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SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO TITANICO SI SVILUPPANO LE CORRENTI FILOSOFICHE DELL’IDEALISMO ETICO E DELL’IDEALISMO OGGETTIVO …

Lezione N.: 
15

ASSOCIAZIONE ARTICOLO  34 - «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI»

PERCORSO DEL PENSIERO UMANO IN FUNZIONE

DELLA DIDATTICA E DELLA SCRITTURA

Prof. Giuseppe Nibbi

In viaggio sul territorio del Romanticismo titanico

21-22-23  maggio 2025

SUL TERRITORIO DEL ROMANTICISMO TITANICO

SI SVILUPPANO LE CORRENTI FILOSOFICHE DELL’IDEALISMO ETICO

E DELL’IDEALISMO OGGETTIVO

     Questo è il quindicesimo itinerario [l’ultimo] del nostro viaggio sul territorio del “Romanticismo titanico”, un viaggio che portiamo a termine continuando a studiare il tema dell’Io [argomento complesso che ci accompagnerà in futuro e che a tutt’oggi è di grande attualità] che le intellettuali e gli intellettuali appartenenti a questo movimento, soprattutto a Weimar, a Jena, e a Berlino, hanno saputo sviluppare.

     Il dibattito intorno al tema dell’Io, condotto come sappiamo, principalmente in termini poetico-sapienziali, ha favorito la nascita di una corrente filosofica che ha preso il nome di Idealismo. Il termine “idealismo” nasce in alternativa al termine “realismo” e se “il realismo” corrisponde a un modo di pensare per cui si ammette l’esistenza della realtà come qualcosa di esterno rispetto alla persona che pensa,  “l’idealismo” non concepisce l’esistenza in quanto tale della realtà esteriore ma ritiene che, alla base della realtà, ci sia l’idea che la persona ha della realtà. Per “il realismo” la realtà esteriore esiste in quanto tale, come oggetto separato dalla persona, e la persona conosce la realtà come una molteplicità di oggetti diversi, divisi e distinti tra loro, mentre per “l’idealismo” la realtà esterna è un’immagine complessiva, è l’immagine di un’unica realtà di cui anche la persona fa parte, e l’idea della realtà è presente nell’interiorità della persona.

     Questi ragionamenti rimandano a Johann Fichte, che dobbiamo incontrare, e la prima immagine di Fichte che sicuramente rimane nella nostra memoria è un quadro di contenuto agreste e bucolico: è l’immagine di un bambino che porta al pascolo, nelle campagne intorno alla cittadina di Rammenau, a nord-est di Dresda, un branco di oche che tiene a bada con una lunga canna. Per noi, oggi, questa è un’immagine idilliaca, ma per il bambino Johann Fichte, questa scena corrisponde alla realtà di una vita assai dura in quanto è nato, nel 1762, in una famiglia molto povera, suo padre è un bracciante e Johann è il primo di otto fratelli. Dall’età di sei anni deve contribuire all’economia familiare in qualità di pastorello di oche finché succede qualcosa che contribuisce a dare una svolta positiva alla sua vita: Johann tutti i giorni con il suo branco di oche passa attraverso i terreni di un nobile e ricco cittadino di Rammenau, il barone von Miltitz; un giorno questo signore mentre va a passeggio per le sue terre lo incontra e si ferma a parlare con lui e si rende conto che questo bambino di dieci anni è in grado di sostenere una brillante conversazione [gli fa un fedele riassunto del sermone che il pastore aveva pronunciato in chiesa durante la funzione del giorno prima alla quale il barone non aveva potuto partecipare] rivelando una spiccata intelligenza, mostrando una grande curiosità e manifestando il desiderio, se avesse potuto, di studiare. Il barone, animato da spirito filantropico, sente il dovere di aiutare Johann e non solo lo accoglie a casa sua per insegnargli a leggere, scrivere e a far di conto ma quando compie dodici anni, nel 1774, lo iscrive e lo mantiene nel Collegio di Pforta a Rammenau. Dopo aver frequentato il corso primario e secondario in questa Scuola di ottimo livello, nel 1780, sempre aiutato dal suo benefattore, Johann inizia gli studi universitari di Teologia prima a Lipsia e poi a Jena. Alla morte del barone Fichte cade in uno stato di profonda tristezza ma poi reagisce prendendo atto che ormai con le competenze acquisite può rendersi economicamente indipendente facendo il precettore nelle case private: questo lavoro lo porta a Zurigo in Svizzera dove, dal 1788 al 1790, studia insegna e conosce anche una signora, Johanna Rahn [1755-1819] che nel 1793 diventa sua moglie.

     Voi sapete che il 1790 è un anno importante perché è quello della pubblicazione della Critica del giudizio di Immanuel Kant e anche Fichte, così come tutte e tutti gli studiosi che abbiamo incontrato, in particolare Schiller, rimane affascinato dalle riflessioni contenute nel testo di quest’opera che influenza un’epoca, e subito dopo inizia a studiare i testi delle altre due Critiche [della ragion pura e della ragion pratica] di Kant. Fichte scrive: «Da quando ho letto la Critica della ragion pratica vivo in un mondo nuovo, cose che non credevo potessero essere dimostrate, per esempio il concetto di libertà assoluta e del dovere, ora sono provate al mio spirito e io ne sono tanto lieto. Non s’immagina quale rispetto per l’Umanità, quale forza ci conferisca l’insegnamento di Kant, quale benedizione esso sia in un’epoca in cui le basi della morale sono distrutte e la nozione del dovere esclusa da tutti i lessici. I giorni di lettura di quest’opera sono stati i più belli della mia vita.».

     Allora decide di partire per andare a incontrare Kant e, difatti, il 4 luglio 1791 Fichte arriva a Königsberg per porgere i suoi omaggi a Kant il quale si sente molto lusingato dal fatto che questo giovane studioso sia partito da Zurigo per venirlo a onorare. Fichte è emozionato ma poi [dopo che Kant gli ha offerto un bicchierino di vino delle Canarie] prende coraggio e chiede il permesso a Kant di poter scrivere una tesi sulle sue Opere, e Kant, da bravo insegnante, lo incoraggia a fare questo esercizio. Fichte riparte e in un mese di lavoro febbrile compone un saggio intitolato Critica di ogni rivelazione e lo spedisce manoscritto a Kant che lo legge con grande interesse e otto giorni dopo, il 26 agosto 1791, spedisce una Lettera a Fiche in cui si complimenta con lui e lo invita a tornare Königsberg dove gli ha trovato un posto da precettore; Fichte riparte, Kant lo accoglie e lo manda a Riga dal suo editore e qui nasce un curioso equivoco perché Fichte chiede all’editore Artnoch di stampare la Critica di ogni rivelazione in forma anonima fingendo che così aveva suggerito di fare Kant; a questo punto, l’editore Artnoch pensa che questo scritto per lo stile e i temi trattati sia opera di Kant e s’impegna a divulgare quest’opera a vasto raggio favorendone il successo e quando Kant si accorge del malinteso, divertito, interviene pubblicamente per chiarire l’equivoco: Fichte diventa uno dei pensatori più in vista in Europa e, nel maggio 1794, viene chiamato all’Università di Jena, come già sappiamo, e gli viene affidata la cattedra di storia e di filosofia che tiene fino al 1799.

     Le dispense dei suoi corsi, pubblicate dal 1796 al 1798, diventano tre opere intitolate Fondazione dell’intera dottrina della scienza, Fondazione del diritto naturale e Il sistema della dottrina morale. Ma nel 1798 [come abbiamo già accennato strada facendo] a Fichte succede un incidente di percorso perché fa pubblicare un articolo in cui, in linea con il pensiero di Kant, identifica Dio con l’ordine morale, e scrive: «Se Dio esiste - e questo quesito, come insegna Kant, non lo possiamo risolvere con la ragione - dobbiamo pensare che l’Essere supremo s’identifichi con la Legge morale e sia tutt’uno con l’ordine morale.». Questa affermazione non piace a un anonimo cittadino di Jena il quale denuncia Fichte per ateismo: Fichte commette un errore perché sottovaluta questa circostanza [ritiene che gli basti poco per difendersi, e inoltre ha sempre dichiarato di essere un credente] ed è sicuro dell’appoggio dell’opinione pubblica per cui scrive una relazione piuttosto ironica in sua difesa e la legge il giorno dell’audizione ma il rettore dell’Università, facente funzione di giudice, lo assolve memore del pensiero di Kant, ma lo esonera dall’insegnamento.

Fichte, licenziato dall’Università di Jena - verrà, come vedremo, sostituito da Schelling -, molto amareggiato, si trasferisce a Berlino accolto con calore dal gruppo dei “romantici” promosso anche lì da Friedrich Schlegel. Fichte a Berlino prosegue nella scrittura di quella che diventa la sua opera fondamentale intitolata Dottrina della scienza che documenta tutto l’itinerario del suo pensiero e, nel 1804, viene assunto all’Università prestigiosa di Erlangen.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

La città di Erlangen, a nord di Norimberga, merita una visita con la guida della Germania e navigando in rete, e la sua Università continua a essere famosa, incuriositevi

     L’intensa attività didattica di Fichte s’intreccia con quella politica [qual è il motivo?].

     L’invasione vittoriosa del suolo germanico da parte di Napoleone nel 1805 offre a Fichte l’occasione per scrivere alcuni saggi con i quali intende stimolare nelle cittadine e nei cittadini tedeschi [austriaci e prussiani] lo spirito di indipendenza resistendo ai Francesi, facendo appello al repertorio di valori intellettuali che è andato sviluppandosi sul territorio germanico e, quindi, compone nel 1808 i famosi Discorsi alla nazione tedesca e poi Introduzione alla vita beata e L’essenza del dotto.

     La guerra napoleonica, quella che descrive Tolstoj in Guerra e pace, porta con sé anche il flagello di una terribile epidemia di tifo e la moglie di Fichte, Johanna, che è infermiera e che si dedica alla cura dei malati, resta contagiata e lui la cura con dedizione finché lei guarisce, ma purtroppo lui si ammala e muore di tifo il 29 gennaio 1814. Fichte muore a Berlino e la sua morte passa inosservata e le sue Opere finiscono nel dimenticatoio e sarà Hegel [zitto zitto e birichino] a inserire le idee di Fichte come se fossero sue nel proprio sistema filosofico, ma questa è un’altra storia della quale ci occuperemo quando strada facendo incontreremo Hegel.

     Ora noi dobbiamo cogliere gli aspetti fondamentali del pensiero di Fichte il quale già dal suo primo saggio del 1792, di commento alle Opere di Kant, intitolato Critica di ogni rivelazione si propone di affrontare il tema della conoscenza [in che modo la persona  conosce il mondo, come conosce la realtà?]. In proposito, Fichte afferma che ci sono due modelli filosofici antitetici fra loro: da una parte c’è il modello dogmatico che Kant ha già contribuito a superare con la sua critica, secondo il quale il mondo esterno esiste realmente in quanto tale ed è un oggetto di conoscenza per cui, secondo questo modello, esiste il concetto di oggettività; questo modo di pensare conferisce un’esistenza autonoma agli oggetti del mondo esterno che possono essere conosciuti nel momento in cui la ragione di ogni persona illumina la realtà; però gli stessi cultori di questo modello filosofico devono ammettere che non tutto può essere illuminato dalla ragione perché esistono zone d’ombra che la ragione non riesce a illuminare. Allora [si domanda Fichte, come già si era domandato Kant] ciò che non può essere illuminato dalla ragione e risulta sconosciuto esiste davvero e come è possibile garantire l’oggettività anche alle cose sconosciute? La realtà, scrive Fichte, non può esistere in quanto tale come dato oggettivo - come “cosa in sé” secondo la definizione di Kant, per cui, secondo  Fichte, il concetto di “noumeno” è inutile - ma la realtà appare piuttosto come una rappresentazione soggettiva, patrimonio di ogni singola persona, e se un oggetto è sconosciuto - perché alla luce della ragione non viene rilevato - come si può dire che esiste? Sì, lo si può anche dire, scrive Fichte, ma questa affermazione non è più un ragionamento ma è un dogma, e allora se l’oggettività può essere dichiarata solo per le cose conosciute dalla ragione allora si deve dichiarare che esiste solo “una oggettività relativa al soggetto” e non una oggettività assoluta: in definitiva un modello filosofico che dichiara l’oggettività incondizionata della realtà finisce per proporre una conoscenza di tipo dogmatico.

     A questo modello fallace bisogna contrapporne un altro al quale Fichte dà il nome di “idealismo” perché si basa sull’idea che soltanto il soggetto è dotato di autonomia conoscitiva, e questo privilegio appartiene all’Io-puro della persona in quanto prima dell’attività del pensiero c’è l’Io-puro dal quale scaturisce la scintilla dell’Io penso [prima c’è l’Io poi c’è il pensiero che scaturisce dall’Io]. «Prima della realtà, prima della natura, prima del mondo [scrive Fichte] la persona pone sempre l’idea di se stessa, il proprio Io, e con questo procedimento crea e determina la natura e il mondo perché l’unico principio incondizionato della realtà è l’Io-puro di ogni singola persona. La realtà esteriore non esiste in quanto tale, tutto è contenuto nell’Io, nell’interiorità della persona, e la realtà esteriore appare solo quando l’Io interiore si espande all’esterno. L’Io è un principio che non ha bisogno di alcun fondamento esterno perché la conoscenza parte sempre dal soggetto e non dall’oggetto conosciuto e tutto ciò che non appartiene alla soggettività corrisponde al Non-Io e la realtà esterna è il mondo del Non-Io che [scrive Fichte] può essere definito come una creazione stessa dell’Io attuata per mezzo dell’immaginazione produttiva perché il mondo è, in definitiva, il frutto dell’ immaginazione della persona e, di conseguenza, si deve dedurre che la caratteristica fondamentale dell’Io-puro è l’attività. L’Io è attivo, per cui la persona agisce senza sosta per superare i limiti esterni corrispondenti al Non-Io.».

     Questa concezione teoretica, che ha preso il nome di Idealismo, porta con sé delle conseguenze sul piano della morale, e per Fichte, che ha interiorizzato la Lezione di Kant, la questione morale va di pari passo con quella conoscitiva: per poter conoscere, per poter imparare a ben immaginare la realtà, afferma Fichte, è necessario saper agire bene.

     Fichte affronta la questione morale secondo un procedimento dialettico [e Hegel, come vedremo a suo tempo, svilupperà questo procedimento]: «Il contrasto [scrive Fichte] che esiste fra l’Io [il Soggetto, la persona] e il Non-Io [il Mondo, la realtà] corrisponde al contrasto fra la libertà individuale della persona e gli ostacoli derivanti dal mondo materiale esterno alla persona e, quindi, la presenza del Non-Io [del Mondo materiale esterno alla persona] diventa fondamentale affinché l’Io possa continuamente avere un ostacolo da superare e possa continuare ad affermare Se stesso » [ed ecco che Fichte disegna, in embrione, il procedimento dialettico che svilupperà Hegel]. Se il Non-Io [il Mondo esterno, la Natura] è necessario perché l’Io della persona si possa realizzare significa che il Non-Io è comunque altrettanto importante quanto l’Io e, di conseguenza, se l’Io si realizza  rimanendo sempre in attività, questa attività, messa in moto dal Non-Io, non può non avere una costante tensione morale, un’incessante tensione etica che ha come meta ideale il Bene. Per questo la corrente filosofica di Fichte è stata definita dell’Idealismo etico che prevede un obiettivo educativo che trova la sua sintesi nell’affermazione: la Scuola pubblica, organizzata dallo Stato, con i suoi programmi di studio, di carattere umanistico e scientifico, deve fornire un insegnamento perché la persona impari a coltivare “il dovere di essere, per poter essere Sé stessa”. Per Fichte “il dover essere” [secondo il pensiero di Kant] impegna non solo la singola persona che deve essere educata a subordinare i propri interessi a quelli della collettività, ma vincola tutte le Istituzioni di ogni nazione a perseguire il compito storico di salvare l’Umanità dalla decadenza morale e civile.

     Ora succede che anche Fichte, nella seconda parte della sua vita, vivendo nell’ambiente romantico, viene influenzato dallo studio delle Opere di Meister Eckhart [le Prediche] e di Jacob Böhme [Aurora nascente] per cui, oltre al concetto dell’Io-puro presente nell’interiorità di ogni persona, Fichte sviluppa la dottrina in chiave mistica dell’Io come principio assoluto: un Ente [l’Io-assoluto] che s’identifica con Dio per cui l’Io-puro individuale risulta essere, secondo la visione mistica di Fichte, una scintilla divina dell’Io-assoluto che brilla, per fede, nell’intimità della persona.

     Questi due aspetti contrastanti [la cosiddetta “aporia fichtiana”] - per cui Fichte, in un primo momento, prevede esclusivamente l’esistenza nell’intimità della persona del concetto [laico e d’impronta kantiana] di Io-puro dal quale scaturisce l’Io-penso riscontrabile attraverso la ragione mentre, in un secondo momento, ammette in chiave mistica anche l’esistenza dell’Io come principio assoluto, un Ente [l’Io-assoluto] che s’identifica con Dio che non è riscontrabile con la ragione ma mediante un atto di fede in quanto la ragione è estranea alla metafisica - questa contraddizione [“l’aporia fichtiana”] ha favorito il successo dell’Idealismo perché, in proposito, è nato un vivace dibattito che ha dato origine alla corrente dell’Idealismo etico di carattere laico e kantiano e a quella dell’Idealismo assoluto di natura mistica.

     Sul piano politico Fichte si adopera per favorire la nascita di Circoli culturali, di Centri sociali che chiama “Comunità delle persone dotte che aspirano all’istruzione” che devono operare per animare culturalmente la vita dello Stato.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Voi partecipate alla vita di un Centro culturale o ricreativo?…

Scrivete quattro righe in proposito…

     Il secondo fondatore della corrente dell’Idealismo è Friedrich Schelling.

     Friedrich Schelling è nato nel 1775 a Leonberg nel Baden-Württemberg, una cittadina oggi di circa 50 mila abitanti, a ovest di Stoccarda, che potete visitare con la guida della Germania e in rete; qui è nata anche una famosa razza di cani: i leonberger.

     Schelling, figlio di un colto pastore protestante, terminati gli studi primari, viene mandato ad approfondire la sua formazione a Tubinga nel celebre e severo collegio Stift.

     Oggi questo rinomato collegio non esiste più e lo stabile è entrato a far parte di una poderosa struttura architettonica, che si trova al centro della parte più antica della città, in cui è inserita una suggestiva torre di origine romanica e una bella chiesa, la Collegiata dello Stift edificata dal 1470 al 1483, in cui spicca uno splendido coro. Poco distante dalla piazza della Collegiata dello Stift scorre il fiume Neckar sul quale si affaccia la Torre di Hölderlin: qui, in questa torre, residuo della cinta muraria medioevale, ha vissuto gli ultimi anni della sua vita il povero Friedrich Hölderlin [1770-1843, il celebre poeta autore del romanzo Iperione, da quando il 3 maggio 1807 i medici hanno diagnosticato la sua pazzia; Hölderlin è stato amorevolmente assistito da una famiglia di falegnami, gli Zimmer, e oggi questa Torre contiene un interessante Museo. Sulla piazza della Collegiata dello Stift c’è anche un’antica Libreria, nella quale torneremo al termine di questo itinerario. La città di Tubinga [che ci ha accolto molte volte in questi anni] è soprattutto dal 1477 un centro universitario di eccellenza.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Per prendere visione delle cose dette fate una visita a Tubinga con la guida della Germania e navigando in rete… La città [si è detto] è attraversata dal fiume Neckar al centro del quale, come potete vedere sulla mappa, c’è un lungo isolotto di sabbia [bianca, splendente, luminosa] che è attraversato in tutta la sua lunghezza da “un romantico” viale alberato, il Viale dei platani, e questo isolotto è dedicato a Elena di Sparta: voi sapete, dal percorso sulla Tragedia, che il platano è l’albero di Elena [anche lei, secondo le sue caratteristiche mitiche è bianca, splendente, luminosa e sorella dei Dioscuri] … Poi nei dintorni di Tubinga potete anche visitare l’abbazia di Bebenhausen, fondata ai margini di una bellissima foresta nel 1187, che è un luogo “romantico” per eccellenza perché sembra uscito dai Racconti della Tavola rotonda, incuriositevi…

     A Tubinga, nell’anno 1793, viene in visita Fichte, famoso per la pubblicazione l’anno prima con il patrocinio di Kant della Critica di ogni rivelazione, perché è stato invitato a tenere una conferenza all’Università; Schelling, insieme a due suoi compagni di istituto, lo va ad ascoltare e rimane affascinato dal pensiero di Fichte, e si intrattiene cordialmente a dialogare con lui.

     In proposito, dobbiamo fare una digressione: se quando pensiamo a Fichte non possiamo non ricordare le peripezie di un umile pastorello di oche, quando pensiamo a Schelling ci imbattiamo nelle peripezie di uno studente dall’intelligenza assai precoce ma anche piuttosto “birichino”: infatti, per andare ad ascoltare Fichte lui e due suoi compagni se la squagliano di nascosto dal collegio dove, da diversi giorni, erano in punizione, che cosa avevano combinato? Siamo nel 1793, l’anno in cui a Parigi funziona a pieno ritmo la ghigliottina che passerà alla storia come l’epoca del Terrore: a gennaio era stato ghigliottinato il re Luigi Capeto e subito dopo era toccato alla regina Maria Antonietta. Ebbene, questo aspetto della Rivoluzione, seppur deprecabile, suscita degli entusiasmi soprattutto giovanili in Europa, e anche a Tubinga c’è fermento per cui viene fatta un’ispezione nel collegio Stift, ordinata dal duca Carlo Eugenio [il persecutore di Schiller] perché all’Università c’erano stati dei disordini e delle manifestazioni studentesche in favore della Rivoluzione e, notte tempo, nel cortile dell’Università viene piantato un Albero [un pioppo - in latino “populus” - l’Albero della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità, il simbolo della Rivoluzione francese] e viene diffusa con un volantino la traduzione del testo della Marsigliese: tra gli organizzatori vengono individuati tre studenti che sono compagni di stanza del collegio Stift e che si chiamano Georg Hegel, Friedrich Hölderlin e Friedrich Schelling; l’ispezione, ordinata dal duca e condotta dal rettore, dà dei risultati contro di loro incontrovertibili: i tre hanno ancora la terra del cortile sotto le unghie e Schelling conosce il francese alla perfezione, non vengono espulsi perché sono i migliori studenti dell’Istituto ma vengono severamente puniti con il divieto di libera uscita per due mesi; però, come abbiamo detto, qualche settimana dopo, contando anche sulla complicità dei compagni e di qualche professore se la svignano di nascosto per andare ad ascoltare e a conoscere Fichte e poi rientrano senza essere scoperti.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

C’è un atto di trasgressione simile a quello raccontato che vi ha visto coinvolte e coinvolti da giovani?… 

Scrivete quattro righe in proposito…

     Qual è l’itinerario di studio di Schelling che lo porta a formulare un suo pensiero?

     Anche Schelling studia con profitto le Opere di Kant [che sono diventate un punto di riferimento per tutte le studiose e gli studiosi] e acquisisce le idee del pensiero di Fichte tramite le dispense contenenti le Lezioni che Fichte tiene all’Università di Jena. Nel 1795 appena ventenne, Schelling fa pubblicare un’opera intitolata Lettere filosofiche sul dogmatismo e il realismo in cui espone le tesi di Fichte con delle variazioni che portano alla formulazione di un nuovo sistema, e poi nel 1797 fa pubblicare un saggio intitolato Idee per una nuova filosofia della natura che contiene il suo pensiero.

     Nel 1798, con l’appoggio di Fichte e di Goethe, Schelling ottiene la cattedra di Logica all’Università di Jena; durante il viaggio da Tubinga a Jena fa sosta a Dresda dove incontra il gruppo dei “romantici” diretto da August Schlegel [1767-1845, scrittore, traduttore, critico letterario, autore del Corso di letteratura drammatica e fratello dell’altrettanto noto Friedrich Schlegel] ma soprattutto conosce una persona speciale: Carolina Michaelis [la moglie di Schlegel, già vedova Böhmer, 1763-1809] animatrice del gruppo di Jena [i cosiddetti “Magnifici romantici”] e il cui Epistolario risulta un’opera fondamentale per capire il pensiero di quest’epoca romantica. Carolina è figlia dell’importante antichista e orientalista Johann David Michaelis [1717-1791, autore di molti saggi. Ora succede che l’incontro tra Carolina Michaelis in Schlegel e Schelling è fatale: lui rimane affascinato da questa signora [che ha dodici anni più di lui e anche, qualche anno più del marito] e anche lei è attratta da questo giovane studioso per cui nasce una relazione che a Jena diventa stabile: Carolina divorzia da August Schlegel, sposa Schelling e collabora attivamente con lui.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

In proposito la storica Andrea Wulf [nata in India, vissuta in Germania e ora cittadina inglese] ha scritto un poderoso volume [una biografia collettiva, pubblicata nel 2023] intitolato Magnifici ribelli. I primi romantici e l’invenzione dell’Io [Luiss University Press] in cui spicca la straordinaria figura di Carolina, nata Michaelis, vedova Böhmer, divorziata Schlegel, risposata con Schelling… Richiedete questo libro in biblioteca e leggetene qualche pagina, incuriositevi…

     Quando Fichte viene licenziato dall’Università di Jena [come ricorderete] Schelling lo sostituisce nella cattedra di filosofia e nelle sue Lezioni sviluppa il pensiero di Fichte modificandolo tanto da creare un nuovo sistema nell’ambito dell’Idealismo.

     Fichte aveva subordinato il Non-Io all’Io, affermando che il Non-Io [cioè il Mondo esterno e la Natura] è solo un’idea, è il frutto dell’immaginazione dell’Io senza una consistenza reale, e anche Schelling come Fichte pensa che l’Io sia un’Essenza che realizza se stessa, ma ritiene che non si possa pensare che la Natura sia solo un’idea che deriva da questa Essenza perché la Natura non può non avere una sua consistenza reale: quindi Schelling disegna “una filosofia della Natura”  rivalutando un tema caro al movimento “romantico”, e il suo pensiero prende il nome di Idealismo oggettivo per l’importanza che lui attribuisce agli oggetti, ossia all’oggettività della Natura.

     Per Schelling la Natura non è un qualcosa di inerte e di passivo ma è un complesso di forze che tendono ad attuare le finalità che fanno parte della Natura stessa. Contrariamente a Fichte, Schelling considera la Natura come un’attività inesauribile che non può essere identificata come un Non-Io, statico e passivo e, quindi, ritiene che la Natura sia molto simile all’Io e che per realizzare le proprie finalità abbia bisogno, proprio come l’Io di Fichte, di superare gli ostacoli che si oppongono alla sua realizzazione mediante un processo dialettico, potremmo ire] evoluzionistico. Con Fichte e con Schelling nasce il concetto di “dialettica delle finalità”, prende forma il concetto “teleologico” dal greco “telos” che significa “fine, scopo, obiettivo”, un concetto chiave nel pensiero storicistico di Hegel e di Marx, come vedremo a suo tempo.

     Nella Natura pertanto, scrive Schelling, esistono due tendenze, due attività opposte, l’una positiva e l’altra negativa, l’una produttiva [attiva] e l’altra passiva [improduttiva] che rappresenta l’ostacolo che la Natura oppone a sé stessa per realizzare la propria attività produttrice [l’entelechia]. La Natura, scrive Schelling, attua se stessa in forme concrete e materiali quando la sua attività creatrice si trova limitata e, quando la tendenza passiva la blocca; allora reagisce, si auto-afferma, prende coscienza di sé e cerca un equilibrio, e ogni prodotto della Natura è, di conseguenza, il risultato di un momento di equilibrio, di una sintesi tra due forze [il risultato di un processo dialettico, evoluzionistico]: questo equilibrio è solo provvisorio perché l’attività produttiva, che è infinita, deve superare in continuazione i limiti e gli ostacoli che essa stessa si è posta. La Natura, scrive Schelling, avvalendosi di queste forze intime si evolve inconsciamente ma, attraverso una serie di passaggi, tende però a diventare cosciente cioè ad attuare compiutamente la propria Essenza e a farsi conoscere, e il primo passaggio di questa lenta evoluzione è dato dal manifestarsi della sensibilità animale che, da uno stato di incoscienza passa gradualmente alla presa di coscienza: l’ultimo passaggio, che rappresenta il termine e lo scopo dell’evoluzione stessa fino a raggiungere l’autocoscienza, è l’insorgere della sensibilità spirituale, è lo Spirito; allora l’Essenza della realtà non è più data da due opposti elementi come l’Io e il Non-Io [secondo il pensiero di Fichte] ma da due fattori, la Natura e lo Spirito, che rappresentano due aspetti successivi di un unico e necessario Principio, l’Io Assoluto, che in un primo tempo si manifesta inconsciamente come Natura e poi, infine, si rivela, all’Io-penso della persona, come Spirito consapevole. Quindi, afferma Schelling, è da questo Principio Assoluto che trae origine la Natura e, nello sviluppo della Natura se la si osserva con la dovuta attenzione, è riconoscibile una trama razionale con cui la Natura esplicita le sue finalità perché la Natura è teleologica [la teleologia è, dal greco “telos”, lo studio delle finalità] vale a dire scrive Schelling: «la Natura ha in se stessa le finalità che la rendono, gradualmente, sempre più cosciente fino a permetterle di farsi Spirito, e la Natura è Spirito inconscio e lo Spirito è Natura cosciente.». Schelling affianca al Principio Assoluto [all’Io Assoluto] il termine “Indifferente” perché con la dicitura “Assoluto Indifferente” intende affermare che il Principio Assoluto può essere “indifferentemente” tanto Natura nel suo grado meno elevato, quanto Spirito elevato al massimo grado; di conseguenza il Mondo [l’oggetto] e l’Io [il soggetto] sono sì diversificati ma non sono differenti: sono in-differenti e, quindi, l’autentico valore del concetto di Assoluto emerge nell’in-differenza tra l’oggetto e il soggetto, e il Principio Assoluto [l’Io Assoluto] rimane sostanzialmente identico a se stesso anche se assume le forme differenziate della Natura e dello Spirito.

     Lo Spirito, scrive Schelling, che si realizza nell’interiorità della persona, cerca di conoscere la Natura [di farsi teoretico] e cerca di modificare la Natura [di farsi pratico] ma i tentativi della conoscenza e dell’azione pratica per adeguare lo Spirito alla Natura non riescono mai del tutto perché l’identità tra la Natura e lo Spirito non è perfetta; Natura e Spirito esprimono un’unica Essenza ma sotto due aspetti diversi in quanto rimangono pur sempre distinti: non sono differenti, ma s’identificano in un Principio In-differente e allora per avvicinarsi all’Assoluto non basta la via della conoscenza, né la via dell’azione pratica, ma occorre percorrere una terza via, quella dell’Arte, perché, afferma Schelling, è nel “genio artistico” che cooperano insieme sia l’attività inconscia dell’ispirazione [la Natura] sia l’elaborazione cosciente del prodotto artistico [lo Spirito], e l’Arte è “l’organon della filosofia” cioè l’unico strumento mediante il quale la persona può aspirare a cogliere l’Assoluto.

     La persona saggia, afferma Schelling, studia per coltivare il proprio “genio artistico” perché sa che nell’esplicitarsi della genialità pur modesta si creano le condizioni per realizzare l’unione tra la Natura e lo Spirito in modo da poter cogliere il senso dell’Assoluto In-differente.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Schelling invita la persona a coltivare la propria genialità anche nella risoluzione di piccoli problemi: in che modo avete risolto una situazione con una trovata semplice ma geniale?…

Scrivete quattro righe in proposito…

     Schelling nel 1803 lascia Jena e soggiorna con un incarico universitario nella bella città di Würzburg, in Baviera, dove ritrova, sebbene sia profondamente deluso e amareggiato perché nessuno prende in considerazione il suo pensiero, un po’ di serenità.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

La città di Würzburg in Baviera [“il borgo delle spezie” posto sulle rive del fiume Meno, oggi ha circa 130 mila abitanti] è stata ricostruita due volte: la prima dopo la guerra dei trent’anni [1618-1648] per cui da borgo medioevale è diventata una splendida città barocca, vi ha lavorato anche, come pittore, Gian Battista Tiepolo [1696-1770] lasciandovi la sua impronta geniale di affrescatore… La seconda volta Würzburg è stata [dal 1945 al 1970] fedelmente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale… Con una guida della Germania e navigando in rete fate visita a Würzburg da dove parte [per 460 chilometri verso sud fino a Füssen] la “Strada romantica”, percorreterla [in rete o in bici]… A sud di Würzburg si trova la cittadina di Rothenburg ob der Tauber [detta la Carcassonne o la San Gimignano tedesca]: andate a scoprirla, incuriositevi…

     Nel 1806 Schelling accetta la carica di Segretario dell’Accademia delle scienze di Monaco ed entra in radicale contrasto con le idee razionalistiche di Hegel che a sua volta critica aspramente nell’Introduzione della Fenomenologia dello spirito, quello che chiama “il contorto sistema di Schelling”: questi reagisce [così come Fichte] dando al suo pensiero una svolta di carattere mistico-teosofico [studiando i testi delle Prediche di Meister Eckhart e di Aurora nascente di Böhme], e scrivendo che l’organo della conoscenza dell’Assoluto non è l’Arte ma la Fede, ma non la Fede nel cristianesimo bensì in una religione che lui teorizza di natura universale secondo la tradizione spirituale dell’Umanità. Nel 1809, anche a causa della morte di sua moglie Carolina, altro motivo di grande amarezza, si isola dalla vita pubblica impegnandosi nella stesura di un’opera, Le età del mondo, che non concluderà mai.

     Nel 1812, a trovare un po’ di serenità, gli giova il matrimonio con Paolina Gotter [1786-1854, figlia del drammaturgo Friedrich Gotter amico intimo di Goethe e di Louise Stiege amica di Carolina Michaelis]. Paolina, fin da giovanissima, frequenta l’ambiente intellettuale del gruppo di Jena e anch’essa, come sua madre, è amica di Carolina Michaelis. Quando Carolina muore e Schelling cade in depressione, Paolina inizia a scrivergli, lui risponde, e questa corrispondenza li porta a intessere una relazione affettiva che sfocia in una felice convivenza matrimoniale [nasceranno sei figli]: Schelling torna a insegnare, prima all’Università di Erlangen e poi accetta la cattedra di filosofia a Monaco dove tiene le Lezioni monachesi sulla storia della filosofia moderna, poi pubblicate dal 1826 al 1830.

     Nel 1841 viene chiamato all’Università di Berlino a ricoprire la cattedra di filosofia che era stata di Hegel [morto nel 1831]; le Lezioni che tiene [sul concetto dell’Io, e la sue prerogative: l’Io-penso, l’Io-puro, l’Io-etico, l’Io-oggettivo, l’Io-assoluto] suscitano un grande interesse tra gli studenti tra i quali [che elaboreranno il concetto dell’Io] ci sono Bakunin [che teorizzerà l’Io-soggettivo dell’Anarchia], Engels [che, insieme a Marx, nel 1848 scriverà il Manifesto del partito comunista in cui emerge l’Io-collettivo che s’incarna nel proletariato] e Kierkegaard [che darà vita all’Io-inquieto dell’Esistenzialismo].

     Schelling del fervore intellettuale dei suoi studenti non si accorge neppure che, ormai vecchio e stanco, ha molti acciacchi, per cui va in pensione e comincia a frequentare secondo la moda del tempo le stazioni termali [soprattutto Karlsbad] ed è proprio in una cittadina termale che muore, a Bad Ragaz in Svizzera, il 20 agosto 1854.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Fate una visita [navigando in rete] al comune svizzero di Bad Ragaz [di circa 5800 abitanti] nel cantone di San Gallo, è un bel luogo di villeggiatura, incuriositevi …

     Ma al seguito della lunga vita di Schelling noi abbiamo fatto una fuga in avanti e dovremo a ottobre tornare un po’ indietro tenendo conto di un’affermazione di Schelling che dalla fine del ‘700 ha influenzato il dibattito intellettuale: «Il genio artistico [scrive Schelling] coglie l’Assoluto attuando in sé l’unione della Natura [l’inconscio] e dello Spirito [la consapevolezza].». Questa affermazione [come vedremo viaggiando ancora, tra il ‘700 e l’‘800, sul territorio del Romanticismo] suscita riflessioni, produce ragionamenti e pone interrogativi. Che caratteristiche ha “il genio artistico”, concetto “romantico” per eccellenza? E la genialità [l’intelligenza, l’acume, l’inventiva, la maestria, la creatività, il talento, prerogativa del Romanticismo titanico per eccellenza] è un fenomeno innato nell’Io della persona oppure è il frutto di qualcosa di acquisito dall’Io della persona e indotto da cause esterne [storiche, sociali, politiche, occasionali] e, quindi, la genialità della persona è innata nell’Io o è acquisita dall’Io?

     In relazione a questo interrogativo si è sviluppato in campo artistico, letterario e filosofico un vivace dibattito. Scendendo nel concreto, in proposito, si può fare un esempio: il 13 luglio 1797 entra nel Museo del Louvre di Parigi un quadro intitolato La Gioconda dipinto all’inizio del ‘500 da Leonardo da Vinci; che cosa ha reso questo quadro, proprio in questo momento storico, l’opera d’arte più famosa, più visitata, più discussa e più citata del mondo? È dipeso dal genio artistico innato nell’Io dell’autore o la genialità  è stata provocata e indotta nell’Io dell’autore da cause esterne? Quali ragioni diciamo così “romantiche” [con lo zampino del pensiero di Schelling] hanno determinato il fascino particolare del sorriso de La Gioconda, del quale - a colpi di sapienza poetica e filosofica - si è cominciato a discutere su un territorio al quale è stato dato il nome di Romanticismo “galante”, sul quale dovremo viaggiare nel corso del prossimo anno? Il Calendario degli itinerari è disponibile.

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Avete visto La Gioconda dal vero nonostante la continua ressa?…

Scrivete due righe…

     Siamo alla fine di questo viaggio e, come sapete, abbiamo lasciato in sospeso una piccola questione che, prima di concludere, dobbiamo chiarire.

     Abbiamo detto che a Tubinga sulla piazza della Collegiata dello Stift c’è anche un’antica Libreria nella quale dal 1895 al 1899 ha fatto il commesso un giovane studente di nome Hermann Hesse [1877-1962]: probabilmente di questo celebre scrittore tedesco-svizzero avrete letto qualcuna delle sue Opere [come: Peter Camenzind, Demian, Siddharta, Il lupo della steppa, Narciso e Boccadoro, Il gioco delle palle di vetro]. Sapete anche che nel 1946 Hesse ha ricevuto il premio Nobel per la Letteratura anche perché, come molte e molti intellettuali suoi contemporanei, si è prodigato dai primi decenni del ‘900 per costruire una nuova spiritualità universale [e, alla fine di questo viaggio, possiamo constatare che, da questo momento, il tema dello Spirito diventa un argomento determinante nella Storia del Pensiero Umano]; per questo Hesse si è impegnato per affermare i valori dell’Umanesimo [l’uguaglianza, la giustizia, la pace, la solidarietà, la misericordia] ma, purtroppo, a prevalere sono stati gli insulsi nazionalismi, i razzismi, le xenofobie gli autoritarismi dittatoriali. Ebbene, l’antico giovane commesso di Libreria riflette in particolare sul valore della lettura e della scrittura come strumenti per curare lo Spirito in un Libretto pubblicato nel 1957, dal titolo Una biblioteca della letteratura universale che raccoglie undici brevi saggi scritti in momenti diversi e riuniti insieme con l’intento di dare delle indicazioni per farsi una biblioteca [e per promuovere Percorsi di Storia del Pensiero Umano in funzione della didattica della lettura e della scrittura].

REPERTORIO E TRAMA … per dieci minuti al giorno di lettura e di scrittura:

Il volume di Una biblioteca della letteratura universale di Hermann Hesse lo potete richiedere in biblioteca in modo da leggerne qualche pagina …

     Per concludere ne leggiamo insieme un frammento, dieci righe.

Hermann Hesse, Una biblioteca della letteratura universale

La venerabile pinacoteca della Letteratura universale è aperta a ogni persona di buona volontà, nessuno si lasci intimidire dalla sua ricchezza, perché ciò che conta non è la massa. Ci sono lettrici e lettori che in tutta la vita se la cavano con una dozzina di libri, e che pure sono veri lettori. E ce ne sono altri che hanno divorato tutto e che sanno parlare di tutto, eppure i loro sforzi sono stati vani. La cultura è coltura e, infatti, presuppone qualcosa da coltivare: cioè un carattere, una personalità. Dov’essi mancano, dove una coltura priva di sostanza agisce per così dire nel vuoto, si svilupperà forse del sapere, ma non certo amore e vita. La lettura senza amore, il sapere senza reverenza, la cultura senza cuore sono fra i peggiori peccati che si possono commettere contro lo Spirito. …

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E insieme allo Spirito c’è anche la Materia [un elemento dialetticamente necessario - secondo l’Idealismo - per l’esistenza dello spirito]

e, in proposito, è bene si sappia qual è lo stato patrimoniale dalla nostra Associazione Articolo 34.

Con ciò che è stato raccolto e ciò che rimaneva in cassa il patrimonio dell’Associazione è di 3067 € e 34 Cent.

Abbiamo versato:    

700 € alla Scuola Redi per la stampa dei REPERTORI

Abbiamo devoluto:

1000 €  a Il Cuore si scioglie della Coop per i Rifugiati e per Casa Marta

                  350 € all’Associazione AISLA per la ricerca

                  250 € alla Coop delle Donne dell’Ass. Mexiquemos per materiali da lavoro

Per cui rimangono 767 € e 34 Cent; di questi, 700 €, sono necessari a settembre per rinnovare l’Assicurazione [obbligatoria per le Associazioni] e, di conseguenza, le finanze dell’Associazione sono in attivo [come prevede la Legge] di ben 67 € e 34 Cent.: quindi, anche se si assottiglia la partecipazione e diminuiscono le entrate, siamo fiduciosi di poter continuare a rispettare gli impegni anche per il prossimo anno.

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     Quindi, a ottobre [se sarà possibile] ci rimetteremo in cammino sul territorio del  Romanticismo cosiddetto “galante”: perché dobbiamo ripartire dal Museo del Louvre di Parigi che proprio in età “romantica” è stato inaugurato, il 10 agosto 1793?

     Risponderemo dopo la pausa estiva che deve servire per far crescere in noi la convinzione che non bisogna mai perdere la volontà d’imparare [e secondo il Calendario che avete ricevuto ripartiremo l’8, il 9 e il 10 ottobre, per la 42esima volta].

     E, per concludere, plaudo per il vostro impegno e vi ringrazio perché senza di voi non ci sarebbe stata la Scuola e io non avrei potuto esercitarmi nell’esercizio dell’Apprendimento che è il tirocinio più utile che si possa fare per preservare la mente dal degrado cognitivo e, di conseguenza, è bene che la Scuola ci sia e che i compiti delle vacanze siano stati assegnati [io li farò!].

     Oggi ci si domanda spesso: che fare? Ebbene, oggi, più che mai, bisogna costellare il territorio di Officine di Apprendistato cognitivo e ripartire dalla Storia del Pensiero Umano per ribadire, difendere e far progredire i valori [derisi, vilipesi e umiliati] dell’Umanesimo [l’uguaglianza, la giustizia, la pace, la solidarietà, la misericordia], e noi ci proviamo.

     A tutte e a tutti voi: buone vacanze di studio, lo studio è cura e, per mettere in marcia l’art. 34 della Costituzione [“scarpe rotte eppur bisogna andar”], arrivederci a ottobre!...

 

ANNO SCOLASTICO 2025 2026

Percorso di Storia del Pensiero Umano in funzione

della didattica della lettura e della scrittura

Un viaggio sul territorio del Romanticismo galante …

Calendario delle Lezioni

prof. Giuseppe Nibbi

 

Lezione prima                         Bagno a Ripoli e Tavarnuzze     il   08-09 ottobre 2025      ore 21-23

                                                                                                 Firenze     il   10 ottobre 2025            ore 17-19

Lezione seconda                     Bagno a Ripoli e Tavarnuzze     il   22-23 ottobre 2025       

                                                                                        Firenze     il  24 ottobre  2025

Lezione terza                          Bagno a Ripoli e Tavarnuzze     il  05-06 novembre 2025  

                                                                                        Firenze     il  07 novembre 2025

Lezione quarta                       Bagno a Ripoli e Tavarnuzze      il  19-20 novembre 2025   

                                                                                                Firenze      il  21 novembre 2025

Lezione quinta                        Bagno a Ripoli e Tavarnuzze     il  10-11 dicembre 2025    

                                                                                                 Firenze     il  12 dicembre 2025    

pausa natalizia                      

Lezione sesta                          Bagno a Ripoli e Tavarnuzze     il  14-15 gennaio  2026           

                                                                                                Firenze      il  16 gennaio 2026

Lezione settima                       Bagno a Ripoli e Tavarnuzze     il  28-29 gennaio 2026          

                                                                                                 Firenze     il  30 gennaio 2026

Lezione ottava                         Bagno a Ripoli e Tavarnuzze    il   11-12 febbraio 2026           

                                                                                                 Firenze     il  13 febbraio 2026

Lezione nona                           Bagno a Ripoli e Tavarnuzze    il  25-26 febbraio 2026            

                                                                                                 Firenze     il  27 febbraio 2026

Lezione decima                        Bagno a Ripoli e Tavarnuzze    il  11-12 marzo 2026                

                                                                                                 Firenze     il  13 marzo 2026

Lezione undicesima                 Bagno a Ripoli e Tavarnuzze    il  25-26 marzo 2026  

                                                                      Firenze    il  27 marzo 2026                     

pausa pasquale [5 aprile]

Lezione dodicesima                 Bagno a Ripoli e Tavarnuzze    il  08-09 aprile 2026        

                                                                                                 Firenze    il  10 aprile 2026

Lezione tredicesima                 Bagno a Ripoli e Tavarnuzze   il  22-23 aprile 2026           

                                                                                        Firenze    il 24 aprile 2026

Lezione quattordicesima          Bagno a Ripoli e Tavarnuzze   il  06-07 maggio 2026        

                                                                                                Firenze     il  08 maggio 2026

Lezione quindicesima              Bagno a Ripoli e Tavarnuzze    il  20-21 maggio 2026  

                                                                                                 Firenze    il  22 maggio 2026

 

 

 

 

 

 

 

Lezione del: 
Venerdì, Maggio 23, 2025