ASSOCIAZIONE ARTICOLO 34 - «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI»
PERCORSO DEL PENSIERO UMANO IN FUNZIONE
DELLA DIDATTICA E DELLA SCRITTURA
Prof. Giuseppe Nibbi
In viaggio sul territorio del Romanticismo galante
8-9-10 ottobre 2025
IL TRADIZIONALE RITUALE DELLA PARTENZA PREVEDE
LA DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI DEL PERCORSO DI STUDIO
Ben venute e ben venuti a Scuola! Ben tornate e ben tornati a frequentare un Percorso di Storia del Pensiero Umano in funzione della didattica della lettura e della scrittura, un’esperienza che dal 1° ottobre 1984 propone un tirocinio di Apprendistato cognitivo nell’ambito della Scuola pubblica degli Adulti e, quindi, questo è il 42° anno di attività.
Qualsiasi viaggio, reale o metaforico che sia, ha inizio con la partenza, e la partenza per un viaggio [la sua preparazione e il momento stesso del partire] corrisponde sempre a “un rito” e il nostro tradizionale “rituale della partenza”, che si ripete ogni anno, ma per loro natura i rituali sono ripetitivi, potrebbe risultare noioso se non fosse insostituibile perché la sua celebrazione è un atto necessario per conoscere la “natura didattica” e gli “obiettivi formativi” del Percorso che stiamo per intraprendere.
Il compito primario della Scuola è quello di promuovere “la coltura” in quanto il termine “cultura”, che deriva dal verbo “coltivare”, definisce prima di tutto il manifestarsi del fenomeno “dell’imparare a imparare”, e la Scuola si frequenta a ogni età, per tutto l’arco della vita, principalmente per questo motivo; e siamo persone vitali fino a quando coltiviamo la volontà di imparare e, di conseguenza, prima di partire per un viaggio di studio ci dobbiamo sempre domandare: come si sviluppa il processo di Apprendimento per poterlo gestire in modo autonomo? Molte e molti di voi sanno già rispondere a questo interrogativo ma, in primis, le cose ripetute giovano all’Apprendimento - «repetita iuvant», dicevano i Latini - e poi i rituali sono ripetitivi e la partenza è un rito, un rito che invita alla riflessione.
L’Apprendimento, l’attività dell’imparare, si sviluppa attraverso sei azioni privilegiate - conoscere, capire, applicare, analizzare, sintetizzare, valutare - che non agiscono in ordinata successione come, in modo funzionale, le abbiamo ora elencate, ma operano insieme alla memoria attraverso una serie di rapporti simultanei condizionati da vari fattori. Alle dipendenze di queste “sei azioni cognitive principali” per corroborarne l’efficienza, ci sono altre quaranta azioni conseguenti [le cosiddette “azioni cognitive sussidiarie” che ora non elenchiamo]; una persona è capace a investire in intelligenza quando sa utilizzare al meglio le azioni cognitive [soprattutto le sei azioni principali] e, di conseguenza, nel corso di ogni itinerario di ogni Lezione, ci eserciteremo come stiamo già facendo ad attivare queste azioni: quindi, si viene a Scuola per imparare a conoscere, a capire, ad applicare, ad analizzare, a sintetizzare e a valutare. Quindi, quando si entra nel sistema [nell’Officina] dell’Apprendimento permanente, piuttosto che farsi interrogare, ci si deve domandare: che cosa è utile “conoscere”, che cosa è necessario “capire”, come ci si deve “applicare” e che cosa significa, sul piano dell’Alfabetizzazione funzionale e culturale, “analizzare”, “sintetizzare” e “valutare” per poter “investire in intelligenza, per dedicarsi allo studio, visto che studium e cura, in latino, sono sinonimi”? E allora procediamo con ordine.
* Per investire in intelligenza è necessario “conoscere” il significato delle parole-chiave della Storia del Pensiero Umano, e nel corso di questi anni abbiamo conosciuto un ampio catalogo di parole-chiave, e le parole-chiave danno forma ai paesaggi intellettuali rendendoli osservabili e intelligibili: la parola crea.
* Per investire in intelligenza è necessario “capire” il significato delle idee-cardine della Storia del Pensiero Umano, e in questi anni abbiamo compreso, come idea di fondo, che “la condizione umana” [la qualità della vita degli umani] è stata influenzata negativamente dal mancato riconoscimento del diritto-dovere delle persone all’Apprendimento permanente, come se non fosse un diritto ma un lusso.
* Per investire in intelligenza è necessario “applicarsi” costantemente nell’esercizio della lettura [quattro pagine al giorno per dieci minuti al giorno, e il termine latino LEGERE MULTUM significa: leggere poco per volta ma con cadenza regolare, usando la massima attenzione. L’acquisizione di questa buona abitudine quotidiana garantisce la possibilità di LEGERE MULTA: molte pagine nel giro di poco tempo]; inoltre, è necessario anche “applicarsi” costantemente nell’esercizio della scrittura,quattro righe al giorno: si legge e si scrive per dare fluidità al processo di apprendimento [e, ancora una volta, ma i rituali sono ripetitivi, ricordiamo che cosa scrive in proposito l’eminente studiosa dei meccanismi cerebrali Rita Levi Montalcini: «La lettura giornaliera di almeno quattro pagine di buona Letteratura e la scrittura di almeno quattro righe contenenti un pensiero autobiografico sono esercizi che preservano l’elasticità dei neuroni, le cellule del cervello, contribuendo al mantenimento della salute della persona»]. “Leggere e scrivere” sono, come sappiamo dall’attività di ricerca degli Osservatori preposti, due attività fortemente trascurate dalla stragrande maggioranza delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese: le persone che nella fascia tra i 18 e i 65 anni - la fascia “attiva” della popolazione - si dedicano costantemente a leggere sono il 13% e a scrivere sono l’11% e questo perché l’81% delle persone adulte soffrono di “debolezza cognitiva” e non possiedono gli strumenti necessari per dedicarsi all’esercizio della lettura e della scrittura.
* Per investire in intelligenza è necessario “analizzare”, e questa azione consiste nel catalogare, nel mettere in ordine i pensieri che si formano ininterrottamente nella nostra mente: è necessario che la persona impari a fare ordine perché la mente produce pensieri a ciclo continuo e bisogna, oggi più che mai, evitare la confusione mentale imparando a gestire l’azione dell’analizzare altrimenti la persona si ritrova ad avere una testa ingorgata.
* Per investire in intelligenza è necessario “sintetizzare”, un’azione che consiste nella scelta di uno dei pensieri - quello che ci sembra più significativo - che abbiamo catalogato nella nostra mente facendo l’analisi e scrivendolo in forma concisa, in modo essenziale: un pensiero contenuto in quattro righe scritte [per raccontare, per descrivere, per informare, per esprimere, per interpretare, per argomentare] dà forma a un oggetto concreto, il testo, in cui si manifesta la nostra attività intellettuale.
* Per investire in intelligenza infine è necessario “valutare”, e valutare significa essere consapevoli di sovrintendere all’iter del nostro percorso di apprendimento. Ciascuna e ciascuno di noi, itinerario dopo itinerario, deve domandarsi: «Quante parole-chiave ho conosciuto, quante idee-significative ho capito, ho letto quotidianamente alcune pagine con attenzione, quanti pensieri ha catalogato la mia mente, e di quale pensiero ho fatto la sintesi scrivendolo?».
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
In quale ordine di importanza - secondo le vostre esigenze di oggi - elenchereste questi obiettivi: conoscere le parole-chiave, capire le idee significative, applicarsi nella lettura, analizzare i propri pensieri, sintetizzare un pensiero scrivendolo, valutare il proprio apprendimento?... Non rinunciate a scrivere il vostro parere in proposito perché esercitarsi a scegliere serve per tenere il passo sull’itinerario dell’apprendimento...
Avete in mano e sotto gli occhi un fascicolo intitolato REPERTORIO E TRAMA ... che è lo strumento che ci consente [e, in questo momento, state facendo questo esercizio] di orientarci meglio sul nostro cammino per favorire l’azione di conoscere e di capire e, inoltre, ci propone un compito per sostenere l’azione dell’applicarci nell’uso dell’analisi, della sintesi e della valutazione. E, a questo proposito anche in relazione a questo oggetto cartaceo che deve essere stampato, l’Associazione Articolo 34, che ci permette di avere uno status giuridico, deve sostenere qualche spesa. Riceverete circa 150 pagine di REPERTORIO E TRAMA ..., materiale fotocopiato presso la Scuola “Francesco Redi” di Bagno a Ripoli, e perciò è necessario versare un contributo a questo Istituto [lo scorso anno, così come l’anno precedente, il contributo versato alla Scuola è stato di 700 €. a fronte di una produzione di circa 28.000 pagine!]. Inoltre prevediamo di versare all’Associazione Il cuore si scioglie della Coop. un contributo di 1000 €., e poi prevediamo di donare un contributo all’Associazione AISLA per la ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica, e di donare un contributo anche alla Cooperativa delle Donne dell’Associazione Mexiquemos. Inoltre l’Associazione Articolo 34 deve obbligatoriamente e ha già stipulato un’Assicurazione con un costo di 700 €. In questi anni per la copertura di queste spese con l’approvazione dei gruppi scolastici è stato versato un contributo volontario di 15 €.: sebbene sia necessario è comunque - come prevede la Statuto dell’Associazione - un contributo volontario, e dalla prossima settimana lo potete versare in questo contenitore sotto l’occhio vigile di Giuseppe Verdi; inoltre, per incrementare la raccolta e per raggiungere gli obiettivi programmati ogni settimana, volendo, potete mettete “uno spicciolo” in questo altro apposito contenitore blu, il colore delle energie intellettuali: con questi gesti abbiamo sempre prodotto il materiale necessario e nel nostro piccolo abbiamo coltivato la solidarietà, ed è proprio sulla scia del il verbo “coltivare” che continua la celebrazione del rituale della partenza.
Nel viaggio dello scorso anno abbiamo attraversato un tratto del vasto territorio del Romanticismo, quello del cosiddetto “Romanticismo titanico”, in cui si è sentita costantemente l’influenza del pensiero di Immanuel Kant [1724-1804]: Kant, con le sue opere [la Critica della ragion pura, della ragion pratica e del giudizio], ha promosso un’approfondita riflessione, ripresa dalle intellettuali e dagli intellettuali “romantici”, su come si possa coltivare al meglio la conoscenza e favorire al meglio il processo dell’Apprendimento; questa riflessione ha fatto emergere una serie di parole-chiave contenenti delle idee-cardine che hanno condizionato la cultura contemporanea. Queste parole-chiave - che danno forma al territorio del Romanticismo delle quali abbiamo studiato i significati - sono state catalogate e come ricorderete hanno dato forma al tradizionale Questionario di fine anno.
Il Questionario che abbiamo compilato al termine del Percorso dello scorso anno [al quale hanno risposto 107 persone] comprendeva sei parole-chiave legate ad altrettante idee-significative che la corrente del Romanticismo titanico ci ha lasciato in eredità e che costituiscono il primo albero genealogico lessicale dell’età romantica: la parola “teatro” relativa all’idea che il teatro deve avere una funzione morale e deve educare la coscienza della persona in modo da favorire un cambiamento qualitativo della società; la parola “poesia” relativa all’idea che la poesia è un vero e proprio strumento di conoscenza della realtà, tanto della realtà materiale che di quella sentimentale; la parola “romanzo” relativa all’idea che il romanzo - di formazione, sentimentale e fantastico - è il genere letterario più importante per favorire l’istruzione della persona; la parola “popolo” relativa all’idea che in ogni epoca le classi popolari, anche se oppresse, hanno saputo dare con il loro pensiero - divergente rispetto ai poteri costituiti - un contributo originale e insostituibile alla storia dell’Umanità; la parola “interiorità” relativa all’idea che la persona deve sviluppare la propria interiorità [valere nell’intimo] altrimenti non potrà coltivare idee, pensieri, e soprattutto non potrà manifestare all’esterno azioni sociali e politiche efficaci; la parola “bellezza” relativa all’idea che coltivare il bello significa imparare a coltivare il buono in quanto educarsi al bello significa educarsi al bene.
Naturalmente queste parole,[che ci permettono di riassumere ciò che abbiamo imparato durante il viaggio dello scorso anno, assumono il ruolo di “categorie [ci suggerisce Kant, che ci ha insegnato a utilizzare le categorie dell’intelletto per imparare ad apprendere]”, cioè sono dei termini “a vasto raggio di azione”; e, siccome il pensiero e il linguaggio vanno di pari passo, queste parole hanno assunto, e continuano ad avere, un ruolo d’importanza fondamentale per conoscere, per capire e per applicarci nella realtà in cui viviamo.
Quali sono i risultati delle nostre scelte? Leggete le parole:
la bellezza l’interiorità
il romanzo il popolo
il teatro la poesia
Le parole che, con uno scarto di appena un punto, hanno ottenuto più consensi sono “la bellezza e l’interiorità”, seguite con un alto numero di consensi dalle parole “il romanzo e il popolo”, ma anche le parole “il teatro e la poesia” hanno ottenuto un buon numero di consensi, infatti sono sei parole importanti e l’esercizio della scelta presentava delle difficoltà [l’atto razionale e quello irrazionale erano in forte contrasto] e, quindi, non resta che continuare a riflettere investendo in intelligenza sulla potenzialità che hanno queste parole.
Si sa che il diritto-dovere all’Apprendimento permanente è strettamente legato al tema della Parola [«In principio è la Parola»], e al fatto che l’uso delle parole deve essere ben insegnato: le parole sono preziose perché, come tante volte abbiamo detto, “la parola crea”, ed è attraverso la parola che si sviluppa il pensiero, ed è il linguaggio che rende fecondo ogni investimento in intelligenza.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Quale pensiero, liberamente espresso con quattro righe di scrittura, mettereste accanto a ognuna di queste parole [a largo spettro] - la bellezza, l’interiorità, il romanzo, il popolo, il teatro, la poesia - che costituiscono nell’ordine che gli abbiamo dato il primo albero genealogico lessicale che l’età romantica ci ha lasciato in eredità ... Non rinunciate a dare forma di pensiero a ciascuna di queste parole: esercitatevi a investire in intelligenza...
E ora, dopo aver celebrato brevemente la prima parte del tradizionale rituale della partenza, necessario per chiarire la natura e gli obiettivi del nostro Percorso, dobbiamo metterci in cammino: dove ci troviamo, come si configura il nostro punto di partenza e quale direzione dobbiamo prendere?
Nel momento della partenza, per quanto riguarda lo spazio, ci troviamo ancora all’interno del vasto territorio [nel quale abbiamo già viaggiato durante lo scorso anno scolastico] del Romanticismo. Nel viaggio dello scorso anno abbiamo attraversato la parte detta “titanica”; ora stiamo per entrare, attraverso un confine molto labile, in quella detta “galante”; poi, per quanto riguarda il tempo, ci troviamo nell’ultimo decennio del ‘700, un periodo per molti motivi particolarmente importante per la Storia del Pensiero Umano [sappiamo, tanto per fare un esempio, che nel 1790 è stata pubblicata la Critica del giudizio di Immanuel Kant].
Le sei parole-chiave del Questionario [che funge per noi da punto di partenza nel cuore del territorio del Romanticismo e costituiscono la sintesi di ciò che abbiamo imparato durante il viaggio scorso] - la bellezza, l’interiorità, il romanzo, il popolo, il teatro, la poesia, secondo l’ordine in cui le abbiamo scelte - con i loro significati e le idee-cardine che contengono, hanno favorito come sappiamo la nascita di un particolare clima culturale che ha spronato le intellettuali e gli intellettuali [quelli che abbiamo incontrato durante il viaggio dello scorso anno] a interrogarsi, in particolare, sul valore dell’Arte e della genialità artistica. Questo dibattito ha determinato una serie di fatti importanti e ha avuto, come tutti i dibattiti che si rispettano, dei risvolti concreti: uno di questi esiti positivi consiste nella progettazione e nella costruzione di un nuovo “spazio pubblico” nel quale raccogliere Oggetti d’Arte in modo da creare un ambito nel quale le persone possano riflettere collettivamente in funzione dell’Apprendimento sul significato e sul valore dell’Arte e della genialità artistica; così succede che nell’ultimo decennio del ‘700 si assiste all’apertura, nelle più importanti città europee, di nuovi spazi pubblici che sono stati chiamati “musei”.
Tutte e tutti noi sappiamo che cosa sia un museo, ebbene, il museo, così come lo conosciamo come istituzione, prende forma [mediante un’operazione di carattere intellettuale nell’ambito della Storia del Pensiero Umano] nell’ultimo decennio del ‘700. E, quindi, il primo termine significativo [quello che ci permette di passare il confine e c’introduce in quella parte del territorio del Romanticismo cosiddetto “galante”] corrisponde alla parola-chiave “museo”.
La prima riflessione che dobbiamo fare in proposito è che questo termine, sul piano formale, risulta essere un vocabolo di sintesi in relazione alle sei parole [la bellezza, l’interiorità, il romanzo, il popolo, il teatro, la poesia] che delineano lo spazio da cui stiamo per partire perché: il museo non è forse anche “un teatro” dove viene messa in scena la Storia dell’Arte, perché il museo non è forse il luogo dove dagli oggetti raccolti traspare “la poesia”, perché il museo non è forse il luogo dove poter sviluppare la trama di “un romanzo”, perché il museo non è forse il luogo dove “il popolo” può istruirsi, perché il museo non è forse il luogo dove misurarsi con i valori de “l’interiorità”, perché il museo non è forse il luogo dove “la bellezza” è di casa? Quando si entra in un museo bisognerebbe essere consapevoli di questa [filosoficamente parlando] disposizione concettuale.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Secondo voi quale di queste affermazioni - il museo è “un teatro”, il museo ispira “la poesia”, il museo è come la trama di “un romanzo”, il museo è il luogo d’istruzione per “il popolo”, il museo arricchisce “l’interiorità” della persona, il museo è la sede de “la bellezza” – in quale ordine di importanza disporreste queste asserzioni?…
Esercitatevi a investire in intelligenza, per questo si frequenta la Scuola…
Perché è stato utilizzato il termine “museo” per definire l’istituzione di cui stiamo parlando? Procediamo con ordine partendo dal principio.
La Storia del Pensiero Umano, in origine, ha ereditato la parola-chiave “museo” dal pensiero e dall’azione della poetessa Saffo di Mitilene, e Mitilene, come sapete, è il capoluogo dell’isola di Lesbo, una delle Sporadi settentrionali nel Mar Egeo, di fronte alla Ionia. Saffo è nata a Ereso, piccolo centro dell’isola di Lesbo, intorno al 630 a.C. ed è morta a Leucade, una delle isole Ionie, nel 570 circa a.C.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Fate una visita - con la guida della Grecia e navigando in rete - all’isola di Lesbo nell’Egeo e all’isola di Leucade nello Ionio, incuriositevi che la curiosità stimola la mente a investire in intelligenza…
Saffo è la più importante poetessa dell’antichità ed è stata soprannominata “la Decima Musa” [la cultura orfica attribuisce a Socrate questa definizione poi ripresa dai grammatici alessandrini che hanno ordinato l’Opera poetica di Saffo]; a Mitilene ha aperto una Scuola chiamata “Casa delle Muse o Museo”: quindi, in origine, il museo è una Scuola in cui vengono educate le fanciulle insegnando loro, prima di tutto, a leggere, scrivere e far di conto e poi educandole al canto, alla musica e a tutte le arti. Saffo reagisce al fatto che, nella società in cui vive, l’educazione intellettuale non venga impartita alle donne. Saffo ritiene che la sensibilità femminile abbia un suo specifico che si traduce anche sul piano intellettuale, e ribadisce che c’è un modo di sentire e di pensare al femminile. Per emanciparsi, afferma Saffo, le donne non devono aspirare a diventare come gli uomini [«Come possono meritare onore gli Achei sul cuor della terra se fanno l’amore così come combattono in guerra?», frammento da Inno ad Afrodite] ma devono coltivare il loro modo di sentire e di pensare; se mai, ritiene Saffo, sono gli uomini che devono avvicinarsi alla ragionevolezza e, soprattutto, al sentimento e al pensiero femminile, e quando questo avvicinamento avviene determina sempre un miglioramento nei rapporti umani e sociali.
Che cosa intende Saffo per “specificità femminile”? Saffo sintetizza questo concetto in un verso poetico attraverso un’idea entrata a far parte della sapienza poetica e filosofica della Storia del Pensiero Umano rappresentata dalla parola greca “abrosyné” [un termine che abbiamo incontrato più volte in questi anni in diversi contesti]: che significato ha la parola greca “abrosyné”? Per tradurre questa parola greca in italiano [e non solo in italiano] sono necessarie, come forse ricorderete, quattro parole: l’abrosyné è una qualità che mescola insieme “la delicatezza, lo splendore, la grazia e il gusto”.
E allora: che cos’è il museo? Il museo è una Scuola nella quale si sviluppa un processo educativo, e che, nella sua dimensione intellettuale, è lo spazio dell’abrosyné: è il luogo che raccoglie la delicatezza, lo splendore, la grazia e il gusto, prerogative che si acquisiscono attraverso un tirocinio di apprendistato cognitivo, di studio. E oggi ci domandiamo perché questa istituzione, legata a questo nome, il Museo, abbia perduto la sua funzione originaria, comunque, per fortuna, dalla fine del ‘700 in avanti i musei si sono moltiplicati nel Mondo [con la contraddizione che un certo numero sono affollatissimi mentre altri, pur degni di questo nome, sono deserti].
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Nel mondo ci sono grandi e piccoli musei: qual è il museo più bello che – in relazione alla delicatezza, allo splendore, alla grazia e al gusto - avete visitato imparando più cose?…
Scrivete quattro righe in proposito…
Perché il museo ha perso la sua prerogativa originaria strettamente legata al significato del suo nome, cioè quella di essere una Scuola nella quale si sviluppa un processo educativo, ed è diventato, dal punto di vista strutturale, un posto dove ci sono depositati ed esposti alla vista molti quadri, molte statue, molti oggetti d’Arte? Per rispondere bisogna procedere con ordine tenendo conto del fatto che stiamo ancora celebrando il tradizionale rituale della partenza seguendo la scia della parola-chiave “museo” sul confine tra la parte “titanica” e quella “galante” del territorio del Romanticismo.
Il Museo [o “la Casa delle Muse”] è in principio la Scuola fondata dalla poetessa Saffo in cui si apprende a dar forma a oggetti d’Arte soprattutto a “testi in versi”, frutto della parola poetica utilizzata per esprimere ragionamenti, sensazioni e sentimenti; questi oggetti devono risultare un mezzo e non un fine, e questo lo si capisce dal fatto che nella sua Opera - della quale ci restano solo dei Frammenti lirici molto significativi in cui prevale il tema amoroso - Saffo ha promosso già al tempo dell’Età assiale della Storia, più di 2500 anni fa una profonda riflessione sul tema dell’educazione e dell’insegnamento [il testo poetico è un mezzo finalizzato a far sì che la persona si eserciti nell’uso delle azioni dell’Apprendimento], e questa riflessione ha influenzato anche il pensiero di Socrate [470 o 469 a.C. - 399 a.C.] in campo educativo.
La figura di Saffo e quella di Socrate [vissuto un secolo dopo] sono state spesso messe in parallelo dalla cultura orfica perché hanno auspicato la creazione di un valido metodo d’insegnamento per iniziare le persone alla sapienza poetica e alla saggezza filosofica. Tanto Saffo [nel programma del suo museo] quanto Socrate [nel metodo della sua Scuola di strada] ritengono che la spinta iniziale all’Apprendimento sia fornita dalla potenza della ragione però non sottovalutano, anzi esaltano anche il fatto che i fenomeni riguardanti l’educazione [il sapere, l’imparare, il conoscere] non sono solo legati alla ragione ma anche ai sensi e al sentimento; quindi, l’insegnamento è un’attività che deve assecondare il processo di assimilazione [e non di accumulo] delle conoscenze [«Si va al museo non per guardare cose ma per imparare come s’ imparano cose», direbbero oggi Saffo e Socrate] perché l’insegnamento, afferma Socrate sulla scia di Saffo, deve promuovere la ricerca, stimolare la curiosità della mente e l’azione del pensiero della persona.
Ebbene, oggi che siamo in partenza per un viaggio di studio, Socrate sulla scia di Saffo ci ricorda ancora che la persona saggia “sa di non sapere”, sa che deve coltivare la dotta ignoranza, e in questa affermazione è contenuto “il massimo grado di perfezione e di difficoltà”: di “perfezione” [téleios, in greco] perché la cosa migliore che la persona possa fare nella vita è quella di dedicarsi allo studio per dare completezza alla propria vita, e per darle un significato, e “la difficoltà” [àpistia, in greco] sta nel trovare sulla propria strada una Scuola [un museo o un angolo di strada] in cui le nozioni vengano considerate un mezzo e non un fine.
Questa affermazione ci permette di dire, nel momento in cui stiamo per prendere il passo, che nel corso del nostro viaggio noi avremo a che fare con molte nozioni, enumereremo molti dati, citeremo molte date, visiteremo molti luoghi, osserveremo molti paesaggi intellettuali, faremo conoscenza con molti personaggi, imbastiremo molti ragionamenti e rifletteremo su molti temi.
Ma [secondo i manuali di tecnologia dell’Apprendimento] dei contenuti di un Percorso didattico [di un viaggio di studio], mentre lo si compie, in media oltre il 70% va disperso e all’incirca il 30% rimane in modo frammentato nella nostra mente, ma questo non ci deve preoccupare [intanto abbiamo il REPERTORIO ... con tutti i dati delle Lezioni]; poi perché, come ben sapete, lo scopo principale dell’Apprendimento non è quello di immagazzinare nozioni [le nozioni sono importanti e dobbiamo ritenere quelle utili], ma l’obiettivo consiste nell’esercitare la mente all’ascolto, alla selezione, alla catalogazione, alla penetrazione in profondità, con “lo spirito di finezza” come afferma Pascal, per favorire, come afferma Montaigne, la formazione di una testa ben fatta non ben piena.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Il materiale riguardante tutta l’attività didattica messa in atto in questo Percorso lo si trova contenuto su due siti: www.inantibagno.it e www.scuolantibagno.net…
Sui siti trovate il testo integrale della Lezione e potete ascoltare la registrazione della Lezione stessa; c’è inoltre una pagina facebook intitolata “a scuola con Giuseppe”...
Questi strumenti sono utili per favorire l’attività di studio, utilizzateli...
E ora siamo pronte e pronti per metterci in cammino e non ci resta che leggere l’antifona [l’introduzione allusiva] del nostro tradizionale rituale della partenza che sta per concludersi sempre sulla scia della parola-chiave “museo”.
Il museo, intellettualmente parlando, è “lo spazio dell’abrosyné” e, quindi, è anche comprensibile che alla fine del ‘700 sia diventato il luogo in cui vengono raccolte le Opere del genio artistico, e le Opere del genio artistico sono, o dovrebbero essere, permeate dall’abrosyné: dalla delicatezza, dallo splendore, dalla grazia, dal gusto.
Il 10 agosto 1793 viene inaugurato a Parigi il museo del Louvre, e il 13 luglio 1797 entra al Louvre un quadro intitolato La Gioconda dipinto all’inizio del ‘500 da Leonardo da Vinci. Quest’opera, insieme al suo autore, alla fine del ‘700, è rimasta diciamo così coinvolta in una significativa operazione culturale che ha inciso sul suo destino e di riflesso anche sul destino delle creazioni del genio artistico.
Infatti questo dipinto ha suscitato [secondo le studiose e gli studiosi] tre interrogativi: questo oggetto contiene un tasso di abrosyné [delicatezza, splendore, grazia, gusto] superiore a quello di tutte le altre opere artistiche? Questo oggetto è il prodotto del genio artistico per eccellenza? Questo oggetto contiene un messaggio misterioso che attrae inesorabilmente chi lo guarda? Ebbene, come sapete, ogni giorno [anche in virtù di questi tre interrogativi] migliaia di persone, senza farsi domande e senza curarsi di cercare delle risposte, si accalcano nei corridoi del Louvre per ammirare “il misterioso sorriso” di questa giovane signora senza neppure sapere che - suo malgrado, potremmo dire - è diventata il simbolo del Romanticismo galante [con la calca che c’è questa immagine potrebbe essere osservata meglio in una delle infinite riproduzioni fotografiche di quest’opera]. E pensare che ci sono al Louvre altre centinaia di capolavori ad alto tasso di abrosyné, prodotti dal genio artistico e tutti portatori di messaggi significativi.
Quali sono le ragioni di “un fascino” [attenzione a questa parola!] che non sembra conoscere né interruzioni né confini? Che cosa ha reso questo quadro di Leonardo l’opera d’arte più famosa, più visitata, più discussa e più citata del mondo? Una delle ragioni è che, quest’opera, tra il ‘700 e l’800, sulle soglie del territorio del Romanticismo galante, e poi per tutto l’800, è stata esaltata dal mondo della cultura come un’opera di carattere misterioso, enigmatico, fatale, affascinante: perché è successo questo? Quali ragioni “romantiche” [così sono state definite] hanno determinato questa situazione? Ora, avendo nel Percorso dello scorso anno conosciuto il pensiero di Schiller, di Novalis e di Schelling, alcune di queste “ragioni romantiche”, che hanno determinato questa situazione, le conosciamo già, e le ritroveremo strada facendo. Ma per noi la ricerca di una risposta alle domande che ci siamo poste e posti è solo un pretesto che utilizziamo [in primo luogo in funzione della didattica della lettura e della scrittura] per continuare a viaggiare nel vasto territorio del Romanticismo i cui confini come sappiamo sono molto flessibili e i sentieri che lo attraversano sono centinaia.
Il logo del REPERTORIO … che avete in mano contiene un’immagine consueta al nostro occhio, e anche se è tecnicamente un prodotto scadente può comunque far da supporto a una breve descrizione che stiamo per leggere. Questa descrizione è tratta da un documento ufficiale datato 1802 del Museo del Louvre intitolato Notizie sui quadri esposti nelle gallerie del Museo Nazionale del Louvre: si tratta del verbale di un inventario redatto da un certo Vivant Denon. Se si visita il Louvre ci si dovrebbe accorgere [ma è difficile che succeda nella fretta di entrare] che l’ala del grande palazzo che ospita il Museo che dà sulla Senna, l’ala antica, è intitolata a Vivant Denon. Chi è costui a cui tocca questo onore?
Vivant Denon [1747-1825] è stato amico di Luigi XV, ma è stato amico anche di Voltaire, del quale ha disegnato una famosa serie di ritratti, e ha avuto molto successo con le dame dei salotti parigini [e li abbiamo frequentati anche noi i salotti parigini] e, attraverso la mediazione di Giuseppina Beauharnais, è entrato in contatto con Napoleone. Vivant Denon è stato un esperto disegnatore, un valente incisore e uno straordinario conoscitore d’Arte. Ha partecipato dal 1798 al 1801 con Napoleone alla spedizione in Egitto e ha raccontato questa sua avventura in un prezioso diario, pubblicato con il titolo Viaggio nel Basso e nell’Alto Egitto, diario accompagnato da una serie di preziose incisioni dei monumenti egizi [che hanno creato una moda]. A Vivant Denon il 19 novembre [il 28 brumaio] 1802 Napoleone ha affidato la direzione generale dei Musei di Francia e in particolare la direzione del Louvre, quindi, la figura di Denon è all’origine del grande Museo parigino ed è all’origine della concezione moderna del Museo.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Leggete sulla guida di Parigi e navigando in rete le pagine che si riferiscono al Museo del Louvre: fate virtualmente quattro passi nell’ala Vivant Denon, incuriositevi…
Insomma, Vivant Denon è passato indenne, rimanendo sempre a contatto con il potere, dall’Ancien Régime [era amico dei re], attraverso tutte le fasi della Rivoluzione [l’Assemblea nazionale, la Convenzione, il Terrore, il Direttorio, la Dittatura del primo Console] fino all’Impero di Napoleone e, dopo la caduta di Napoleone, ha avuto un ruolo anche nella Restaurazione borbonica: perché nessuno ha mai considerato Vivant Denon un voltagabbana, che cosa lo ha salvato, e come ha fatto a non rimetterci la testa in alcuni momenti? C’è una formula che le studiose e gli studiosi hanno utilizzato per definire la vita e le avventure di Vivant Denon: «l’arte del servir messa [di servire il potere] al servizio dell’Arte.». E noi strada facendo andremo a ficcare il naso nella vita, nelle avventure e nelle opere di Vivant Denon al quale, intanto, si deve la prima descrizione ufficiale de La Gioconda di Leonardo che ora leggiamo come antifona del nostro tradizionale rituale della partenza che sta per concludersi.
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Procuratevi, con un catalogo e navigando in rete, una delle innumerevoli rappresentazioni del quadro de La Gioconda di Leonardo e osservatelo alla luce della descrizione scritta da Vivant Denon, esercitatevi a osservare per fare, a propria volta, delle osservazioni…
Vivant Denon, Notizie sui quadri esposti nelle gallerie del Museo Nazionale del Louvre
Una giovane posa seduta, la mano destra poggiata sul polso sinistro, la sinistra stretta al bracciolo in legno della sedia che corre parallelo al piano dell’immagine, così come la parte inferiore non visibile del corpo. Se si fosse seduta dritta ne avremmo scorto solamente il profilo, ma è rivolta verso di noi e ci mostra tre quarti del busto. Il volto pallido ci appare quasi frontale; gli occhi marroni guardano verso destra, mentre l’assenza delle sopracciglia accresce l’ampiezza della fronte. Le guance sono piene e i capelli, che le arrivano alle spalle, sono avvolti da un velo trasparente. Indossa un vestito scuro, piuttosto sobrio e la spalla sinistra è adornata da un mantello dal ricco panneggio. La linea del collo rivela l’inizio del seno. Non indossa alcun gioiello. Sorride. La loggia o il balcone su cui si trova sembra come sospeso sull’orlo di un abisso. Immediatamente alle sue spalle, al di là del parapetto, si erge uno strano paesaggio distante e complesso fatto di formazioni rocciose, picchi montuosi, vallate e colline. Sulla sinistra appare un lago da cui parte un sentiero serpeggiante, a destra si scorge un fiume attraversato da un ponte, misero segno dell’esistenza umana in un paesaggio desolato. Questo è quanto viene rappresentato con della pittura ad olio su un pezzo di legno di pioppo. È un quadro piccolo, con i suoi settantasette centimetri d’altezza per cinquantatre di larghezza. Eppure vi è qualcosa “dentro” a quest’opera che si rivolge a chi la guarda, liberando sentimenti, emozioni e consapevolezza. Che cos’è che ne La Gioconda “ci tiene in schiavitù”: forse la tecnica del pittore? Certamente Leonardo è capace di creare insieme un senso di struttura e di profondità. Il pittore è stato capace di rendere l’interiorità della modella, il senso del suo intelletto e della sua essenza, il suo “animus” che si esprimeva, nel momento della posa, attraverso la forza del sorriso e dello sguardo. Quel suo sorriso sereno la pone su un piano di superiorità rispetto all’osservatore: alziamo lo sguardo verso di Lei, e quel paesaggio sullo sfondo ce la fa apparire ancora più elevata. Sebbene i colli e le montagne siano di gran lunga più imponenti di Lei, è Lei a dominare la scena. Nonostante le piccole dimensioni ci troviamo di fronte a un’opera grandiosa e il suo sguardo è intenso come quello di una figura divina: potrebbe essere una Madonna profana. Esiste dunque una spiegazione semplice che dà conto del grande potere di questo straordinario dipinto? Questa Signora domina la nostra cultura perché domina l’osservatore? Il suo sguardo è più intenso del nostro e noi subiamo la sua attenzione più di quanto lei non subisca la nostra? Un fatto sembra certo: nello sguardo vigile de La Gioconda, la naturalezza e l’artificio sembrano convivere in modo armonico. …
Interessante questa descrizione: che cosa colpisce in essa?
Tre cose colpiscono nel testo delle Notizie sui quadri esposti nelle gallerie del Museo Nazionale del Louvre redatto da Vivant Denon [tre cose che sono state sottolineate in grassetto per condurre una breve riflessione]: la prima riguarda l’uso della parola-chiave “interiorità” e, in proposito, Vivant Denon scrive che “il pittore è stato capace di rendere l’interiorità della modella” e con questa affermazione fa diventare “romantici” tanto Leonardo quanto la persona da lui rappresentata. La seconda cosa che colpisce riguarda “gli interrogativi” che Denon si pone, con i quali si capisce che a questo dipinto, che già si trova al Louvre da quasi cinque anni, comincia a essere attribuito un carattere misterioso, enigmatico, fatale, affascinante e Denon si domanda perché succeda questo. La terza cosa riguarda l’affermazione finale, una affermazione non perentoria con quell’uso del verbo “sembrare” che sembra smorzare l’affermazione stessa: «Un fatto sembra certo : nello sguardo vigile de La Gioconda, la naturalezza e l’artificio sembrano convivere in modo armonico.». Che significato ha questa affermazione dai toni smorzati?
Per capire questa affermazione sull’armonia tra la naturalezza e l’artificio, dobbiamo fare un po’ di strada [e per rispondere dobbiamo attendere fino al sesto itinerario], perché dobbiamo procurarci le chiavi di lettura: si frequenta la Scuola per imparare a esercitare l’esegesi [la ricerca delle chiavi di lettura] e, quindi, per conoscere, per capire e per applicarci, dobbiamo prima di occuparci della sua biografia seguire il percorso della formazione intellettuale di Vivant Denon [che ci accompagnerà per buona parte del nostro cammino].
E, di conseguenza, nel prossimo itinerario, insieme a Vivant Denon, andiamo in Grecia, nell’Ellade antica, per assaporare insieme a lui il gusto di un’epoca, un’epoca in cui emerge, nel bene e nel male, una parola-chiave che contiene un’idea complessa e significativa, strettamente legata alla parola “museo”: la parola “fascino”. Questo termine, “il fascino” [che in età romantica diventa di uso comune], è quello che viene maggiormente accostato al ritratto de La Gioconda, perché? Ma chi utilizza questo termine, oggi inflazionato, conosce la storia semantico-lessicale del termine “ò fascinos”?
REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:
Qual è il primo pensiero che vi viene in mente di fronte alla parola “fascino”?...
Scrivete quattro righe in proposito...
La parola greca “ò fascinos” proviene dal mondo della tragedia ed è un termine un po’imbarazzante [anche da presentare] che, in origine, non corrisponde proprio a nulla di romantico perché per andare alla radice della sua storia [ed è fondamentale conoscerla perché la parola crea] ci si deve inoltrare nel territorio dei “culti priapèi” e lo faremo superando l’imbarazzo in compagnia di Vivant Denon, consapevoli del fatto che bisogna procedere con lo spirito utopico che lo “studio” porta con sé, sapendo che - dal primo passo che facciamo [in questo straordinario viaggio che è la vita] - noi non dobbiamo mai perdere la volontà d’imparare anche quando, a volte, il cammino si fa faticoso e la strada è impervia. Ma voi sapete che, quando il cammino si fa faticoso e la strada diventa impervia, proprio allora i panorami che il Percorso ci offre risultano più belli, e la loro visione sollecita la ragione a farsi illuminare dall’intelletto in modo che si possa percorrere la via dell’Apprendimento permanente con la necessaria consapevolezza tanto dei nostri limiti quanto delle nostre competenze.
E, quindi, per promuovere un tirocinio di Apprendistato cognitivo, la Scuola è qui e il nostro percorso intellettuale sta per iniziare, e deve iniziare con un augurio: l’augurio di un buon viaggio di studio a tutte e a tutti voi!
