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SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO GALANTE SI SENTE LA NECESSITÀ DI COLTIVARE “L’ARTE DI IMPARARE UN’ARTE E DI METTERLA DA PARTE” …

Lezione N.: 
8

ASSOCIAZIONE ARTICOLO  34 - «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI»

PERCORSO DEL PENSIERO UMANO IN FUNZIONE

DELLA DIDATTICA E DELLA SCRITTURA

Prof. Giuseppe Nibbi

In viaggio sul territorio del Romanticismo galante  

11-12-13 febbraio 2026

SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO GALANTE

SI SENTE LA NECESSITÀ DI COLTIVARE

“L’ARTE DI IMPARARE UN’ARTE E DI METTERLA DA PARTE” …

     Questo è l’ottavo itinerario del nostro viaggio sul territorio del Romanticismo galante e, questa sera, siamo ancora in compagnia di Vivant Denon che come sapete nel 1785, dopo aver soggiornato a Pietroburgo, a Napoli e in Sicilia, torna a Parigi.

     Quando nel 1785 Vivant Denon torna a Parigi ha 38 anni ed è una persona agiata[avendo ereditato il sostanzioso patrimonio paterno. A Parigi ritrova vecchi amici tra i quali Jacques-Louis David che nel frattempo è diventato un famoso pittore. David lo fa entrare all’Accademia di Pittura e per Vivant Denon si aprono anche le porte di tutti i salotti.

     David è nato a Parigi nel 1748 [è quasi coetaneo di Vivant Denon, ha un anno di meno] in una famiglia della piccola borghesia parigina e, mostrando di aver talento fin da bambino per il disegno, viene fatto studiare alla Scuola d’Arte dove si mette in luce e viene assunto a corte dove trova dei maestri che gli permettono di perfezionare la sua tecnica, di sviluppare le sue doti e di arricchire il suo gusto.

     Di conseguenza ci dobbiamo domandare chi sono i suoi maestri e com’è l’ambiente artistico che in questi anni gravita intorno alla corte? Siamo come sapete al tempo di Madame de Pompadour [tra il 1745 e il 1765, il ventennio chiamato sui Libri di Storia “l’epoca della Pompadour”] la quale ama tutte le Arti e si dedica anche a praticare l’incisione: in questo periodo [detto “galante”] va di moda uno stile che viene chiamato “rococò”, dal termine “rocaille”, un tipo di decorazione fatto con pietre, rocce e conchiglie per giardini e grotte; a corte il pittore più rinomato è il parigino François Boucher [1703-1770] che diventa un esperto maestro nella tecnica dell’incisione e dell’acquaforte; come sapete il termine “incisione” risulta essere una delle parole-chiave del Romanticismo galante. Boucher dal 1727 al 1731 soggiorna a Roma dove si studia l’Arte antica e la cultura classica e quando torna a Parigi mette a frutto le sue competenze; viene accolto dal 1737 come professore all’Accademia di Francia dove disegna tappezzerie, dipinge pannelli decorativi e sovrapporte che rispondono ai motivi ricchi e vivaci della mobilia detta “in stile Luigi XV”.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Per conoscere “lo stile Luigi XV” potete navigare in rete, incuriositevi: potreste trovare un oggetto da sistemare in casa vostra… 

     Poi a rendere famoso François Boucher sono i suoi quadri mitologici di sapore “erotico” e per questo viene ammesso tra gli intimi di Madame de Pompadour che ama farsi ritrarre da lui anche sotto le sembianze di Venere, magari tenendo accanto a sé delle colombe: celebre è il dipinto Venere che gioca con due colombe.

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Utilizzando la rete potete osservare le opere di François Boucher, emblematiche dell’epoca del Romanticismo galante, incuriositevi…

     Madame de Pompadour, come sappiamo, è stata allieva di Boucher nell’arte dell’incisione e ha lasciato quella famosa collezione di medaglie che per uno strano gioco del destino ha permesso a Vivant Denon di entrare in diplomazia. Boucher inoltre ha ideato e realizzato per la Pompadour molti oggetti in porcellana di Sèvres, ma con la morte di Madame de Pompadour nel 1764 cambia l’orientamento della corte e anche Boucher viene messo da parte e, ormai anziano e sofferente di una progressiva cecità, si apparta e muore a Parigi nel 1770 nell’indifferenza generale. Gli ultimi due anni della sua vita Boucher li passa all’Accademia dove continua a insegnare, e tra i suoi allievi come sappiamo c’è anche Vivant Denon che desidera imparare l’arte dell’incisione e, come si dice: “impara l’arte e mettila da parte”: e imparare quest’arte ha giovato alla carriera di Vivant Denon.

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Voi avete imparato un’arte per metterla da parte?... 

Scrivete quattro righe in proposito…

     Ma noi stavamo parlando di Jacques-Louis David.

     Jacques-Louis David, cresciuto nel clima elegante e brillante della corte parigina all’epoca della Pompadour, ha avuto come maestro non solo François Boucher ma anche un altro pittore: Jean-Baptiste Siméon Chardin [nato a Parigi nel 1699]  il quale fin da bambino lavora con il padre che è un esperto ebanista, un costruttore di tavoli da biliardo, con tutto l’arredo, che riceve commissioni soprattutto dalla corte. Chardin, dopo essere stato da bambino a bottega dal padre, da adolescente frequenta gli studi di vari pittori e si mette in luce tanto da entrare a corte come pittore ufficiale: famoso, prima di tutto, come pittore di “nature morte”, con la sua arte che si distingue da quella di carattere edonistico del rococò. La cosiddetta “natura morta” riproduce oggetti inanimati [fiori, frutta, cacciagione, utensili domestici] in senso realistico ma secondo il particolare punto di vista sulle cose e sugli oggetti che ha l’autore. Scrive Chardin in una Lettera del suo nutrito Epistolario che si presenta come un trattato di estetica: «Chi ha mai detto che si dipinge con i colori? I colori vengono sì impiegati, ma per dipingere ci vogliono i sentimenti. In fondo tutte le nature morte dipingono la vita al sesto giorno della creazione, quando Dio e il mondo erano ancora soli senza gli umani.».

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Utilizzando la rete potete osservare “le nature morte” di Chardin, incuriositevi…

Quali soggetti avete rappresentato quando avete disegnato delle “nature morte”?... 

Scrivete quattro righe in proposito...

     Vivant Denon, nel testo di una Lettera, commentando il ritratto de La Gioconda cita Chardin e scrive in proposito: «Quel territorio lunare che fa da sfondo al ritratto de La Gioconda di Leonardo non è un paesaggio ma, come direbbe Chardin, è la più significativa “natura morta” della storia della pittura.».

     Chardin in gioventù ha avuto una vita piuttosto travagliata perché la morte prematura della moglie e del figlio ha reso più dolorosi i primi anni della sua carriera artistica ed è stato costretto ad accettare incarichi che lui considerava ingrati come la partecipazione al restauro degli affreschi di Rosso Fiorentino realizzati dal 1532 al 1535, nel castello di Fontainebleau; quest’opera l’ha svolta egregiamente sebbene la considerasse avvilente, ma ha dovuto ammettere - osservando lo stile “manieristico” [sinonimo di moderno] di Rosso Fiorentino - di aver maturato l’interesse per dipingere anche le figure umane e così avviene. Dal 1740 tutte le sue composizioni [e non solo “le nature morte”] di Chardin vengono molto apprezzate, e piacciono anche a Diderot che aveva fama di essere [e lo era] il più feroce critico delle opere messe in mostra nei Salons parigini [le esposizioni periodiche delle artiste e degli artisti contemporanei]; scrive Diderot in un articolo intitolato Capolavori a colpo d’occhio: «Oh Chardin! Tu non unisci semplicemente del bianco, del rosso, del nero sulla tavolozza, tu unisci la sostanza delle cose, l’aria, la luce che tu afferri con la punta del pennello e trasferisci sulla tela.». Il declino per Chardin, come per Boucher, ha inizio con la perdita graduale della vista per cui è costretto a dipingere solo pastelli: dirada la sua presenza ai Salons e perde clienti e notorietà, ed è costretto perfino a vendere la sua casa ed è David che lo assiste economicamente fino alla morte - avvenuta nel 1779 nell’indifferenza generale - perché lo considera con Boucher un suo maestro.

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Utilizzando la rete potete osservare le opere di Chardin, quelle a olio e i suoi celebri pastelli...  Quando Chardin si auto-ritrae si raffigura con la testa coperta in modo curioso e provvisto di grandi occhiali, incuriositevi…  In visita agli Uffizi e in rete potete ammirare il quadro di Chardin intitolato Fanciulla con volano del 1737 ca.: in attesa di qualcuna o di qualcuno con cui giocare [voi avete giocato al volano?]...

     Sta di fatto che Boucher e Chardin sono stati dei bravi maestri e con la pittura hanno ben rappresentato l’epoca del Romanticismo galante ancor prima della Letteratura e della Filosofia. Ma torniamo a parlare di David.

     Come sappiamo, l’educazione del giovane Jacques-Louis David avviene nel clima elegante e brillante della corte dove impara l’arte da maestri come Boucher e Chardin: egli è passato alla storia della pittura come il caposcuola del Neoclassicismo ma questa prerogativa non l’ha acquisita a Parigi ma durante il suo soggiorno a Roma dal 1775 quando gli viene attribuito il Prix de Rome [il Premio di Roma]: che cos’è il Prix de Rome?

     Le strutture fondamentali dell’arte nazionale francese sono le Accademie fondate nel 1600; due erano le Accademie più importanti: quella per le Lettere [chiamata l’Académie Française e voluta nel 1634 da Richelieu] e l’Accademia Reale di Pittura e Scultura [fondata nel 1648 dal pittore Charles Le Brun]; inoltre viene istituita anche l’Accademia Reale di Musica e Danza [da cui ha origine l’Opera di Parigi] fondata nel 1661 da Jean-Baptiste Lully [Giovanni Battista Lulli nato a Firenze nel 1632] il quale insieme a Molière, come abbiamo studiato in un recente viaggio, ha creato il modello della comédie-ballet [commedia in prosa con interpolazioni musicali e di danza: la prima comédie-ballet di Lully-Molière, come ricorderete, s’intitola Il borghese gentiluomo del 1670, che in rete potete visionare, incuriositevi...

     Ebbene, l’Accademia Reale di Pittura e Scultura assegnava ogni anno il Prix de Rome: una prestigiosa borsa di studio che consisteva in un soggiorno a Roma [e in Italia] durante il quale l’artista a cui veniva assegnato il premio poteva esercitarsi studiando i maestri antichi, i classici. Nei cinque anni che ha trascorso in Italia il giovane borsista Jacques-Louis David scopre la sua vera ispirazione e studia con passione l’arte antica e conosce i precursori della cosiddetta corrente neoclassica: il pittore Pompeo Batoni [1708-1787] e lo scultore Antonio Canova [1757-1822]. Il materiale e le centinaia di schizzi delle statue antiche che David raccoglie nel suo apprendistato romano gli sono sempre stati utili, e la sua fama si diffonde proprio grazie a opere di gusto antico come il Giuramento degli Orazi del 1784. Lo stile robusto e severo di David incarna gli ideali giacobini del suo amico Robespierre [come vedremo] e di questi ideali è diventato il simbolo il celebre dipinto intitolato La morte di Marat del 1793. Napoleone, erede della Rivoluzione, si avvale di lui e la pittura di David esprime fino al 1815 la politica culturale dell’impero. David, alla caduta di Napoleone, prende la via dell’esilio e si stabilisce a Bruxelles dove muore nel 1825.

     Se si osservano i dipinti di David che celebrano la gloria di Napoleone si nota che la forma di queste opere è classica, lo stile è robusto e severo ma in realtà i volti e gli atteggiamenti sono “romantici”, non è un condottiero che viene raffigurato bensì “un uomo galante”: il Neoclassicismo, in pittura e nelle arti, fa parte di quel movimento più ampio che è stato definito “Romanticismo galante”.

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Utilizzando la rete potete osservare le opere di Jacques-Louis David, incuriositevi…

     Le opere di Boucher, di Chardin e di David rappresentano bene l’epoca del Romanticismo galante che ha accenti mitici, erotici e neoclassici.

     Quando nel 1785 Vivant Denon torna a Parigi da Napoli, dove ha svolto attività diplomatica e studiato le bellezze artistiche e paesaggistiche del Sud d’Italia, il suo amico David, che è diventato un famoso pittore, lo fa entrare all’Accademia di Pittura e per Vivant Denon si aprono le porte di tutti i salotti. Nel 1788 però capisce che in Francia non tira una buona aria e allora, come abbiamo già detto, fa alcune scelte oculate: vende la sua collezione di vasi etruschi, affida al cognato l’amministrazione delle sue terre in Borgogna e riparte [molto volentieri] per l’Italia; prima soggiorna a Torino, poi a Parma, poi a Firenze, poi a Bologna e infine a Venezia dove si ferma per cinque anni fino al 1793.

     La Serenissima Repubblica Veneziana sta vivendo i suoi ultimi anni di splendore in un clima licenzioso e affascinante e scrive Vivant Denon: «Gli ambasciatori stranieri si abbandonano, in un clima da basso impero, a ogni sorta di eccessi libidinosi con le dame altolocate. Ma quest’atmosfera di decadenza, questa vigilia di morte ha anche una sua particolare dolcezza che produce uno strano effetto romantico.». E aggiunge anche: «A Venezia il tempo sembrava dilatarsi piacevolmente all’infinito. Ero affascinato da quel quietissimo soggiorno e dell’accoglienza cortese che mi fu fatta in molti luoghi.». A Venezia trascorre giornate gradevolmente riposanti fra caffè, ricevimenti e salotti, ed è in questa occasione che nel 1792 passa quell’indimenticabile serata al caffè Florian in compagnia di Élisabeth Vigée Le Brun, e poi frequenta assiduamente uno dei salotti più importanti d’Europa, quello di Isabella Teotòchi Albrìzzi: in questo salotto incontra Ippolito Pindemonte, Vincenzo Monti, Ugo Foscolo, Vittorio Alfieri, Antonio Canova, Melchiorre Cesarotti, Wolfang Goethe, Walter Scott, Lord Byron e molti altri personaggi che caratterizzano l’epoca del Romanticismo galante.

     Ma chi è Isabella Teotòchi Albrìzzi, immortalata nel 1792 in un ritratto Dagli occhi scintillanti, conservato al Museo dell’Arte di Toledo [che potete osservare in rete] da Élisabeth Vigée Le Brun assidua frequentatrice del suo salotto? Isabella Teotòchi Albrìzzi [1760-1836, e se dovessimo raccontare la sua vita dovremmo percorrere molti itinerari] è nata nell’isola greca di Corfù quando le isole Ionie appartenevano alla Repubblica di Venezia.

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Per conoscere Isabella Teotòchi Albrìzzi potete richiedere in biblioteca la biografia intitolata Isabella Teotòchi Albrìzzi di Adriano Favaro [Gaspari Editore, Udine 2003] e consultare il sito www.enciclopediadelledonne.it, incuriositevi...

     Isabella Teotòchi Albrìzzi, una delle più belle donne dell’epoca, ha dato prova di saper investire in intelligenza: nel suo salotto in mezzo secolo sono passate tutte le celebrità di questo periodo in modo che potessero dialogare affinché, scrive Isabella Teotòchi Albrìzzi: «la raffinatezza di pensiero dell’Illuminismo parigino potesse trovare una convergenza con il gusto di coltivare la seduzione e con il piacere di emanare fascino in modo galante.». Quindi, come faceva Vivant Denon a non sentirsi a casa sua nel salotto di questa intelligente signora e come faceva lei a non considerare Vivant Denon come un simbolo, le cui competenze galanti erano un modello da adottare nel suo salotto? Ed è anche per questo motivo che Vivant Denon è rimasto molto tempo a Venezia.

     Isabella Teotòchi Albrìzzi ha scritto una Vita di Vittoria Colonna, una biografia pubblicata nel 1812; poi ha scritto e ha ricevuto molte Lettere [e il suo Epistolario si è rivelato una miniera di informazioni per le studiose e gli studiosi], poi ha redatto un Libro particolarmente interessante che ha avuto ben quattro edizioni, la prima nel 1807 e la quarta nel 1826, intitolato Ritratti. Come sapete, l’uso del termine “ritratto” non è casuale:  si tratta di una parola-chiave [di un’idea-cardine significativa] dell’epoca del Romanticismo galante e Isabella Teotòchi Albrìzzi ritrae per iscritto gli ospiti del suo salotto, del suo “serraglio” come lo definisce ironicamente un torinese che scrive in francese e viaggia per l’Italia, l’abate Ludovico Di Breme [1780-1820, letterato, patriota risorgimentale, amico fraterno di Silvio Pellico con il quale ha fondato la rivista Il Conciliatore]. In questo Libro, scritto in stile giornalistico, Isabella Teotòchi Albrìzzi presenta una serie di personaggi [24] dei quali descrive l’aspetto e il carattere con un occhio attento, ironico e divertito,  coglie con leggerezza, ma anche con precisione, le manie, le fissazioni, le ossessioni, le smanie, le frenesie, le voglie, i capricci di queste persone famose come, per citarne alcune, Alfieri, Cesarotti, Bertòla de Giorgi, Monti, Canova, Byron, Pindemonte, Foscolo. Con Ugo Foscolo ha avuto anche una breve relazione sentimentale, ed è stata l’ispiratrice delle Ultime lettere di Jacopo Ortis e a lei Foscolo ha dedicato alcuni Sonetti, datati 1797, molto ispirati.

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In biblioteca potete richiedere il testo di Ritratti di Isabella Teotòchi Albrìzzi [pubblicato da Sellerio] per leggerne qualche pagina, incuriositevi...

     Nei Ritratti Isabella Teotòchi Albrìzzi fa un’acuta riflessione di carattere letterario sul Foscolo, leggiamola.

Isabella Teotòchi Albrìzzi, Ritratti

Foscolo tutte le volte che compone un Sonetto compone un’opera d’arte, sarà per questo che ogni suo verso è lo specchio di sé: egli è di bello aspetto e molto affascinante e ho avuto l’occasione di conoscere un poeta pari a Petrarca e agli elegiaci latini. Mi ha dedicato un sonetto di poesia eccelsa, ispirata al momento in cui viene la sera, versi impareggiabili, splendidi, sublimi. … «Forse perché della fatal quiete tu sei l’imago a me sì cara vieni, o Sera! E quando ti corteggian liete le nubi estive, e i zeffiri sereni, e quando dal nevoso aere inquiete tenebre e lunghe all’universo meni, sempre scendi invocata, e le secrete vie del mio cor soavemente tieni. Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme che vanno al nulla eterno; e intanto fugge questo reo tempo, e van con lui le torme delle cure onde meco egli si strugge; e mentre io guardo la tua pace, dorme, quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.»  In realtà questo meraviglioso aedo si fa l’autoritratto: il suo canto lo dedica solo formalmente a qualcuno e io gusto la circostanza fortunata ma sostanzialmente lo dedica a se stesso, e forse fanno sempre così i grandi poeti! …

     Isabella Teotòchi Albrìzzi mette in evidenza con benevolenza il narcisismo di questi personaggi, vanitosi molto più delle signore; e la parola “autoritratto”, con l’idea che contiene, non compare in modo casuale nella sua opera. E La Gioconda [ci si domanda] è forse l’autoritratto di Leonardo? Sono stati scritti fiumi d’inchiostro in proposito.

     L’opera Ritratti di Isabella Teotòchi Albrìzzi ci fa pensare [in funzione della didattica della lettura e della scrittura] a uno dei romanzi più significativi del dopoguerra intitolato I mandarini, scritto nel 1954 da Simone de Beauvoir [1908-1986]. “I mandarini” sono gli appartenenti a quel gruppo di intellettuali [Henri, Nadine, Anne, Dubreuilh, J.P. Sartre compagno di Simone de Beauvoir] che nel dopoguerra a Parigi hanno dato vita al movimento dell’esistenzialismo diventando famosi, e dei quali Simone de Beauvoir fa il ritratto [per iscritto] cogliendo le manie, le fissazioni, le ossessioni, le smanie, le frenesie, le voglie, i capricci di ciascuno di loro [avendoli conosciuti bene e utilizzando una forte dose di ironia] e disegnando anche la storia di una importante stagione intellettuale della seconda metà del ‘900.

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In biblioteca potete richiedere il romanzo I mandarini di Simone de Beauvoir per leggerne qualche pagina: non è un testo di facile lettura, va affrontato a piccole dosi [con il metodo del “LEGERE MULTUM”], ma permette di far partecipare chi legge ad un periodo significativo della nostra storia contemporanea, incuriositevi...

     Nel 1967 è apparso un altro importante romanzo di Simone de Beauvoir, del quale tre anni fa abbiamo letto alcune pagine, intitolato Una donna spezzata che è titolo di uno dei tre racconti che contiene [Una donna spezzata, L’età della discrezione e Monologo]. Ebbene questi tre racconti ci presentano il ritratto fisico e psicologico di tre donne: la prima il cui marito la informa di avere una relazione con altra donna e lei si sforza di non rifiutare questa situazione; la seconda è un’intellettuale, militante nella sinistra, il cui figlio decide di abbandonare l’ideologia prevalente in famiglia per condurre una vita, con un buon matrimonio e un buon lavoro, in quell’ambiente socialmente elevato e reazionario che lei combatte; la terza è una donna disturbata dalla depressione a causa di tutta una serie di disavventure per cui si difende fantasticando.

     Ma abbiamo citato quest’opera anche per dire [visto che il sorriso de La Gioconda continua a seguirci] che durante un’intervista rilasciata in occasione dell’uscita di questo romanzo, Simone de Beauvoir ha dichiarato: «In tutte le donne c’è un segno di qualcosa che si spezza, guardate la donna più ammirata di Francia e del mondo intero per la quale, ogni giorno migliaia di persone fanno la fila al Louvre: La Gioconda! È il ritratto di una sposa da esaltare per il suo essere fedele e prolifica, eppure nessun segno istituzionale la lega al suo ruolo: niente anelli, niente gioielli, niente simboli di potere su di lei! Anche Monna Lisa era una donna spezzata?». Si capisce che Simone de Beauvoir conosce le opere di Vivant Denon.

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Se non lo avete ancora letto potete richiedere in biblioteca il testo di Una donna spezzata di Simone de Beauvoir per leggerne qualche pagina, incuriositevi...

     Nel suo Libro intitolato Ritratti Isabella Teotòchi Albrìzzi  descrive [siamo già nel 1807] la figura di Vivant Denon come protagonista in quanto membro della Commissione delle Scienze e delle Arti aggregata alla spedizione di Napoleone in Egitto [e per capire di che cosa stiamo parlando dobbiamo attendere il prossimo itinerario quando seguiremo Vivant Denon in Egitto].

     Perché, ci si domanda, il ritratto di Vivant Denon scritto da Isabella Teotòchi Albrìzzi non contiene alcun riferimento esplicito di carattere affettivo sebbene abbia coltivato con lui un’intensa “amicizia amorosa”? A Venezia, come sempre, Vivant Denon si occupa di Arte, e in questo momento se ne occupa come “uomo d’affari”: la Serenissima Repubblica versa in una grave crisi economica e finanziaria e i nobili veneziani, rovinati dai debiti, sono costretti a vendere molti preziosi oggetti d’Arte e Vivant Denon compra e arricchisce le sue già notevoli collezioni; ma la mattina [nella sua casa al ponte dei Baretèri: visitatelo in rete] si dedica a insegnare l’Arte, impartisce gratuitamente Lezioni di disegno e di incisione e questo lo rende sospetto ai magistrati veneziani che lo schedano come «Francese, pericoloso soggetto in odore di giacobinismo»; ma lui, con questo modo di fare, persegue un obiettivo: siccome in Francia è in atto la Rivoluzione [e lui era stato amico di Luigi XV] vuole mandare un messaggio ai governanti della nuova Francia e, quindi, intesse buoni rapporti con il rappresentante del nuovo potere rivoluzionario francese a Venezia, il quale invia puntualmente le sue relazioni a Parigi descrivendo Vivant Denon come una specie di ambasciatore della nuova Francia; lui, per di più, inizia a leggere e a tradurre pubblicamente le Opere [poco gradite a Venezia] dei filosofi parigini [Montesquieu, Rousseau, Diderot, D’Alembert, Voltaire] i quali con le loro idee hanno preparato la Rivoluzione.

     In questo modo Vivant Denon si costruisce un curriculum rivoluzionario e nel 1793 il senato veneziano, anche in relazione a quello che sta succedendo a Parigi, prende dei provvedimenti contro i cittadini francesi: il nome di Vivant Denon viene inserito per primo nelle liste degli indesiderati, i suoi beni vengono confiscati e non serve neppure il patrocinio di Isabella Teotòchi Albrìzzi la quale si espone nel tentativo di difendere l’amico del cuore; lui, che ormai è diventato “il cittadino Vivant Denon, schedato come “intellettuale francese di idee rivoluzionarie”, deve ritornare a Parigi pur sapendo che in molti si sarebbero ricordati che in passato era coinvolto con l’Antico Regime, ma ormai non aveva altra scelta.

     Quando agli inizi di novembre del 1793 Vivant Denon si mette in viaggio da Venezia per tornare a Parigi [dopo aver soggiornato a Bergamo dal 2 al 5 novembre] percorre dal 6 all’8 novembre un itinerario particolare: transita sulla strada Priula, la cosiddetta via del sale [Via Mercatorum], che dal 1593 da Bergamo porta a Morbegno, in provincia di Sondrio, e poi attraverso il Passo di San Marco [1992 metri, coperto di neve da novembre ad aprile] raggiunge la Svizzera da dove prosegue per la Francia. Da Morbegno Vivant Denon invia una lunga Lettera a Isabella Teotòchi Albrìzzi nel testo della quale compone, con straordinaria efficacia descrittiva, un resoconto del suo viaggio avventuroso lungo la strada Priula, e questa Lettera è un vero e proprio reportage: un importante documento per la ricostruzione della realtà sociale e ambientale della Val Brembana di fine Settecento e, inoltre, è anche una Lettera d’amore.

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Si può percorrere oggi la via Priula [e conoscerne la storia] utilizzando una guida della Lombardia e navigando in rete, incuriositevi…

     Leggiamo ora la parte finale della Lettera di Vivant Denon all’amica del cuore.

Vivant Denon, A Isabella Teotòcchi Albrìzzi

Morbegno, 9 novembre 1793. 

Il mio primo pensiero è stato di informarmi dell’arrivo e della partenza delle Lettere. Sono raccomandato alla persona più importante del luogo che ha il miglior cuore del mondo ma, amica mia, qui non si odiano i francesi ma le derrate sono costose. Siamo qui in due in attesa di altri due in arrivo da Lugano, che è una città importante, da dove si dice siano stati mandati via perché su di loro si cominciava a mormorare. Ci crederesti che in tutto il paese, dove il sole non si vede che per tre ore, non c’è una stanza con un camino, solo un po’ di fuoco in cucina e in qualche casa una stufa, che diviene luogo pubblico dove si entra, si esce, si gioca, si beve? Sono ancora nella locanda e mentre ti scrivo batto i denti. Forse fra qualche tempo saprò parlare del prezzo del fieno, del frumento e delle castagne, ma finora non so dire nulla. Forse imparerò a mangiare e bere e dimenticherò di disegnare e leggere. Qui non ho amici al di fuori del mio giaciglio, lo guado con compiacimento, è il confidente dei miei pensieri, ed è sul ricordo di te che modello la mia condotta. Amica mia, come ci siamo ridotti! In che modo la sfortuna ci ha colpiti! Voglia il cielo che non seguano miseria e disperazione. Temo e sospetto di tutto. Mai si è tanto desiderato d’essere ingiusti.  Addio, non ho bisogno di dirti quanto ti adoro.

Tanto bene abbiano tutti coloro che lo meritano, tuo Vivant. …

     La Parigi che il cittadino Vivant Denon ritrova nel 1793 assomiglia poco alla città che ha conosciuto precedentemente.

     «Vivant Denon quando torna a Parigi da Venezia nel 1793 [scrive Anatole France in Notizie storiche su Vivant Denon del 1890] possiede l’arte di adattarsi alle circostanze e anche un certo fegato e una bella faccia tosta se, appena rientrato a Parigi, chiede e ottiene gli arretrati della sua pensione di diplomatico del governo francese al tempo di Luigi XV e inoltre, grazie all’appoggio di David, viene nominato incisore nazionale delle nuove monete.». Vivant Denon, per merito di aver imparato l’Arte, attraversa indenne il periodo del Terrore: sa tenersi sapientemente in disparte, osserva vittime e carnefici e ne fissa sulla carta con il lapis i volti e le espressioni.

     Il personaggio-chiave di questo travagliato periodo storico è Robespierre e Vivant Denon entra in contatto con lui ma non si espone. Il cittadino Maximilien-François-Isidore de Robespierre è nato ad Arras nel 1758 e questa cittadina del nord della Francia [l’antica capitale della regione dell’Artois posta sulla strada per raggiungere il passo di Calais] è celebre per la produzione, molto apprezzata da Vivant Denon, di quei famosi tessuti decorativi di grandi dimensioni, costruiti al telaio, che dal 1300 hanno preso il nome proprio dalla città di Arras: gli arazzi. Inoltre Arras possiede dei significativi monumenti tra i quali un famoso “befroi”: sapete che cos’è?

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Con una guida della Francia e navigando in rete fate una visita ad Arras, incuriositevi …

     Robespierre è un intellettuale intransigente, avvocato dall’eloquenza fredda e controllata, che viene eletto nel 1789 deputato agli Stati Generali e all’Assemblea costituente e diventa presidente del club dei giacobini; nel 1791 viene nominato accusatore pubblico [pubblico ministero] presso il tribunale di Parigi e quando la famiglia reale tenta la fuga da Parigi, conclusasi a Varennes nel giugno del 1791, Robespierre, in nome della laicità e dell’imparzialità della corte, nella sua funzione di pubblico accusatore nega l’inviolabilità del re e dispone con grande autorità l’arresto di tutti i membri della famiglia reale. Robespierre organizza e dirige, con Danton e Marat, l’insurrezione che nel 1792 spazza via l’inconcludente governo del partito dei girondini instaurando il governo della Convenzione nazionale con la costituzione del Comitato di Salute pubblica di cui diventa presidente.

     Stiamo brevemente ricordando questi avvenimenti [ci sono tanti Libri che documentano la Storia della Rivoluzione francese, potete consultarli] per farci un’idea del clima che si respira in Francia in questo momento [quando torna a Parigi Vivant Denon]. Alla Convenzione nazionale Robespierre sostiene l’accusa contro Luigi XVI per alto tradimento e la sentenza di condanna a morte viene eseguita il 21 gennaio 1793.

     La Convenzione nazionale deve fronteggiare il problema della guerra contro le monarchie europee che vogliono rovesciare la Repubblica, deve fronteggiare la crisi economica e l’insurrezione monarchica della Vandea. Nell’estate del 1793 viene assassinato Marat, membro del Comitato di Salute pubblica, dall’aristocratica girondina Carlotta Corday: questo fatto, raffigurato nel famoso quadro di David intitolato La morte di Marat, contribuisce a esasperare la situazione. Robespierre, presidente del Comitato di Salute pubblica, mobilita tutte le forze repubblicane e lancia la campagna per la difesa dello Stato, e il Comitato di Salute pubblica assume anche il compito di giudicare i sospetti di attività controrivoluzionaria: inizia così il periodo cosiddetto del Terrore e la vittima più illustre è la regina Maria Antonietta, ghigliottinata il 16 ottobre 1793.

     Questa è la situazione quando nel novembre del 1793 Vivant Denon torna a Parigi e assiste [con la leva di massa] alla costituzione di un esercito forte e disciplinato che sconfigge a Fleurus, nel 1794 le truppe della coalizione monarchica europea, che volevano invadere il paese. Assiste alle epurazioni volute da Robespierre all’interno della Convenzione nazionale, prima contro i radicali, accusati di disfattismo, poi contro i moderati, accusati di scetticismo e di affarismo, e assiste nel 1794 ai processi contro personaggi che hanno avuto un ruolo importante [Danton, Desmoulins, Lavoisier che vengono ghigliottinati]. Ma nonostante tutto questo “terrore” la Francia ritrova la sua sicurezza interna e le vittorie dell’esercito repubblicano evitano un’invasione straniera: paradossalmente “la cura Robespierre” ha funzionato e siccome i paradossi generano paradossi Vivant Denon assiste anche alla fine di Robespierre che ha un nemico subdolo che lui ha sempre combattuto duramente, un nemico che non ama l’incorruttibilità e la coerenza doti che devono essere riconosciute a Robespierre: il partito della borghesia affarista che organizza contro di lui una congiura che ha successo, e Robespierre viene arrestato e senza processo ghigliottinato il 10 termidoro, il 27 luglio 1794. Robespierre, con il testo del suo Testamento, denominato anche “Elogio della ghigliottina”], lascia un’eredità politica, e tutte le studiose e gli studiosi riconoscono “i meriti” che con orgoglio Robespierre [l’Egualitario, il Sanguinario, l’Incorruttibile] si attribuisce, e anche Vivant Denon con la sua solita prudenza glieli attribuisce.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Charlotte de Robespierre [1760-1834, sorella di Maximilien e Augustin de Robespierre] è stata una brava scrittrice e una delle sue opere, che potete richiedere in biblioteca, s’intitola Memorie sui miei fratelli [Sellerio editore, Palermo 1989], un Libro che è insieme un documento sulla Rivoluzione francese e una testimonianza tenera e appassionata di vita famigliare... «Nelle rivoluzioni [scrive Charlotte de Robespierre] ci sono due specie di persone, coloro che la fanno e quelli che se ne approfittano»... Incuriositevi...

     Leggiamo un frammento del Testamento politico di Robespierre.

Maximilien de Robespierre, Testamento politico

Il Comitato di Salute pubblica, da me presieduto, si è dotato dell’energia necessaria per resistere all’offensiva politica della borghesia scettica e affarista in modo da raggiungere l’obiettivo di uno stato democratico in grado di realizzare un’effettiva uguaglianza tra le persone. Il Comitato di Salute pubblica ha chiesto al paese un pesante tributo di sangue e se ne assume la responsabilità, e me ne assumo la responsabilità, ma mi assumo anche il merito, in questi anni, di aver sconfitto il disegno della borghesia affarista di impossessarsi, solo a proprio profitto, dei vantaggi sociali portati dalla Rivoluzione e dalla Repubblica. Inoltre sotto la guida del Comitato di Salute pubblica è stato debellato il progetto delle monarchie europee di restaurare il potere monarchico in Francia. Non ho niente di cui rimproverarmi, lo conferma l’appellativo che è stato accostato al mio nome e che porto con me sul patibolo: l’Incorruttibile. A questo titolo terrò fede fino alla fine. Durante il periodo del governo del Comitato di Salute pubblica la ghigliottina ha lavorato incessantemente, questo è avvenuto per la difesa della Rivoluzione dagli attacchi dei nemici interni ed esterni, e anche questo ha consentito alla Francia di diventare il primo stato democratico di libere cittadine e cittadini nella storia d’Europa. …

     E, quindi, prende il potere la borghesia affarista che Robespierre aveva tenacemente combattuto e, nel 1795, il potere esecutivo passa a un Direttorio di cinque membri.

     Vivant Denon vive appartato ma succede qualcosa per cui dovrà con cautela agire.

     La sera dell’8 termidoro 1794, alla vigilia del complotto contro Robespierre, Jacques-Louis David è uno dei pochi che si schiera con l’Incorruttibile e, di conseguenza, viene arrestato. David è in pericolo e allora Vivant Denon decide di esporsi e, con diplomazia, un’Arte che conosce bene, comincia ad adoperarsi per salvare l’amico: approfitta del fatto che con il governo del Direttorio si riaprono i salotti e Vivant Denon, che conosce l’Arte del vivere in società, comincia a frequentarli; è così che dopo alcuni mesi riesce a ottenere la scarcerazione di David e l’archiviazione del suo caso sostenendo la tesi che «un artista come David può essere più utile da vivo [piuttosto che da morto] al nuovo regime borghese.». Certo che a lui, che ha conosciuto l’epoca di Madame de Pompadour, questa Parigi, dove i nuovi ricchi sono degli affaristi senza scrupoli e si lasciano andare all’ostentazione del lusso, appare piuttosto volgare, grossolana, ordinaria, sconcia, triviale, scurrile, sguaiata, sciatta, zotica, maleducata, ignobile, sboccata [e questi sono i termini che usa Vivant Denon e, con questi termini, ci fa pensare a oggi, un’epoca che ricorda spesso il clima del Direttorio. Ebbene, l’epoca del Direttorio, per la corruzione e la spregiudicatezza dei suoi membri, ha portato la Francia al disastro economico aprendo la strada a un nuovo colpo di Stato quello del 18 brumaio [del 10 novembre] 1799: ma questo è un capitolo successivo della storia, e ora è importante [pensa Vivant Denon dopo aver contribuito alla scarcerazione di David] che a Parigi e in Francia si torni a promuovere l’Arte.

     Vivant Denon pensa che i nuovi potenti [che lui non ama e non stima: Barras, Carnot, Sieyès, Ducos, Talleyrand] possano tuttavia essere utili al suo progetto di promozione dell’Arte. Si racconta che una sera, all’inizio dell’estate del 1798 in casa di Talleyrand, Vivant Denon abbia cominciato a parlare con un giovane generale distintosi in Italia contro gli Austriaci, al quale ha offerto il proprio bicchiere di limonata perché lui aveva sete ma non riusciva ad avvicinarsi al buffet [primo perché aveva le braccia corte, secondo perché era più abituato sui campi di battaglia che in società]: e che cosa si sono detti dopo essersi presentati? Questo giovane generale ha detto di chiamarsi Bonaparte [e ha un nome altisonante: Napoleone] e, se vogliamo giocare con le parole, bona-parte della vita a venire di Vivant Denon, dal 1798 per più di 15 anni, sarà influenzata da questo incontro.

     Questo giovane generale, su mandato del governo francese, sta partendo al comando di un esercito per l’Egitto [per infastidire gli Inglesi] e Vivant Denon decide di partire con lui, ma non è la spedizione militare che lo attira bensì l’Arte della favolosa terra delle piramidi, dei geroglifici, dei faraoni. Questa idea lo accomuna a Leonardo da Vinci nel senso che Leonardo spesso si è proposto ai potenti del suo tempo come ingegnere militare, non per spirito guerresco, per poter sperimentare la sua Arte. Leonardo, secondo Vivant Denon, potrebbe aver affidato al sorriso enigmatico de La Gioconda un messaggio che suona come un monito: «Impara l’Arte perché è l’Arte che fa diventare le persone pensanti in proprio favorendo il loro apprendistato cognitivo e dando senso alla loro vita!». E [siccome una cosa tira l’altra] Vivant Denon in una Lettera a Isabella Teotòchi Albrìzzi del 1796 scrive: «Mia cara, ho sempre tenuto in considerazione il monito “impara l’Arte e mettila da parte” che, come di certo ricorderai, risalta nel testo di una commedia dell’illustre Carlo Goldoni, poco ben visto a Venezia, che abbiamo avuto il piacere di leggere insieme, e il fatto di aver messo da parte più di un’Arte mi ha permesso di salvare un amico», David che - come sapete - si era schierato dalla parte di Robespierre.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

La commedia di Carlo Goldoni del 1751 citata da Vivant Denon [Goldoni muore a Parigi nel 1793, l’anno del ritorno a Parigi di Vivant Denon] s’intitola L’avventuriere onorato e il protagonista di quest’opera, il veneziano Guglielmo, [giunto avventurosamente a Palermo dopo un naufragio, s’insinua nell’alta società palermitana, con garbo e capacità di seduzione [Goldoni precorre il Romanticismo galante?], raccontando di aver esercitato più Arti [quella del medico, dell’avvocato, del maestro, del mercante, del cancelliere, del segretario, del commediografo] e nel testo di questa commedia compare per la prima volta per iscritto la locuzione popolare “impara l’arte e mettila da parte” e per questo Vivant Denon la cita… Il regista Luigi Squarzina nel 1992 ha scritto una riduzione di questa commedia [Luigi Squarzina, L’avventuriere onorato”, Marsilo Editori] che potete richiedere in biblioteca, incuriositevi...

     Nel 1798 Vivant Denon parte con la spedizione di Napoleone in Egitto e vive una straordinaria avventura destinata a influenzare la moda dell’epoca romantica: una moda che non è mai venuta meno e che ha preso il nome di “egittomania”: ebbene, quali frutti dà questa moda e chi è in questo caso la signora che raccomanda Vivant Denon perché possa partecipare a questa spedizione? C’è sempre una qualche signora che lo favorisce nelle varie fasi della sua vita.

     Per rispondere a queste domande bisogna procedere con lo spirito utopico che lo studio porta con sé consapevoli del fatto che non dobbiamo mai perdere la volontà d’imparare, per questo la Scuola è qui e, proprio perché lo studio è cura, il viaggio continua…

 

 

 

 

 

Lezione del: 
Venerdì, Febbraio 13, 2026