sviluppa il fenomeno letterario del “romanzo dell’800” e, difatti, non a caso abbiamo incontrato Stendhal e Balzac].

     La combinazione tra vari aspetti del Romanticismo galante, di matrice francese, con quelli del Romanticismo titanico, di matrice tedesca, avviene in concomitanza con la nascita dell’opposizione nei confronti di Napoleone imperatore: la parola-chiave “opposizione” assume in questo momento storico, ai primi dell’800, un significativo valore perché il concetto di “fare opposizione” cessa di manifestarsi solo come protesta estemporanea e disorganizzata contro il potere ma diventa “un’attività di carattere intellettuale” protesa a elaborare un programma alternativo da proporre alla pubblica opinione. Napoleone, Primo console e poi Imperatore, esige dalle e dagli intellettuali un’accondiscendenza assoluta che gli vale la reputazione di “oppressore della libertà di parola e di pensiero”, e il suo atteggiamento crea scandalo in una generazione che lo ha visto presentarsi sulla scena politica europea come il grande difensore e divulgatore dei diritti universali contenuti nella Carta dei diritti del 1789. L’esercito repubblicano, agli ordini di Napoleone, combatte non solo contro un nemico che insidia l’esistenza della Repubblica, ma anche per divulgare delle idee nuove che formano un vero e proprio programma di opposizione contro i poteri assoluti e dispotici imperanti in tutti gli Stati europei; l’armata repubblicana napoleonica combatte per affermare la tolleranza, la libertà di pensiero, di fede e di parola, combatte per la liberazione dall’ignoranza e dai pregiudizi in nome del Lume della ragione che rende libero e colto l’individuo, capace di pensare e di giudicare con la propria testa: di conseguenza, l’armata napoleonica combatte per sostenere la libertà di stampa e per l’abolizione della censura in modo che aumenti il numero delle riviste e dei quotidiani e perché i Libri vengano tradotti in tutte le lingue principali e venduti a prezzi accessibili a tutti, e migliaia di giovani in Europa si appassionano a questi ideali e la Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del cittadino del 1789 diventa il manifesto di una generazione di cui Napoleone sembrava essere diventato il custode.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Quale dei sette articoli che stiamo per leggere volete mettere in evidenza: scrivetelo...

     Leggiamo questi sette articoli della Dichiarazione del 1789.

Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del cittadino

Art.1: Ogni persona nasce e vive libera e uguale nei diritti.

Art.2: Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della persona. Il principio di sovranità appartiene al popolo.

Art.3: La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri; così l’esercizio dei diritti naturali di ciascuna persona non ha per limiti che quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti.

Art.4: Tutto ciò che non è proibito dalla Legge non può essere impedito, e nessuna persona può essere costretta a fare ciò che la Legge non ordina.

Art.5: La Legge è l’espressione della volontà generale. Ogni persona ha diritto, personalmente o per mezzo dei propri rappresentanti, a concorrere alla sua formulazione. La Legge, sia che protegga sia che punisca, deve essere uguale per tutti perché ogni persona è uguale davanti ad essa, e ogni persona è ugualmente ammissibile a tutte le dignità, posti e impieghi pubblici, a seconda delle proprie capacità e senz’altra distinzione che quella della propria virtù e del proprio ingegno.

Art.6: Nessuna persona può essere accusata, arrestata o detenuta se non nei casi contemplati dalla Legge e secondo le forme che essa prescrive.

Art.7: La Legge deve stabilire pene strettamente necessarie, e nessuna persona potrà essere punita se non in virtù di una Legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto commesso, e legalmente applicata. …

     Napoleone, da giovane generale, guida l’esercito popolare francese contro i nemici della Repubblica combattendo in nome di questi ideali: perché poi li ha traditi? Perché ha prevalso in lui la brama di conquista e di potenza? Tolstòj lo spiega bene nel testo di Guerra e pace quando scrive: «In guerra, per chi la guerra la deve fare, gli ideali passano sempre in secondo piano, in primo piano si fa strada l’idea di portare a casa la pelle e, se è possibile, di fare bottino.».

     Napoleone - che a una generazione di giovani era sembrato il custode delle affermazioni di principio contenute nella Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del cittadino - diventa, con il suo regime imperiale, il dispotico promotore di una deriva autoritaria, e tutti coloro i quali avevano creduto in lui come difensore dei diritti proclamati dalla Repubblica provano una profonda delusione, un’indignazione, una repulsione che si manifesta in una concreta attività di opposizione culturale.

     Le scrittrici e gli scrittori che coltivano le idee liberali, proclamate dalla Carta del 1789, si oppongono alle tendenze autoritarie del regime napoleonico e vengono sistematicamente condannati all’esilio: lo scontro più duro Napoleone lo deve sostenere con una donna che è stata capace di metterlo in difficoltà: Madame de Staël. Che lo abbia messo in difficoltà lo dimostra il consiglio scomposto [poco elegante, maschilista, isterico, indegno di un imperatore] che dà a questa signora: «Tenez-vous au tricot, madame! » [Si dedichi al lavoro a maglia, signora, invece di scrivere], e a questa frase poco felice seguono i fatti perché Napoleone ordina di sequestrare le opere di Madame de Staël edite in Francia [ma censurare significa sponsorizzare].

     Il merito di Madame de Staël è stato quello di diffondere in Europa i concetti del Romanticismo titanico tedesco con l’intenzione di metterli in correlazione con le parole-chiave e le idee-cardine del Romanticismo galante francese, dando al movimento romantico una forma unitaria e internazionale; difatti, il Romanticismo come movimento culturale si afferma in tutti i settori, supera l’ambito strettamente letterario per diffondersi in campo artistico, filosofico, musicale e del costume, e si diffonde ai primi dell’800 in tutta Europa quello che è stato chiamato: “lo stato d’animo romantico”, veicolato soprattutto dal genere letterario del romanzo, che si caratterizza come “un sentimento di opposizione” sul piano culturale e politico contro tutti gli atteggiamenti che, in generale, si chiudono nell’immobilismo: nasce quel fenomeno che è stato chiamato: “la crisi delle certezze”.

     Napoleone si presenta - in tutta la sua carriera militare, politica e imperiale -] come “l’uomo delle certezze” date dalla presunta “forza della ragione”, mentre le intellettuali e gli intellettuali romantici si oppongono all’orgogliosa pretesa di poter risolvere ogni problema con “la forza della ragione” perché la ragione - dopo aver demolito i dogmi, i pregiudizi e le superstizioni - viene a trovarsi secondo l’insegnamento di Kant anche di fronte ai suoi limiti che devono essere riconosciuti in quanto tali; inoltre la ragione nella sua giusta e opportuna opera di demolizione finisce spesso per passare in secondo piano rispetto alla forza: una cosa è demolire “con la forza della ragione”, altra cosa è distruggere “in ragione della forza” [come Napoleone si è trovato a fare] perché agire in ragione della forza conduce al fallimento degli ideali di libertà, di uguaglianza e di fraternità suscitando negli spiriti più sensibili, nella generazione che ha creduto e seguito Napoleone quando si è presentato come liberatore, un sentimento di delusione largamente diffuso.

     Le cultrici e i cultori dello stato d’animo romantico - che rifiutano la mentalità razionalistica in nome del sentimento, dell’individualità, dell’originalità, della malinconia - mettono in discussione ogni punto fermo anche gli stessi concetti che loro elaborano, come quelli della speranza e dell’illusione, e tendono a coltivare e ad alimentare un’aspirazione verso “l’infinito” e verso “l’eterno” che si concretizza nel desiderio di entrare in contatto con quello che chiamano il grembo della Natura. Questa tendenza dello stato d’animo romantico [in funzione della didattica della lettura e della scrittura]  costituisce il substrato dei testi dei romanzi dell’800 [una chiave che non può essere ignorata]: in proposito nel 1802 e poi nel 1805, François-René de Chateaubriand pubblica un romanzo semi-autobiografico intitolato René che contiene tutte le idee espresse dal movimento romantico.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

In biblioteca potete richiedere il romanzo René di François-René de Chateaubriand, incuriositevi sapendo che di quest’opera e del suo autore parleremo ancora...

     Leggiamo ora un breve brano per capire come Chateaubriand fonde insieme il linguaggio romantico “galante” con quello “titanico”.

François-René de Chateaubriand, René

Venuta la sera, riprendendo la strada del mio rifugio, mi fermavo sui ponti per vedere come si coricava il sole. L’astro, incendiando i vapori della città, pareva oscillare lento in un oro fluido, pendolo dell’orologio dei secoli. Poi mi ritiravo con la notte in un labirinto di straducce solitarie. Guardando i lumi accesi all’interno delle case mi trasportavo col pensiero tra le scene di dolore e di gioia che illuminavano, e pensavo che sotto tanti tetti non c’era un amico per me. L’ora batteva, nel mezzo delle mie riflessioni, alla torre della cattedrale gotica; andava ripetendosi su tutti i toni da chiesa a chiesa. Quella vita che dapprima mi era piaciuta mi diventò ben presto insopportabile. Mi stancai della monotonia delle stesse scene e delle stesse idee. Mi misi a sondare il mio cuore, e a chiedermi quello che volevo. Non lo sapevo; ma mi saltò in mente che mi sarei trovato bene nei boschi. Ed eccomi deciso a terminare in un asilo campestre una strada cominciata appena, e sulla quale avevo divorato già secoli e secoli. Abbracciai questo progetto con tutto l’ardore che sono solito mettere nei miei disegni; partii subito per isolarmi in una capanna, come altre volte ero partito per fare il giro del mondo.  Mi accusano di essere incostante nelle mie aspirazioni, di non riuscire a gustare troppo tempo di un sogno, d’essere alla mercé d’una fantasia che precorre la fine dei piaceri, come se non potesse resistere alla loro durata; mi accusano di sorpassare sempre il fine cui posso arrivare: e io non cerco, ahimè! che un bene sconosciuto, avvertito per istinto. Non è colpa mia se trovo limiti dappertutto, e se quello che è raggiunto non ha per me più valore; e se fossi ancora tanto pazzo da credere alla felicità la cercherei nell’abitudine e anche nella solitudine assoluta e nello spettacolo della Natura. …

     Adesso, prima di rincontrare Chateaubriand, ci dobbiamo domandare: chi è Madame de Staël alla quale Napoleone piuttosto seccato ha consigliato di dedicarsi a lavorare a maglia invece di impegnarsi a scrivere? Madame de Staël gli risponde in modo appropriato: «L’idea di disubbidire al tiranno è fonte di ispirazione ed è insita nei detti della saggezza femminile: “Una spada reca danno mentre l’ago onora il panno”».

     Anne-Louise Germaine Necker, nota come Madame de Staël, nasce a Parigi il 22 aprile 1766 ed è la figlia dell’economista ginevrino Jacques Necker [1732-1804] che è stato in un momento molto delicato della storia di Francia alla vigilia della Rivoluzione fino al 1790 ministro delle finanze di Luigi XVI: durante il suo mandato ha proposto al re una serie di riforme [fiscali, economiche e sociali] per evitare la bancarotta ma il re ha preferito fare di testa sua [e così ci ha rimesso la testa]. Germaine, fin da piccola, si dedica con grande interesse allo studio sotto la direzione di sua madre, Suzanne Curchod, alla quale Germaine deve l’acquisizione di una notevole cultura di stampo umanistico e scientifico. Suzanne Curchod [1737-1794, figlia di un pastore protestante del cantone svizzero del Vaud] si era trasferita con un’ottima istruzione ricevuta dal padre a Parigi per fare la governante e nel 1764 conosce e sposa il finanziere Jacques Necker: è una donna colta che si dedica a scrivere opere ispirate a temi sociali come il trattato intitolato L’organizzazione degli Ospedali e nel 1778 ha fondato “L’Ospedale della Carità per i bambini malati” che tuttora esiste a Parigi, poi ha scritto diversi saggi tra cui Riflessioni sull’Istituto del divorzio. Suzanne Curchod Necker dal 1765 gestisce un importante salotto parigino [e sua figlia Germaine cresce in questo ambiente] nel quale si discute di Letteratura, d’Arte, di Politica ed è frequentato dalle più importanti personalità del momento [Marmontel, La Harpe, Buffon, Grimm, Mably, Raynal, Sant-Pierre, Diderot, d’Alembert, d’Holbach, Voltaire, Madame Geoffrin, Madame Deffand; Suzanne Curchod ha tenuto anche una corrispondenza con il giovane Robespierre].

     Quando Jacques Necker nel 1790 viene licenziato dal re come ministro delle finanze perché troppo accondiscendente con le ragioni del Terzo Stato, Suzanne Curchod, con la figlia Germaine e il marito, si ritira nel castello di Coppet di loro proprietà  nel cantone svizzero di Vaud sulle rive del lago di Ginevra.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Con la guida della Svizzera e navigando in rete andate a far visita alla cittadina di Coppet [che oggi ha circa 3200 abitanti] e al castello di Coppet, incuriositevi... 

     Anne-Louise Germaine Necker [è di lei che ci dobbiamo occupare dopo aver parlato dei suoi genitori] sposa, ventenne nel 1786, il barone svedese Erik de Staël von Holstein [1749-1802, ambasciatore di Svezia a Parigi] e diventa Madame de Staël e durante la Rivoluzione e il periodo napoleonico [dal 1790 al 1815, come abbiamo detto] vive appartata nel castello di Coppet dove ospita numerose personalità. Caduto Napoleone nel 1815 torna a Parigi dove apre il suo prestigioso salotto: purtroppo muore nel 1817, il 14 luglio.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Madame de Staël nel castello di Coppet ospita spesso Madame Julie Récamier [che incontreremo prossimamente] e anche Élisabeth Vigée Le Brun che la immortala in un famoso ritratto - intitolato Madame de Staël come Corinna - che potete osservare in rete e, sempre in rete, potete documentarvi sulla vita e le opere della poetessa greca Corinna, contemporanea di Pindaro, ispiratrice come vedremo delle intellettuali romantiche, incuriositevi…

     Perché è esemplare la formazione intellettuale di Madame de Staël?

     Madame de Staël ha ricevuto una formazione intellettuale di stampo illuminista e, quindi, vive problematicamente e con inquietudine il passaggio dal razionalismo settecentesco alla nuova cultura romantica alla quale approda con la scrittura di due romanzi di successo in cui le protagoniste sono due donne esemplari che danno il nome ai testi: il primo s’intitola Delfina, pubblicato nel 1802 in forma epistolare in cui l’autrice esamina i limiti della libertà delle donne in una società aristocratica, sottotitolo Un uomo esprime un’opinione e una donna si deve sottomettere”; e il secondo s’intitola Corinna o l’Italia, il più celebre dei due, pubblicato nel 1807, che trae ispirazione da una serie di viaggi in Italia dal 1794 al 1805, durante i quali Madame de Staël subisce come tutte e tutti i viaggiatori del tempo il fascino de “il bel Paese” e i risultati di questa fascinazione li ha trasformati in scrittura. In Italia Madame de Staël conosce Pietro Verri, Vincenzo Monti, Antonio Canova e molte altre e altri artisti e intellettuali.

     Il romanzo Corinna o l’Italia è un vero manuale dell’amore “romantico” in cui l’autrice esalta la superiorità sentimentale e intellettuale della donna sul tema dell’amore rispetto all’uomo che è sempre, tranne rare eccezioni, condizionato dai pregiudizi e dalle convenzioni sociali date dalla tradizione patriarcale [tradizione che si perpetua senza un’adeguata riflessione in proposito] con tutte le conseguenze negative che produce [e il testo di quest’opera è di grande attualità]. Il romanzo - diviso in venti capitoli dedicati alla storia d’amore dei due protagonisti, e all’arte, alla letteratura, ai riti, ai costumi italiani in riferimento alle città di Roma, di Napoli, di Venezia e di Firenze - descrive l’incontro in Italia tra un giovane britannico, Lord Oswald Nelvil, e una poetessa italiana di nome Corinna, un personaggio in parte autobiografico, ma anche ispirato alla biografia di una poetessa italiana, Maria Maddalena Morelli, che nel 1771 è entrata a far parte dell’Accademia dell’Arcadia con lo pseudonimo di Corilla Olimpica e il 31 agosto 1778 è stata consacrata “poetessa laureata” in Campidoglio a Roma [e la sua elezione, in quanto donna, fu anche dileggiata]: su questa persona, amata da Luigi Gonzaga principe di Castiglione e da Pietro Leopoldo di Lorena, immortalata da Madame de Staël nel suo romanzo] si potrebbe parlare a lungo.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Maria Maddalena Morelli detta Corilla Olimpica è nata a Pistoia nel 1727 [e la corona d’alloro con la quale è stata incoronata “poetessa laureata” è conservata nella Basilica della Madonna dell’Umiltà di Pistoia: visitatela in rete] e [dopo aver vissuto in diverse città: Siena, Vienna, Lucca, Roma] nel 1780 si è trasferita a Firenze in via della Forca [oggi via Ferdinando Zannetti n.2, dove c’è una lapide che la ricorda:”QUI ABITÒ CORILLA NEL SECOLO DECIMO OTTAVO”] dove ha tenuto salotto fino alla morte avvenuta l’8 novembre 1800, incuriositevi sulla vita e le opere di questo personaggio utilizzando l’enciclopedia e la rete...  

     Il personaggio di Corinna messo in scena da Madame de Staël è significativo perché rappresenta una nuova generazione di donne impegnate nel rivendicare la loro presenza fattiva nella società e nel mondo della cultura: c’è nel testo di quest’opera un’esplicita critica al Codice napoleonico di diritto civile [ritenuto moderno, progressista e scritto in un linguaggio semplice da una valida commissione di esperti] che sancisce, però, “la subordinazione della donna al marito”, mentre, nel romanzo di Madame de Staël, Corinna rivendica l’autonomia sociale, intellettuale e sessuale della donna, un atteggiamento che provoca molte reazioni negative [oltre a quella di Napoleone, liberatore ma ben ben maschilista]. Corinna è un personaggio di sintesi: è figlia dell’Illuminismo per la fiducia che ha nelle idee progressiste e per l’istinto di curiosità universale che possiede, ma è anche figlia del Romanticismo [titanico e galante] per la passione che coltiva nei confronti dei sentimenti e per l’aspirazione che nutre nella possibilità di costruire un’umanità migliore con più diritti e doveri per tutte le persone.

     Il testo di Corinna o l’Italia ha anche suggerito un vasto repertorio di simboli per la nascente ideologia risorgimentale che propone la nascita di uno Stato unitario italiano: questo romanzo è stato apprezzato da Vincenzo Gioberti, da Giuseppe Mazzini e da Ana Maria de Jesus Ribeiro meglio conosciuta come Anita Garibaldi.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

In biblioteca potete richiedere il romanzo Corinna o l’Italia di Madame de Staël [e ora non sarebbe corretto raccontarne la trama], incuriositevi...

     Ma l’opera considerata più importante di Madame de Staël è un trattato.

     Nel 1810 non senza suscitare polemiche, viene pubblicato il trattato di Madame de Staël intitolato De l’Allemagne [La Germania] che si presenta come un vademecum, come una guida delle parole-chiave e delle idee romantiche, e fa di Madame de Staël la grande ambasciatrice del Romanticismo in Europa.

     La pubblicazione di La Germania viene ostacolata con la forza: l’edizione francese nel 1810 viene fatta sequestrare da Napoleone e alla scrittrice [che, come sappiamo, abita a Coppet in Svizzera] viene fatto divieto di tornare a Parigi. Napoleone non tollera che si metta in rilievo la forza delle idee di una Nazione che non sia la Francia comandata da lui, ma il suo atteggiamento censorio accelera la diffusione di quest’opera, subito ripubblicata a Londra, in tutta Europa, a cominciare dalla Francia. Il trattato La Germania contiene la prima sintesi divulgativa del movimento del Romanticismo titanico perché espone sinteticamente e divulga le teorie estetiche di Lessing, di Goethe, di Schiller, di Novalis e presenta il pensiero di Kant e dell’Idealismo.

     Madame de Staël, poi, riassume con chiarezza ed efficacia i termini essenziali della polemica letteraria che il Romanticismo ha aperto in Europa: secondo le scrittrici e gli scrittori romantici, in Letteratura è necessario superare le regole basate ancora sulla Poetica di Aristotele del 340 a.C. perché «queste regole [scrive Madame de Staël] Aristotele non ha certo voluto codificarle per sempre tradendo il suo spirito dialettico. La principale regola aristotelica consiste nell’applicare nella Tragedia l’unità di luogo, di tempo e di azione, una norma che però gli scrittori classici non sempre hanno rispettato nelle loro opere e, quindi, per quale ragione oggi i classicisti vorrebbero imporre ai contemporanei questa regola? La regola classica dell’unità di luogo, di tempo e di azione va superata in nome della dilatazione, dell’espansione e dello sviluppo del concetto di luogo, di tempo e di azione in un processo che va dal finito verso il sentimento dell’infinito.».

     Madame de Staël, nel testo del trattato La Germania, codifica le nuove regole della poetica romantica: l’esaltazione del sentimento, della spontaneità e della fantasia come doti naturali di chi scrive, e la predilezione per l’Arte popolare e per il mito del Medioevo. «L’Arte romantica [scrive Madame de Staël] è, in primo luogo, un’Arte aderente alle tradizioni storiche, culturali e religiose di un paese: un’Arte, dunque, attuale, rivolta non a un’élite di privilegiati ma a un vasto pubblico e, quindi, si propone come un’Arte popolare, libera dalle costrizioni formali degli antichi modelli classicistici.» Madame de Staël nella sua opera pone a confronto “il genio” tedesco con quello francese, due nazioni, Francia e Germania [scrive Madame de Staël], così vicine e pur così sconosciute l’una all’altra, e vuole aprire alla poesia francese, ancora asservita secondo lei ai vincoli del classicismo, gli orizzonti della poesia tedesca che le appare come la vera poesia dell’anima.

     La tesi enunciata da Madame de Staël, che si afferma in tutta Europa, è che la poesia degli antichi è legata all’imitazione di determinati modelli mentre la poesia romantica è soggetta all’ispirazione dell’artista, ed è libera, ingenua, naturale, schietta, spontanea. «La Letteratura degli antichi è nei moderni una Letteratura trapiantata: la Letteratura romantica o cavalleresca è fra noi originaria. Sono la religione cristiana e le nostre istituzioni che l’hanno fatta sbocciare.».

     Il trattato La Germania rende popolare la parola “romanticismo” in Europa e fa crescere in tutto il continente l’interesse per la Letteratura e per la lettura tanto della poesia quanto dei romanzi, e anche il termine “romanzo”, che non era molto apprezzato, assume ora un valore positivo: succede che questo genere letterario, in particolare quello che chiamiamo “il romanzo dell’800”, prende la forma basilare di un oggetto di sintesi in cui la persona che scrive - [facendo combaciare parole e idee dell’Illuminismo e del Romanticismo titanico e galante - guarda al mondo esteriore e imbastisce una storia [un racconto, una narrazione, un’avventura, una vicenda] filtrandola attraverso il mondo interiore perché la correda con le ininterrotte riflessioni [considerazioni, meditazioni, valutazioni e studi] delle e dei protagonisti.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

La lettura di quale romanzo dell’800 vi ha particolarmente coinvolte e coinvolti?...

Perché ne consigliereste la lettura?...

Scrivete quattro righe in proposito…

     Leggiamo l’incipit de La Germania di Madame de Staël.

Madame de Staël, La Germania

Il termine romantico è stato introdotto recentemente in Germania per indicare la poesia alla cui origine stanno i canti dei trovatori, e che è nata dalla cavalleria e dal cristianesimo. Se non si ammette che il paganesimo e il cristianesimo, il settentrione e il mezzogiorno, l’antichità e il medioevo, la cavalleria e le istituzioni greche e romane si sono divise il campo della Letteratura non si arriverà mai a giudicare dal punto di vista filosofico il gusto antico e il gusto moderno. Talvolta si prende il termine “classico” come sinonimo di perfezione ed è vero che nei Classici ci sono valori inestimabili ma io me ne servo qui per considerare la poesia classica come quella del mondo antico e la poesia romantica come quella che deriva dalle tradizioni medioevali e moderne. Questa suddivisione si riferisce egualmente alle due ere del mondo: quella che ha preceduto lo stabilirsi del cristianesimo e quella che lo ha seguito. La cultura della nazione francese inclina verso la poesia classica a imitazione dei Greci e dei Romani. La cultura della nazione inglese e germanica ama la poesia romantica e cavalleresca e si gloria dei capolavori che possiede in questo genere.

La poesia classica deve essere semplice e terrena, la poesia romantica ha bisogno dei mille colori dell’arcobaleno per non perdersi tra le nubi del cielo. La poesia degli antichi è più pura come arte, quella dei moderni fa versare più lacrime: ma la vera questione è che la poesia classica si basa sull’imitazione, quella romantica sull’ispirazione. La Letteratura degli antichi è trapiantata nei moderni mentre quella romantica è originaria, e sono la religione cristiana e le moderne istituzioni che l’hanno fatta sbocciare. …

     François-René de Chateaubriand, che abbiamo incontrato poco fa, condivide le considerazioni di Madame de Staël quando afferma che: «La poesia romantica ha origine e sboccia dalla religione cristiana e dalle moderne istituzioni».

     La vita di Chateaubriand [1768-1848, sulla quale ci documenteremo nel prossimo itinerario] è quasi un simbolo del Romanticismo perché, come abbiamo letto nel brano tratto dal romanzo intitolato René, è una persona capace di esaltare la propria individualità attraverso un continuo colloquio interiore con se stesso, ed è sempre scontento per ogni forma di azione umana che risulta sempre imperfetta: questo lo porta a esaltare il gusto della malinconia e a mettere in risalto la sofferenza interiore che si placa solo nella descrizione dei paesaggi naturali. Il suo influsso sulla Letteratura dell’800 è stato notevole e ha fatto scuola il suo modo poetico di descrivere la nostalgia delle cose perdute, di esprimere l’entusiasmo appassionato per gli affetti e l’aspirazione a un ritorno consolante nel grembo della Natura.

     Anche Chateaubriand ha avuto una formazione di stampo illuminista coltivando la convinzione che il cristianesimo si sarebbe estinto e non avrebbe resistito alla critica della ragione ma, in seguito alla morte della madre e della sorella Lucilla alla quale era profondamente legato [anch’essa scrittrice, sulla quale potete raccogliere notizie in rete], Chateaubriand subisce una profonda crisi esistenziale e scrive: «Le voci di mia madre e di mia sorella, uscite dalla tomba, mi hanno colpito e sono diventato cristiano; non mi sono lasciato attrarre, lo confesso, da grandi luci soprannaturali perché non le ho viste; la mia convinzione è uscita dal cuore; ho pianto e ho creduto.». Quindi, Chateaubriand esalta un cristianesimo non fondato sulla fede soprannaturale ma basato sulla capacità umana che la religione possiede di procurare la consolazione; di conseguenza [come abbiamo già detto nell’itinerario scorso], Chateaubriand scrive dal 1795 al 1799, durante il suo esilio in Inghilterra, una grande opera apologetica [di elogio, di esaltazione] del cristianesimo, pubblicata nel 1802, intitolata Genio del Cristianesimo in cui si esprime non tanto con l’intento di dimostrare la verità perché, ribadisce Chateaubriand, la fede non può diventare mai una certezza da manifestare esternamente ma si deve manifestare come qualcosa di bello da gustare nel proprio intimo: la fede è bellezza così come sono belli tutti gli ideali per cui valga la pena vivere. «Di tutte le religioni che siano mai esistite [scrive Chateaubriand] la cristiana è la più poetica, la più umana, la più favorevole alle Arti e alle Lettere.».

     L’atteggiamento di Chateaubriand nei confronti del cristianesimo è di carattere estetico piuttosto che religioso, e il cristianesimo secondo lui è un fenomeno che fa ringiovanire la Letteratura offrendole nuove fonti di ispirazione; quindi, Genio del Cristianesimo nell’intenzione dell’autore è un’opera che non esalta la dottrina ma decanta la capacità che il cristianesimo ha avuto e ha nell’ispirare la produzione artistica e letteraria. La storia di Gesù di Nazareth, a cominciare dai racconti de Le passioni, ha prodotto [scrive Chateaubriand] la nascita di una formidabile cultura popolare codificata nei testi canonici e apocrifi della Letteratura dei Vangeli che, poi, ha ispirato, soprattutto dopo l’anno Mille, una straordinaria stagione artistica, in particolare pittorica.

     Quando Vivant Denon - che continua ad accompagnarci - esalta i pittori “primitivi italiani [tra i quali Cimabue, Duccio di Boninsegna, Giotto, Beato Angelico, come abbiamo ricordato nell’itinerario scorso] i quali mettono in immagini la Letteratura dei Vangeli producendo dei capolavori [perché in essi c’è lo spirito popolare, l’afflato dei sentimenti e il manifestarsi della poesia], e si batte per conservarli [e preservarli] al Louvre, agisce secondo un preciso “atteggiamento romantico”.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Volendo potete richiede in biblioteca il volume di Genio del Cristianesimo di François-René de Chateaubriand in modo da leggerne anche solo qualche pagina, non è certamente un testo di facile lettura ma scorrendolo [al ritmo di quattro pagine al giorno] si scoprono frammenti significativi che invitano a riflettere, incuriositevi...

     Facciamo un esempio leggendo quattro righe da Genio del Cristianesimo.

François-René de Chateaubriand, Genio del Cristianesimo

La Gloria è nata senza ali, bisogna che essa prenda in prestito quelle delle Muse quando vuole volare verso il cielo. La persona che ha lasciato in eredità un solo precetto morale, un solo sentimento che si riferisca alla terra è più utile alla società del geometra che ha scoperto le più belle proprietà del triangolo. …

     Ma chi è Chateaubriand, questo complesso personaggio, e perché dobbiamo riflettere ancora sul testo di René, su quello di Genio del Cristianesimo e su quello dell’opera che viene considerata il suo capolavoro filosofico, una delle opere più importanti della Storia del Pensiero Umano: Memorie d’oltretomba. Ebbene, ci occuperemo di questi argomenti dopo la vacanza pasquale [mercoledì 8 aprile a Bagno a Ripoli, giovedì 9 aprile a Tavarnuzze e venerdì 10 aprile a Firenze].

     E ora come è consuetudine per celebrare la Pasqua puntiamo l’attenzione su papa Gregorio Magno il quale nell’anno 590 ha redatto - nel secondo Libro dei suoi Dialoghi - la Regola di San Benedetto che corrisponde, quando si parla di Genio del Cristianesimo, a un programma politico con una giornata che prevede: quattro ore per lavorare, quattro ore per studiare, quattro ore per pregare e o per riflettere, quattro ore per prendersi cura di sé e degli altri, otto ore per riposare: un programma che, attuato concretamente con la fondazione delle Abbazie, ha risollevato le sorti dell’Europa dopo “la cosiddetta caduta dell’Impero romano d’Occidente” provocando una Rinascita. Oggi sul progetto politico gregoriano bisognerebbe promuovere una riflessione universale [che diventa sempre più urgente] per promulgare e dare adito all’uguaglianza, alla giustizia, alla pace, alla solidarietà e alla misericordia, i valori dell’Umanesimo, proclamati come tali da tutti i grandi apparati della Storia del Pensiero Umano.

     E adesso, per concludere, come è tradizione, ricordiamo dai Dialoghi di Gregorio un frammento del programma di questo progetto che sintetizza da dove può iniziare la Rinascita: scrive Gregorio

Gregorio Magno, Dialoghi

La luce che risplende nelle tenebre dell’ignoranza è generata dallo studio, e chi studia comincia a risorgere. …

     E, di conseguenza, “studiare” cioè prendersi cura della propria anima, del proprio intelletto e del proprio corpo è un gesto pasquale per eccellenza da coltivare per rivendicare il nostro diritto-dovere all’Apprendimento permanente. Studiare è cominciare a risorgere perché lo studio è cura: stimola il sistema immunitario e rinfranca e ritempra lo spirito rendendoci consapevoli del fatto che non dobbiamo mai perdere la volontà d’imparare: per questo la Scuola è qui e il viaggio continua e infine - rispettando la tradizione di “far ruzzolare l’uovo” - scenda su tutte e su tutti noi l’augurio di una buona Pasqua di studio: studiare è cominciare a risorgere!...

 

 

 

 

 

 

Lezione del: 
Venerdì, Marzo 27, 2026